Charly's blog

Recensione. Young adult

Se come il sottoscritto siete cresciuti a pane e telefilm/film americani non vi sarà nuova l’idea di nascere in un anonimo paesino della sperduta provincia americana, essere popolari al liceo e infine spiccare il volo verso la grande città. La protagonista del film, Mavis Gary ne è la realizzazione: dopo essere stata la reginetta del liceo si è trasferita a Minneapolis dove ha intrapreso una carriera di ghost writer di una fortunata serie di libri per para adolescenti. Una realizzata donna di successo, allora?

Purtroppo per la protagonista, no. L’età avanza, 37 anni, e con lei le rughe e la decadenza fisica. Mavis è divorziata, incapace di creare una relazione duratura sia con gli uomini, che vengono regolarmente abbandonati sul e poi dal letto, sia con le amiche. Se ne vede solo una per pochi secondi, del tutto non consapevole dei problemi della protagonista. È solo una ghost writer, non una scrittrice, e abita nella “piccola mela”, non in quella grande, New York. In poche parole, è il ritratto dell’insoddisfazione personale.

Un piccolo avvenimento mete in moto la storia: il suo ex la invita per la cerimonia del nome della figlia. E qui la Mavis formula il suo piano: perché non tornare nel paesino e recuperare il suo ex, liberandolo da una vita infernale in quel buco di paese? Piano, piano, lo so che sembra un’idea stupida, ma la si deve interpretare. Il viaggio di Mavis non è volto al mero recupero di un ex dato che rientra nella vera dimensione di cui appropriarsi, di nuovo: essere giovane, la reginetta del liceo, avere di nuovo la vita avanti a sé.

Il suo ex nota che non è affatto cambiata dai tempi del liceo. Un complimento un donna di quasi 40 anni? O, forse, un rilievo velato del sceneggiatore sulla sua dimensione psicologica? Mevis in questi anni non è cresciuta, è ancora la ragazza di un tempo. Solo che si è inaridita, è diventata cinica sotto i colpi della vita. Al riguardo la scena con Beth, la moglie dell’ex, è esemplare. La donna lavora con dei bambini “speciali”, incapaci di comprendere ed esprimere le emozioni. Mavis non è affatto differente, essendo quasi “neutrale” sul piano affettivo.

Non è un caso che Mavis si relazioni solo con Matt, uno geek zoppo asociale. Entrambi sono dei paria, dei disadatti della società. Mavis è rimasta in mezzo fra l’adolescenza e l’infanzia, incapace di comprendere come si possa essere felicemente sposati in un buco del genere. Matt è rimasto ai margini della società, rinchiuso nella sua caverna. A lui si contrappone un altro “crippled”, in condizioni peggiori delle sue, felicemente inserito. Alla fine, entrambi i personaggi non sono riusciti a lasciarsi il passato alle spalle: Mavis è rimasta la reginetta, Matt dopo l’aggressione ha smesso di vivere. Per questo motivo i due alla fine del film si ritrovano nella stessa barca.

Leggendo in giro, a seguito del preventivabile fallimento del suo piano, in molti vedono Mavis finalmente cresciuta. Sì e no, ad onor del vero. La scena con la sorella di Matt dimostra che Mavis torna di nuovo a denigrare la realtà da cui è scappata. È vero, afferma che necessita un cambiamento ma non va più in là di delle scuse al suo povero cagnolino.

In conclusione, il film è indubbiamente valido a livello di regia, la sceneggiatura è solida, la Theron offre un’ottima interpretazione. Cos’è che non va, allora? La commedia non propone humour, neppure dark. Come è normale che sia è triste ma anche fredda. Non parteggiamo per la protagonista, né si tifa contro. Non so, forse, è stata una scelta voluta ma così si inficia il prodotto finale. A me è capitato di sbadigliare più volte, pur riconoscendo l’abilità della Theron, la bontà della sceneggiatura. Boh, che dire, come Mavis anche il suo film rimane nel limbo fra un ottimo film ed uno mediocre.

Voto: 6,5

Degno di una visione televisiva

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Questa voce è stata pubblicata il 9 marzo 2012 da in recensioni con tag .
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