Charly's blog

Mi illumino di Seminerio

Di nuovo le agenzie di ratings. Il downgrade collettivo [1] sottoposto all’Europa da Standard & poor’s ha rinfocolato ancora una volta le polemiche. Si sostiene che le agenzie di rating non siano trasparenti, succubi dei poteri forti e spesso erronee. Possibile, quindi? Il giudizio delle agenzie di rating ha peso perché vengono ascoltate [2] dal mercato non grazie ad un potere coercitivo.

Un esempio è d’aiuto. Prendiamo un critico letterario. La sua stroncatura potrebbe danneggiare il successo di un libro, siamo tutti d’accordo, no? Eppure non succede perché il lettore medio se ne frega bellamente. È tutta qui la differenza fra S&P e un Claudio Magris. Del secondo non si cura nessuno, della prima quasi tutti. Il potere delle agenzie di rating, quindi, è quello che il mercato dona loro. E il perfido mercato non è altro che l’insieme degli investitori, l’insieme delle persone.

Il presunto attacco alla politica non viene, quindi, dalle malvagie agenzie di rating, ma dalle persone che dovrebbero finanziare i debiti degli Stati. E pensa un po’, questi loschi figuri hanno la bella pretesa di farsi fregare i soldi dal politico di turno. Inconcepibile. Ormai in molti non si fidano più di Governi inetti e indegni di fiducia.

Al di là di questo, si dovrebbe leggere le motivazioni del downgrade [3]:

Today’s rating actions are primarily driven by our assessment that the policy

initiatives that have been taken by European policymakers in recent weeks may

be insufficient to fully address ongoing systemic stresses in the eurozone. In

our view, these stresses include: (1) tightening credit conditions, (2) an

increase in risk premiums for a widening group of eurozone issuers, (3) a

simultaneous attempt to delever by governments and households, (4) weakening

economic growth prospects, and (5) an open and prolonged dispute among

European policymakers over the proper approach to address challenges.

The outcomes from the EU summit on Dec. 9, 2011, and subsequent statements

from policymakers lead us to believe that the agreement reached has not

produced a breakthrough of sufficient size and scope to fully address the

eurozone’s financial problems. In our opinion, the political agreement does

not supply sufficient additional resources or operational flexibility to

bolster European rescue operations, or extend enough support for those

eurozone sovereigns subjected to heightened market pressures.

We also believe that the agreement is predicated on only a partial recognition

of the source of the crisis: that the current financial turmoil stems

primarily from fiscal profligacy at the periphery of the eurozone. In our

view, however, the financial problems facing the eurozone are as much a

consequence of rising external imbalances and divergences in competitiveness

between the EMU’s core and the so-called “periphery”. As such, we believe that

a reform process based on a pillar of fiscal austerity alone risks becoming

self-defeating, as domestic demand falls in line with consumers’ rising

concerns about job security and disposable incomes, eroding national tax

revenues.

Secondo l’agenzia di rating la UE sta fronteggiando non attacchi esterni, ma squilibri interni. C’è chi corre troppo, i tedeschi, e chi non corre abbastanza, i paesi del Sud Europa. In più manca totalmente una guida dato che l’Unione Europea è un’unione di nome e non di fatto. Ai vertici inconcludenti si affianca soltanto una sciocca politica di austerità che porta ad aggravare la crisi. In pratica, è la culona Merkel il problema. Sai che novità, i tedeschi hanno sempre difettato di una visione strategica. La storia dei crucchi tra il 1870 e il 1945 ne è una lampante dimostrazione.

C’è qualcuno che si è accorto del problema? Sì, Mario Seminerio, blogger di Phastidio. Ve ne consiglio la lettura.

[1] Da notare che la Danimarca ha un bella AAA. Com’è quella storia che le tasse alte portano alla rovina i paesi? Magari bisogna metterle in relazione a come sono modulate e i servizi resi, eh?

[2] Mica sempre, fra l’altro.

[3] http://www.standardandpoors.com/ratings/articles/en/us/?articleType=HTML&assetID=1245327305715

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Questa voce è stata pubblicata il 16 gennaio 2012 da in economia con tag , .
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