Charly's blog

Si chiama arte, non martirio

Su il Fatto Pierfranco Pellizzetti denuncia la guerra civile in atto fra ricchi e poveri [1]. O, meglio, dei ricchi contro i poveri. Ammettiamo pure questo scenario ma non vedo il dramma. La lotta di classe dei poveri contro i ricchi va bene ma non il contrario? Comoda la vita. Scherzi a parte, mi interessa il seguente passaggio:

Dove non si coltivano più quei saperi umanistici (arte e letteratura) che rafforzano le virtù del cittadino; si rimuovono le attitudini critiche a vantaggio della passività. Dunque, la Terribile Menzogna che calpesta l’intera civiltà umana nelle sue forme più alte, i suoi preziosi lasciti maturati sotto qualunque cielo. Nonostante le denunce di grandi uomini impegnati per la democrazia mondiale. «La preparazione punta ormai su quel tipo di cose che una macchina ben programmata riesce a fare meglio di un essere umano», scriveva John Dewey nel 1915. «L’uomo morale, l’uomo compiuto, sta sempre più cedendo il passo all’uomo mercante, l’uomo dall’orizzonte limitato», gli faceva eco due anni dopo il premio Nobel indiano Rabindranath Tagore. Testimonianze che inducono a pensare come la “guerra civile” in corso (di cui si è detto) possa essere rappresentata anche nell’alternativa secca tra “crescita economica” e “sviluppo umano”.

Questo passaggio è un bellissimo esempio dell’ideologia dei pseudo umanisti che ammorbano la vita contemporanea.  L’idea che solo la letteratura e l’arte coltivino il senso critico è prima di tutto falso a livello storico. Per millenni i letterati e gli artisti hanno glorificato il potere in tutte le sue forme: dal Faraone all’Imperator, dal Re al Signore. E non c’è bisogno di andare molto lontani nel tempo e nello spazio. Il tanto decantato Rinascimento italiano non è stato altro che l’elevazione della vanità dei signorotti locali, dei dittatori di fatto, mentre le condizioni di vita della popolazione erano da 3° mondo. In tempi ancora più recenti lor signori gli artisti hanno gareggiato per glorificare l’Unione Sovietica, disprezzando ogni singolo elemento delle società occidentali.

Come si possa ritenere, dunque, che il pensiero critico si sviluppi recitando come un pappagallo Carducci al posto di studiare l’economia, la sociologia o la psicologia non è chiaro ai più [2]. Ma tant’è, in compenso è perfettamente palese la loro mentalità totalitaria e razzista. Al primo posto vi sono loro, i sapientoni che credono di sapere tutto ma che nulla sanno fare, poi i tecnici e, infine, i servi della gleba. Da bravi ariani dell’intelletto gli intellettuali pretendono di esseri finanziati anche se scrivono (quando scrivono) cose che nessuno legge e girano (quando girano) film che nessuno guarda. Certo, ma allora scatta la solita accusa: siamo tutti ignorrrrraaannnntttiiii. Va bene, va bene, dì un po’ intellettuale pseudo umanista, cos’è la sindrome da burnout? Qual è stato il contribuito di Maxwell alla fisica? Cos’è una partita doppia [3]? Però, ehi, non conosci quante seghe al giorno si tirava Petrarca, ergo non hai senso critico. Va bene, va bene.

[1] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/la-guerra-civile-tra-ricchi-e-poveri/178509/

[2] A meno che non si voglia sostenere che i fancazzisti nulla facenti di lettere e filsofia che distribuiscono “Lotta Comunista” davanti all’Uni non abbiano senso critico. Ne hanno così tanto che lo potrebbero vendere al mercatino…

[3] Lo sport non è la risposta giusta.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 dicembre 2011 da in cultura con tag , , .
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