Charly's blog

Università e sfigati

Le parole del vice ministro Martone stanno creando non poche polemiche. Che ha detto? Questo:

Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa.

Scommetto che le prossime ore arriveranno i soliti esagitati ululanti, soprattutto quelli con un complesso di inferiorità grande come una casa. Il che è un peccato perché a guardare i dati si scopre che lo sfigato è un altro. Il post si basa sui dati di Almalaurea e la ricerca mi è costata 8 minuti cronometrati. Ricordate questo numero, sarà utile per capire chi è il vero sfigato.

Punto primo: l’età. Secondo il database, nel 2010 il 30, 4% dei laureati era over 27, il 24,2%  fra i 25 e i 26 anni, il 28,1% fra 23 e 24, il 17,3% meno di 23.  Se la matematica non è un’opinione, significa che quasi la metà è sotto i 25 anni. Troppo pochi? Va bene, va bene. Ditemi un po’: avete preso in considerazione l’età dell’inizio del percorso scolastico? In Italia si inizia tardi, a 6 anni, negli altri paesi no. A parità di condizioni, quindi, il 70% dei laureati italiani si conformerebbe ai loro colleghi europei, o in ritardo di un anno. Nulla di trascendentale, quindi.

Se si guarda, inoltre, la composizione dei ritardatari si scoprirà che non vi sono apprezzabili differenze fra le varie facoltà. Sempre considerando il 30% ritardatario, al 56,3% di Scidecom corrisponde il 51,7% della scuola di ingegneria aerospaziale. Al 45,3% di ben culturali si contrappone il 38,1 di medicina veterinaria. Al 43,0 di lingua e cultura italiana si accoppia il 39,3% di ingegneria dell’informazione.

Punto secondo: il motivo del ritardo della minoranza dei laureati. Sempre secondo il database, ed è meglio evidenziare questa provenienza, più del 70% degli studenti è anche un lavoratore. Va da sé che il lavoro porti via tempo, soprattutto se fra il mangiare e il sostenere un esame con obbligo di frequenza scegli il primo. Non è difficile a capirsi, eh. Tra l’altro solo poco più del 20% dei laureati ha goduto di una borsa di studio.

A volte, inoltre, becchi i docenti folli, tipo quelli che hanno la pretesa di lavorare un anno sulla tesi dopo aver dato l’ultimo esame. Tempo andato, tempo mai recuperato.

E la storiella degli istituti professionali? A quanto pare un mare di ciucci non si iscrive ai professionali per prendere, invece, la laurea. Cazzate. Questa mentalità è tipica dell’italiota che divide gli studenti in due categorie: quelli bravi al liceo, quelli scarsi al lavorare. E poi ci si chiede perché l’industria italiana perde sul terreno dell’innovazione… Se credete che le professioni siano per i deficienti non avete capito nulla né della vita né del mondo. Lo si vede bene dai servizi tg: quando si parla di lavoro compare il solito operaio generico, mai il tecnico o il lavoratore nel settore dei servizi. Quasi come se ci si dovesse vergognare di non lavorare in fabbrica.

Tornando al discorso, gli studenti del professionale, in ogni caso, non arrivano al 3% del totale degli iscritti, quelli degli istituti tecnici sono un quarto. Il rimanente 75% viene dai licei e mi risulta che questo tipo di indirizzo sia stato progettato proprio come scuola propedeutica per l’università. Non si boccia abbastanza? Certo come no. I laureati italiani sono dalla metà ed un terzo di quelli europei. Il sistema  scolastico italiano, inoltre, conserva l’assurda ideologia dell’uomo universale: una persona dovrebbe padroneggiare tutto lo scibile umano [1]. E in caso di fallimento la bocciatura dovrebbe calare inesorabile. Bella, eh: bocciare un genio in chimica perché non riesce a declamare una poesiola del cazzo. O un poeta perché non riesce a padroneggiare l’ossidoriduzione. Bocciate ancora, fantageni.

Visti i numeri, adesso vi offro un paio di riflessioni sparse. Se una persona è fuori corso abbiamo un problema? No, prima di tutto perché quasi sempre lavora e non ingolfa la didattica che è carente per ben altri motivi e vi invito a non cercare sempre un capro espiatorio. Secondariamente, i fuori corso pagano più tasse degli altri. Se qualcuno vuole pagare un patrimonio per un pezzo di laurea inutile saranno affaracci suoi, no? I genitori li mantengono, si dirà. Cazzi loro: e che hanno bisogno, della balia dello Stato? Poi, per carità, detto dai sostenitori del sondino di Stato la cosa non stupisce.

L’università. L’istruzione avanzata non è stata concepita per sfornare manager al Brambilla di turno per la sua mini azienda [2], ma come formazione di vita. Se una persona vuole prendere un titolo di studio privo di appeal per il mercato di lavoro, affari suoi. Potrebbe, invece, crearla lui la sua attività o scegliere una qualunque mansione priva di qualifiche. Il problema è che si viene scartati perché “troppo qualificati”. La suddetta mentalità che vede l’ignoranza come parte essenziale del lavoro. Potrà un dottore fare il cassiere all’Auchan, no?

Come si studia. All’estero lo studio è finalizzato al lavoro in classe e alla scrittura di un elaborato scritto, non come in Italia dove si devono studiare tomi e tomi per prendere poi una pacca sulla spalla all’esame. Una cosa la sai fare? No, però so quel che ne pensava x e y. Non è studio, ciccio, è gossip. Ma di tempo te ne porta via, oh se te ne porta via .

Stop con le riflessioni. Che dire? Ce come al solito si parla senza sapere come stanno le cose, senza guardare i dati e senza una visione strategica del paese. Servirà a qualcosa questo post? No, perché guardare i dati costa fatica. A proposito di tizi ululanti, la Santanché:

Finalmente! Martone ha assolutamente ragione. D’altronde non e’ un reato non fare l’universita’. Chi scalda i banchi fino a 28 anni senza fare nient’altro e’ una sfigato. Per fortuna che qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo.

Capisco che la Santanché di turno debba aprire la boccuccia senza la minima cognizione di causa, ma un vice ministro? Come definire uno che parla senza conoscere uno straccio di numero? Sfigato, almeno, perché l’altro termine che ho in mente è da codice penale.

[1] In realtà lo scibile si riduce ad un paio di poesie e un paio di quadri. Chiedete a queste merde un paio di quesiti di natura tecnica e ne riparliamo.

[2] Inutili, tra l’altro. Al Brambilla serve lo schiavo. Lo sapete che gli operai italiani over 50 vengono buttati fuori per gli extra comunitari? No, immagino di no. Ma scommetto che andate in giro a dire che il disoccupato, signora mia, è un gran pigrone.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 gennaio 2012 da in cronaca con tag , .
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