Charly's blog

Il surreale dibattito sull’art. 41…

In questi giorni fa in scena un’altra puntata della nostra sitcom preferita: la politica in Italia. Qual è l’idea geniale di questa settimana? La modifica dell’articolo 41 della Costituzione per riformare il paese in senso liberale, pro impresa e semplificato sotto l’aspetto burocratico.

Ma vediamo che cosa dice questo benedetto articolo 41:

L’iniziativa economica privata è libera.Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Il classico articolo di principio senza sostanza del nostro amato pezzo di carta. Tra l’altro, in quale parte si dovrebbe dispiegare il genio italico? L’iniziativa economica privata è libera, dice magnanimo il Leviatano statale. Non va bene? Tutt’altro, anzi. Quanto alla dignità e alla sicurezza nulla da eccepire. Cosi come è ok la parte dei fini sociali. E allora?

Le riforme, si dirà. Appunto le riforme, dico io. Il programma riformatore può essere applicato senza toccare la Costituzione. La liberalizzazione delle professioni e la semplificazione burocratica – normativa si applica intervenendo sulla legge normale, non quella costituzionale che non c’entra nulla. Sono, inoltre, riforme a costo zero (la prima) ed a risparmio (la seconda [1]). Non si vede, dunque, quale sia il problema. Se non il fatto che il Governo si guarda bene da fare le riforme sopra citate per gli ovvi costi di consenso e per l’amore smisurato che questa casta politica nutre nei confronti degli show mediatici tutto fumo e niente arrosto. Chiedete, al riguardo, agli aquilani…

Certo, se fossi birichino potrei ipotizzare che essendo una riforma costituzionale impossibile senza ampia maggioranza (che non c’è) e senza una mano dall’opposizione (che giustamente ha risposto con le pernacchie), la compagine governativa potrebbe tirar fuori il solito piagnisteo de ”opposizione che non collabora”, il “volevamo governare ma non è colpa nostra”, eccetera eccetera. In effetti quando Bersani fece quelle due liberalizzazioni la ricordiamo tutti l’assistenza che diede l’opposizione. Ma già il fatto che le uniche liberalizzazione degli ultimi vent’anni le abbia fatte un ex comunista dovrebbe dirla tutta sul bel paese che possiamo ammirare tutti i giorni.

[1] Ridurre la burocrazia vuol dire ridurre il peso della macchina statale, con relativo snellimento di organico e uffici. Rammento a tutti che il pubblico è stato a lungo usato come distributore di prebende politiche in cambio di consenso. Attività dannosa non solo per i conti ma anche per l’attività economica.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 febbraio 2011 da in economia, politica con tag , .
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