Charly's blog

Tu vuò fa’ l’americano…

Leggendo qua e là fra le posizioni dei libertari, o anche solo dei liberali, si può notare come molti di essi abbiamo adottato lo stile e la retorica tipicamente americana, soprattutto per quanto riguarda i Tea Party. Un simile fenomeno mi sembra poco adatto e di scarso successo.

Punto primo: il contesto. L’Italia è l’Italia, gli USA gli USA. Va da sé che tematiche, retoriche e frames funzionali nella società americana non lo siano in quella italiana. Società differenti, mentalità differenti. Serve davvero, ad esempio, polemizzare su welfare queen e ruolo della comunità locale in Italia? È davvero utile rifarsi a padri pellegrini e allo spirito della frontiera? In Italia? Poi, per carità, ad avercelo avuto un Jefferson o un Madison, ma mi sembrano, in ogni caso, argomenti di ridotta se non nulla utilità e talvolta anche dannosi perché attivano frames svantaggiosi in una discussione.

Punto secondo: la forma. Molti esponenti dei Tea Party americani e de noantri hanno un tono francamente insopportabile, non molti diverso da quello dell’estrema sinistra. Non si deve dimenticare, infatti, che il tono e il modo di porsi è circa il 50% del lavoro retorico. Presentarsi arricciando il nasino, alzando il ditino, definendosi la parte migliore della società è la via più rapida per essere mandata a quel paese, come la sinistra ha dimostrato e dimostra tuttora. La mente umana funziona in questo modo e c’è poco da lamentarsi. Non venite a dirmi di illuminismi, di ragione o quant’altro: non serve a nulla, vi rende solo più antipatici. Al riguardo i nuclearisti nel recente referendum non ne hanno imbroccata una dandoci uno splendido esempio su come non fare una cosa.

Punto terzo: i contenuti. Ci si dovrebbe liberare da molti elementi tipici della retorica americana perché sinceramente sono fantasiosi: non è affatto vero che il welfare state soffochi l’economia o disgreghi la società, dati alla mano.

Che fare, ordunque? Io partirei dalla situazione italiana e dai fatti. Tipo questo: il livello di tassazione italiano è prossimo a quello della Svezia e della Danimarca. Ma anche lo stato sociale è a quei livelli? No, non lo è. Al posto di fare polemiche con cosa non c’è, dunque, si dovrebbe fare notare come il cittadino paghi per non avere (quasi) nulla in cambio. In Italia il Welfare non esiste. Ripetetelo con me: il Welfare in Italia non c’è, ma le tasse le pagate lo stesso. E non è finita qui. In cambio della tassazione, i paesi citati forniscono servizi efficienti e scarsa se non nulla corruzione (secondo Trasparency International [1] la Danimarca occupa la prima posizione, la Svezia la quarta. L’Italia la 67°…). Al riguardo si consulti Doing business 2011 (la Danimarca è sesta, la Svezia è quattordicesima, l’Italia occupa la posizione 80) [2]. L’Italia, invece, è caratterizzata da infrastrutture scadenti, una giustizia inesistente, una mala sanità e una scuola che cade letteralmente a pezzi. Senza contare che la tassazione eccessiva e mal strutturata (a differenza di quella svedese o danese) danneggia le attività economiche e deprime i consumi.

Vi sono, inoltre, ulteriori elementi che non riguardano il welfare ma il peso dello Stato nell’economia ed è proprio qui che si dovrebbe concentrare gli sforzi. Si chieda della bontà dei servizi offerti da un Trenitalia o da un qualunque altro carrozzone pubblico, tipo Alitalia e il suo brillante salvataggio grazie ai soldi dei contribuenti. Si evidenzi come in queste condizioni si debba sottostare ai capricci del partito politico di turno per ottenere un lavoro o per avviare il proprio business. E il tutto al modico prezzo delle vostre tasse. Perché si devono ingrassare più di un milione di persone [3], quante vivono di politica, senza avere in cambio servizi efficienti? E da qui si potrebbe argomentare in favore della concorrenza sia in quanto consumatori sia in quanto lavoratori. Giovani, non siete stufi di dover strisciare sotto il raccomandato di turno [4], non siete stanchi di essere tenuti a freno senza poter realizzare le vostre idee?

Per quanto non possa dilungarmi oltre, qui un paper ci starebbe bene, chiudo con una domanda: è un inesistente welfare State il nemico o uno Stato da far invidia all’Ancien Regime? È l’idea della sanità pubblica il problema o il fatto che lo Stato dica la sua in ogni settore esigendo soldi senza fornire i servizi? È la libertà (d’impresa) a poter toccare il cuore delle persone o la gigantesca presa per il culo che l’Italia ci propina ogni giorno?

[1] http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2010/results.

[2] http://www.doingbusiness.org/rankings.

[3] http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/italia-milioni-persone-vivono-politica-819592/.

[4] Nel mondo anglosassone esiste la segnalazione ma è cosa differente rispetto al raccomandato. Segnalato o meno, se non rendi sei fuori. O perché ti fanno fuori i tuoi capi, o perché non reggi la concorrenza degli avversari. Stato e relativi salvataggi permettendo.

Annunci

2 commenti su “Tu vuò fa’ l’americano…

  1. fabristol
    19 agosto 2011

    Concordo col tuo post. Ma aggiungerei che non tutti i libertari americani la pensano come i libertari americani classici. Per esempio Kinsella vorrebbe eliminare il mito dei padri fondatori della retorica libertaria:

    http://lanuovaeresia.wordpress.com/2011/07/11/buon-4-luglio-forse/

  2. Charly
    19 agosto 2011

    Beh, non credo che la nascita degli USA sia stata la causa di tutti i mali della modernità, ma in effetti non c’è molto differenza se il dittatore parla in inglese o tedesco (citazione del pessimo film “il patriota” XD). Se si considera il livello della tassazione, appena indipendenti gli USA pagavano molte più tasse per via dei debiti contratti per la guerra che pria. Della serie “non è il paese che immaginavo”. Mi sa che è un elemento molto comune nelle storie di molti paesi…

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15 agosto 2011 da in economia, politica con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: