Charly's blog

L’intellettuale e la fascinazione del totalitario

Occasionalmente qualcuno si chiede perché gli intellettuali siano così proni nei confronti dei regimi dispotici e totalitari. In tempi recenti l’infatuazione per l’Unione Sovietica da parte degli amanti delle “belle letture” [1] è stata una prova lampante di un simile atteggiamento. Perché, ordunque?

Prendiamo in esame l’amore per l’URSS. Tutti gli intellettuali dediti a mandare bacini allo Stalin di turno hanno una cosa in comune: non vivevano nel siffatto paese faro del sole dell’avvenire. In genere non conoscevano la realtà della situazione ma se così non fosse non vi sarebbe comunque problema alcuno. Gli ideali, infatti, regolarmente battono i fatti. I gulag [2]? Incidenti di percorso.

Esaminiamo, quindi, gli ideali alla base dell’URSS. O, meglio, un ideale su tutti: la pianificazione dell’economia. Se qualcuno deve pianificare il tutto, chi credete che dovrà conseguire questa mansione? Ovvio, chi detiene il patrimonio del sapere. Gli intellettuali, per l’appunto. Un’economia sottratta al libero mercato si basa inevitabilmente sul potere di un regime burocratico. Quest’elemento è presente anche nel libero mercato, per carità, ma è molto meno potente. Pervasiva, forse, ma non possiede lo scettro del comando dato che si limita ad eseguire i compiti [3].

Nel loro ideale, l’intellettuale medio si porta a casa il prestigio, il potere e un fracco di soldi, ben lontano dalle fabbriche che tanto ama. La cosa buffa è che sono pure senza vergogna. La lamentela degli ultimi decenni sul predominio della tecnica è facilmente interpretabile sotto quest’ottica. I tecnici, i detentori di una capacità effettiva, rischiano di rimpiazzare gli intellettuali, i detentori del presumere di sapere tutto ma del nulla saper fare, nei posti di comando. Col rischio di doversi cercare davvero un lavoro.

E se l’ideale, invece, rimane sulla carta e non si incarna nella realtà? Anche qui il nostro amico intellettuale non ci delude. Il sistema politico economico si baserebbe sull’inganno perpetuato alle masse da parte di qualche èlite cattivella e cattivona. Inganno, of course, a cui l’intellettuale sfugge in virtù della sua intelligenza superiore. C’è la falsa coscienza? Orbene, per tutti ma mica per loro. Perché loro sono gli intellettuali e voi non siete nessuno.

Ecco qui, signori miei, i perché di tanto amore. Nel peggiore dei casi si portano a casa la vanità del proclamarsi più intelligenti, nel migliore dei casi possono ingrassare alle spese degli altri. Pardon, delle vostre.

P.S.

Ih, sei anti-intellettuale! No, io sono contro i fancazzisti parassiti che non fanno la fatica di cercare due dati dico due prima di sparare una sentenza (al riguardo rimando al mio post sul laureato disoccupato che mi è costato un’ora, dicasi una, per realizzarlo. Le merde che svernano sui giornali non potevano farlo?). Ognuno può atteggiarsi a quel che vuole purché non pretenda di farsi mantenere da me. Il che non significa affatto bloccare il pensiero critico, anzi.

[1] Da notare l’atteggiamento razzista, totalitario e intollerante di un’impostazione del genere.

[2] Non cito i campi di concentramento perché erano parte integrante del progetto nazista, non un elemento esterno alla teoria.

[3] Si veda la burocrazia danese o svedese, ad esempio. Solo un Romney non vede la differenza fra Stoccolma e Mosca.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2012 da in cultura con tag , , , .
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