Charly's blog

Benvenuti nella vostra Repubblica delle lettere

Su la Stampa di oggi ci sono due pagine dedicate alla scuola. Solita solfa di per sé: gli studenti non frequentano i professionali o i tecnici ma il liceo, le aziende piagnucolano, eccetera, eccetera. È presente anche un’intervista al boss del Censis che praticamente effettua la stessa analisi che ho scritto nel post sul laureato disoccupato. Sono soddisfazioni, eh.

Per chi non lo sapesse, il sistema economico italiano non assorbe i laureati perché arretrato basandosi su aziendine da 10 dipendenti che producono robaccia a bassa tecnologia. Per questa ragione l’azienda necessita di periti e ragionieri o, più comunemente, operai mezzi qualificati. Viene meno così la storiella delle facoltà di provenienza dato che la cosa vale pure per ingegneri e fisici, non solo per gli umanisti. D’altronde nella fuga dei cervelli i fisici, i biologi e soci sono i primi a sgomitare e calpestare i caduti.

 La soluzione proposta? Valorizzare i professionali e gli istituti tecnici perché è da lì che è passato il boom italiano… di 50 anni fa. Sì, come avete capito sono molto critico con la presunta soluzione perché non tiene conto della crisi del sistema Italia che non è dovuta certo all’assenza di due o tre periti. La caratteristica base dell’economia contemporanea è l’instabilità [1] e le necessità odierne potrebbero non essere più valide fra 10 anni. Tra l’altro per chi non l’avesse notato, le micro aziende italiane non se la passano mica così bene, prese come sono dalla concorrenza delle economie emergenti. Ma vabbuò, magari fra 10 anni capiranno di aver fatto una minchiata.

Passiamo, relativamente parlando, ad altro: l’egemonia culturale umanista. Sono così carini questi letterati che si lamentano delle iscrizioni ai licei… non eravate voi a dire che solo lo studio dei classici rende liberi? Non eravate voi a raccontarci che lo studio del latino rende tanto ma tanto più intelligenti? Beh, sapete cos’è successo? Vi hanno ascoltato. I gamma non vogliono più essere gamma e vogliono passare agli alpha (liceo scientifico) e agli alpha plus (liceo classico). Sapete com’è, basta guardare le scuole dei figli dei ministri per rendersi conto che l’aristocrazia in questo paese passa dai licei. Non è vero? Date l’esempio, intellettuali miei, date l’esempio. Fate fare al vostro figliolo il muratore o il meccanico. Ecco, appunto. Com’è che si dice? Be careful what you wish for? Chissà come si dice in latino.

Non manca chi propone di insegnare il latino o la filosofia anche nei tecnici, della serie “il popolo chiede il pane diamo loro le brioches”. C’è un piccolo inconveniente, però. Anche per chi fa il tecnico le ore della giornata rimangono 24. O aumentiamo ancora le ore passate sui banchi, ma gli studenti italiani studiano già troppo, o leviamo qualcosa, chessò, tipo economia aziendale a ragioneria o chimica all’agraria. Geniale, non c’è che dire. Mettiamo il latino ai professionali levando le materie specifiche di questo tipo di scuola. Tanto lo si è già fatto col liceo scientifico, no?

Alla fine è tutta qui, la storia. L’intero sistema scolastico è del tutto inadatto a comprendere il mondo contemporaneo data la sua impostazione medievale. Di studiare un po’ di economia, ad esempio, non se ne parla, ritenendo che Petrarca sia più utile per capire una cosetta chiamata globalizzazione. Fortuna vuole che l’umanista medio sia un povero razzista e che abbia suddiviso la scuola in tre sezioni: gli ariani liceali, i servi tecnici e sub umani professionali. Fino a poco tempo fa i servi e i sub mandavano avanti la carretta, ora non ce la fanno più. E così, dopo aver distrutto l’educazione scientifica dato che il liceo scientifico di scientifico ha solo il nome [2], sono riusciti a far fuori pure quella tecnica. Benvenuti nella Repubblica della lettere, geni.

[1] Un ritorno al passato: fino all’avvento dello Stato sociale il mondo era un posto terribilmente caotico e instabile.

[2] Per la cronaca ho frequentato il suddetto liceo dall’anno scolastico 2000/1 al 2004/5. Ergo, so di che cosa parlo, io.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2012 da in cultura con tag , .
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