Charly's blog

L’undici settembre, again

Oggi sono in scena le celebrazioni in memoria dell’attentato terroristico dell’11/09/2.001 con il solito inchiostro versato sull’avvenimento che ha cambiato la storia del mondo e compagnia cantante. Voglio fare due semplici considerazioni.

La prima: non fu un grande avvenimento storico. L’impatto dell’11/09 è stato piuttosto ridotto sui trends geopolitici già in atto dal decennio precedente tipo il declino dell’Occidente e lo sviluppo dell’economie emergenti. Per intenderci, l’attentato che ha dato l’avvio alla Prima Guerra Mondiale fu tutt’altra cosa. E, alla fine, la così spaventosa minaccia del fondamentalismo islamico si è rivelata poca roba, soprattutto se comparata a quella delle Brigate Rosse degli anni di piombo o quella del terrorismo anarchico di fine 19° secolo. Più del 90% degli attentati e dei morti sono avvenuti nel mondo islamico e al di fuori di qui abbiamo una manciata di attacchi e poche migliaia di vittime. Senza contare l’assenza di sbocco di una simile ideologia. In conclusione, il fondamentalismo islamico è stata una reazione alla modernizzazione fallita dell’immediato dopoguerra [1] e un fenomeno di reazione alla globalizzazione. Nulla di nuovo: volevano difendere le loro radici e tradizioni contro il turbo capitalismo, le solite scemenze dei reazionari nostrani.

La seconda: la politica degli Stati Uniti ha accelerato il loro declino. Grazie alla geniale idea di diffondere la democrazia nel mondo [2], e tralasciando la sensatezza della cosa, gli Stati Uniti si sono impegnati in una serie di campagne militari infruttuose consumando una quantità enorme di risorse tenendo di fatto il proprio esercito bloccato non essendo più in grado di condurre ulteriori operazioni. Da soli gli USA coprono quasi il 50% delle spese militari mondiali pur non essendo il la metà del PIL mondiale. Insomma, stanno facendo quello che ogni impero ha fatto prima di loro: bruciare le loro risorse nel tentativo di mantenere il dominio.

In più gli americani si sono bruciati il soft power, la loro egemonia culturale. Per ognuno di noi, la nostra seconda cultura è senza dubbio quella americana: si pensi alla musica, ai film, ai libri. In certi casi e soprattutto negli aspetti appena citati potrebbe addirittura essere la prima cultura, giusto al di sopra di quella di base inevitabilmente italiota. Nel mio caso, ad esempio, ascolto musica americana e seguo i telefilm d’oltreoceano, non la roba indigena dell’italietta. Ebbene, grazie ai falchi americani, al giorno d’oggi la cultura americana viene mal vista insieme agli Stati Uniti in quanto tale.

In conclusione, dall’11/09 si traggono delle belle lezioni se solo si spegnesse il grammofono dedicato alle commemorazioni.

[1] Negli anni ’60 era un problema trovare una donna velata in molti paesi islamici. Oggi, invece…

[2] In pratica diffondere i Mastella per il mondo. Ma perché? Che vi ha fatto il mondo?

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2 commenti su “L’undici settembre, again

  1. fabristol
    12 settembre 2011

    Gran bel post! Condivido l’intera analisi per filo e per segno.

  2. Charly
    15 settembre 2011

    Grazie, molto obbligato.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2011 da in cronaca con tag , , .
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