Charly's blog

L’oceano, l’ultima frontiera

Sul blog di fabristol [1] ho scoperto una cosa parecchio interessante, questa qui: http://seasteading.org/. Si tratta del progetto di costruire delle specie di città [2] navali, estranee alla giurisdizione degli stati esistenti. All’interno di queste città ogni individuo dovrebbe essere in grado di vivere in libertà realizzando le proprie aspirazioni e inclinazioni. Per lo meno l’idea è questa, una via di mezzo fra i padri pellegrini e Nozick all’insegna del libertarismo.

Per certi versi l’idea mi ricorda le città/astronavi degli Antichi di Stargate, questa roba qui:

Sì, è una città e vola nello spazio. E sì, ne voglio una anch'io.

Cosa mi piace del progetto? Beh, l’idea della città-stato (mi si passi il termine), la possibilità di scegliere dove vivere, lo spirito della frontiera, il mondo tecnologico che potrebbe fondersi con le idee propugnate dal trans-umanesimo. E ancora: la ripresa del ruolo della “ragione”, il sogno mai sopito di fondare nuove società, la competizione basata sul raggiungimento del “progresso”.

Cosa non mi piace del progetto? L’ottimismo. Personalmente non credo che gli attuali stati-nazione siano disposti a vedere la fuga dei propri cittadini, specie i più brillanti e gli atlanti su cui si regge il mondo (citando Ayn Rand). Queste costruzioni, inoltre, sono piuttosto fragili e vulnerabili. Non tanto alla natura (basta stare lontani dagli uragani e spostarsi, hai una cosa che naviga, no?) o agli uomini (i -pochi- pirati non possono assaltare delle città!), ma contro gli Stati. Non vedo come ci si possa difendere contro missili o siluri a meno che non ci siano sviluppi in ambito della guerra elettronica. Salvo poi cedere sotto i colpi dei cannoni… Insomma, mi sa che un simile progetto apprenderà molto presto perché gli insediamenti umani hanno avuto l’esigenza di innalzare le mura.

Credo, quindi, che un’idea del genere si possa realizzare solo con un cambio di mentalità se non a livello globale perlomeno a quello regionale. Ma considerato che ci sono più posizioni libertarie che libertari a questo mondo non sono molto ottimista.

Sia come sia, un simile progetto è estremamente fecondo per quanto riguarda la fantascienza e la narrativa. Si potrebbe scrivere un romanzo dove queste città hanno preso piede, mischiando il tutto a elementi di cibernetica e trans-umanesimo, riunite in confederazioni per difendersi dagli stati-nazione sempre più oppressivi e per nulla disposti a cedere il potere. E si potrebbe anche mettere l’accento sul rischio di dare il potere ai cani per difendersi dai lupi. Chissà, magari scriverò qualcosa in merito. La cosa certa è che seguirò il progetto con grande interesse.

[1] http://lanuovaeresia.wordpress.com/

[2] L’idea è in fase di sviluppo, nel novero della città si devono considerare anche le navi, le piattaforme marine e tutto ciò che galleggia, chiatte piene di sabbia comprese.

Annunci

3 commenti su “L’oceano, l’ultima frontiera

  1. fabristol
    13 agosto 2011

    Caro Charlie,

    grazie per la citazione. Hai ragione quando dici che sarebbero vulnerabili nei confronti degli stati. Pensa solo al fatto che gli stati tenterebbero in tutti i modi di farle affondare perché “immorali”. La gente infatti depositerrebbe i propri soldi o denari nelle banche di queste isole e ovviamente gli stati muoverebbero guerra contro queste ultime. Ma è anche vero che il mondo è pieno di microstati senza esercito che sono sopravvissuti proprio perché zone franche per gli sporchi affari degli altri stati: Svizzera, Monaco, Andorra, Vaticano e varie isole e arcipelaghi oceanici. Insomma queste microisole potrebbero anche fare comodo ai potenti degli stati. Per esempio mentre loro fanno leggi proibizioniste nei loro stati potrebbero andare in villeggiatura sull’isola libertaria a fumarsi canne, andare a puttane e giocare d’azzardo. Non fanno già così? 😀
    II sauditi vanno a Dubai a bere vino nei weekend. Poi dalla domenica al venerdì predicano i dettami del Corano a Ryad.

  2. Charly
    14 agosto 2011

    Ho letto i tuoi post e concordo con gli “articoli costituzionali”. I problemi, tuttavia, sono i mezzi economici e gli Stati. Nel primo caso più che un miliardario servirebbe una colletta di cittadini benestanti nonché la tecnologia necessaria. Una di queste città quanti cittadini potrebbe imbarcare? E che ruolo avrebbe nell’economia globale? Certo, se trovi il petrolio sotto meglio ancora!
    Per quanto riguarda gli Stati, come sottolinei esistono diverse micro-nazioni grazie alle loro attività più o meno illecite. Speriam…
    Quella di Dubai non la sapevo. XD che gente.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 agosto 2011 da in politica con tag .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: