Charly's blog

Violenza sì, violenza no

Sulla manifestazione degli studenti a Roma, le documentate violenze e i relativi commenti ci sono da dire due cose.

Punto primo. La violenza è da condannare pubblicamente senza se e senza ma. Non si brucia la macchina di un signore, non solo perché è da birichini, ma anche perché il signore in questione legittimamente se la prenderà a male. E così si perderà un potenziale sostenitore. Stesso discorso vale per la polizia, l’ultimo gradino del cosiddetto “potere” o  del tanto famoso “sistema”. È come menare un servo della gleba per far crollare il feudalesimo. Poco accorto, davvero. Menate i nobili, piuttosto.

Non ho scritto “pubblicamente” senza motivo. Sulle violenze in questione potete pensarla come volete, anche che siano giustificate, nobili o belle. Ma la battaglia politica si combatte a suon di consenso davanti ad un pubblico. La maggior parte di esso non concorda sulla visione romantica, se così possiamo dire, delle violenze. Non dovrete far altro che concordare con loro, accusare i facinorosi di essere una minoranza che poco o nulla a che fare con la protesta (il che è anche vero). Poi, privatamente potete dire quello che volete. Non vi piace mentire? La vita è lastricata di menzogne ed è meglio così, figuriamoci la politica. Siete, invece, dei duri e puri dediti all’ideale? Bravi, morirete in un lampo di gloria o nell’ombra dell’ipocrisia. Ma non raggiungerete l’obiettivo. Ricordate o studiate Weber e la razionalità verso lo scopo, fanciulli.

Il secondo punto. La stampa d’oggi si lamenta della scarcerazione dei fermati. Tanto per cominciare non è affatto detto che costoro siano responsabili di alcunché, probabilmente sono dei tipi presi nel mucchio. E già questo dovrebbe invitare alla cautela. Tralasciamo e ricordiamo la presunzione d’innocenza: fino al terzo grado di giudizio si è innocenti. Il fermo, l’arresto o come si chiama, ch’io sappia, avviene solo in tre circostanze: inquinamento delle prove, fuga o reiterazione del reato. In assenza di questi tre elementi non si ferma nessuno. Se avete degli elementi contro i rilasciati, nessun problema. Fatemeli vedere, su, e portateli in sede giuridica opportuna. Sennò sono solo chiacchiere.

Che la stampa non sia a conoscenza di questa banale nozione giuridica? Tutt’altro. Semplicemente l’applicano a taluni e non ad altri. L’applicano ai colletti bianchi, ai politici e ai finanzieri. Personaggi che possono rubare centinaia di milioni senza farsi un giorno di galera. O essere condannati in due gradi di giudizio su tre per concorso esterno in associazione mafiosa e risiedere nel Parlamento o intascarsi prebende milionarie. D’altronde la stampa viene finanziata da questi personaggi, non da altri. In realtà anche voi lo fate tramite il finanziamento pubblico, ma alcuni sono più uguali degli altri. Sapete com’è, è la stampa italiana.

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2 commenti su “Violenza sì, violenza no

  1. javert113
    19 dicembre 2010

    Purtroppo però anche questa volta si è persa l’occasione di affermare che la violenza deve essere contrastata dallo Stato. Rilasciare tutti dopo poche ore è stata una occasione persa e sarà d’esempio per i prossimi disordini.
    Qualcuno sarà anche stato preso dal mucchio, ma tutti proprio tutti?

    • theasgardian
      21 dicembre 2010

      In linea generale sono d’accordo, è meglio dare un segnale e ripristinare l’autorità e l’imperio della legge. Il problema è che credo sia in contrasto con la normativa vigente. Ma io non sono un avvocato e magari ho ciccato il post, eh.
      Qualcuno dei fermati era colpevole? Credo di sì, non tutti, ma tre o quattro dovrebbero aver fatto i birichini. Ma come ho scritto se non vi sono le condizioni non credo che si possano fermare. Un po’ come gli ultrà, alla fine: fan casini e si può fare così poco… E penso a quei poveracci che si trovano l’auto in fiamme o il negozio sfasciato. Com’è che si dice? Chi si mette dalla parte della violenza ha sempre torto.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2010 da in cronaca, politica con tag .
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