Charly's blog

Il calcio, la vera meritocrazia

Il tentato rifiuto da parte dei calciatori di pagare il “contributo di solidarietà” “l’ennesima tassa dello sceriffo di Nottingham” ha scatenato le ire di Calderoli e di molti italiani. Senza motivo, però, visto che nessuno delle persone soggette alla nuova tassa ha mostrato gioia e letizia. Lo potranno fare pure i calciatori, no?

Meno accettabile, invece, è il diffuso pregiudizio nei confronti dei calciatori. Nei loro confronti ogni ingiuria è accettabile: viziati, scansafatiche, troppo ricchi. Peccato che siano tutti aggettivi falsi.

Partiamo con l’accusa di essere troppo ricchi. I calciatori guadagnano una parte della mole di denaro che creano, non diversamente da cantanti e attori. Dove sarebbe il problema? Non volete che siano così ricchi? Smettetela di seguire il calcio, allora. Ah no, non vi sta bene. Ma le società sono indebitate, si potrebbe ribattere. Benissimo, lasciamole fallire. Ah no, non vi sta bene. E due.

I calciatori sono viziati e scansafatiche, dicono. Vero, d’altronde giocano 50/60 partite l’anno, una ogni tre giorni. Corrono da quando erano bambini per un’ora e mezza. E voi? Prendete la macchina per andare dal giornalaio sotto casa? Apperò. Senza contare botte e infortuni vari.

Per tirare le somme, la gente è sempre pronta a glorificare le persone salvo poi desiderarne la caduta. Il che è un vero peccato: il calcio è l’unico settore dove vige la meritocrazia. Non importa il colore della pelle, il cognome o quant’altro. Se non fai i goals, se non sei decisivo, nel Barcellona non ci giochi. E non siamo tutti qui ad invocare la meritocrazia?

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2011 da in cronaca con tag .
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