Charly's blog

E che servono più ingegneri, ecco

Gli italiani amano fare due cose: giocare a fare i mister delle nazionali di calcio e criticare le scelte universitarie altrui. Restando in quest’ultimo campo, oggi porto alla vostra attenzione la tesi sostenuta da Nicola Perisco, economista o qualcosa di simile sul sito Lavoce [1]. Il nostro parte dalla promessa che Singapore abbia superato il Pil pro capite dell’Italia – e ci vuole poco di ‘sti tempi – e da qui inferisce che la causa sia dovuta dalle differenti scelte universitarie. In Italia vi sarebbero troppi filosofi, mentre i singaporini si dedicherebbero alle discipline manageriali e scientifiche.

Prego? Immagino che anche voi siate alquanto dubbiosi, soprattutto sul considerare un simile nesso causale ignorando tutto il resto, ma non importa. Andiamo avanti e vediamo i numeri forniti dall’autore del post. Ecco i laureati per disciplina:

Non per dire, ma i numeri non sono affatto così bidimensionali e di facile intepretazione. Per quanto riguarda, infatti, le scienze naturali (fisica, chimica e matematica), quelle sociali e umanistiche, le percentuali sono lì lì. A far la differenza è il numero degli ingegneri e degli economisti dato che solo in queste due discipline Singapore doppia l’Italia. I maggiori ingegneri ed economisti vengono compensati principalmente dal numero spropositati degli avvocati italiani, al quale si aggiungono poi piccoli numeri derivanti da belle arti [2], da scidecom e architettura: in questi settori l’Italia è prima.

Si dirà, allora: ok, l’ipotesi di partenza è mezza errata ma anche mezza giusta. Ci sono più ingegneri e meno artisti. Ah sì? Ma perché non consideriamo le motivazioni delle scelte degli studenti? D’altronde il modello dell’attore razionale è tanto caro agli economisti. Vediamo i dati occupazionali:

È vero che il gruppo scientifico è al 52%, ma quello politico sociale e l’insegnamento sono lì lì, eh. Il gruppo chimico farmaceutico è dopato per via della natura corporativa e non lo si dovrebbe prendere in considerazione. Gli ingegneri e gli economisti saranno sì al top ma non lo sono di molto. Fra l’altro si dimentica che magari gli ingegneri latitano, ma le facoltà di economia, invece, scoppiano. Occhio, tuttavia, a saper interpretare i numeri: i medici non sono affatto sotto un ponte, magari studiano qualche specializzazione e non vengono considerati come lavoratori. Anche gli architetti sono strambi per via della loro natura da free lance che rende alquanto problematico il relativo rilevamento.

Quel che gli economisti non vedono, come al solito, è il contesto. Singapore è uno degli Stati più competitivi del mondo [3] perché è ben amministrato, si veda Doing Business al riguardo. Il sistema italiano, invece, è mal amministrato ma è soprattutto arretrato: un’aziendina di 15 operai extra comunitari che produce scarpe da donna che se ne fa del dottore in x? È lì che nasce il problema. Tant’è che i pochi scienziati prodotti dal sistema scolastico italiano invece di essere coperti d’oro sono in fuga verso altri lidi. In netto contrasto con quanto sostenuto dall’economista di turno.

E gli umanisti, mera definizione che copre tutto il “non scienza”? Il loro settore è quello dei servizi ma qui i piccoli negozietti e le piccole aziendine ancora una volta fanno danno. Niente risorse umane, marketing, comunicazione, ma anche commessi o camerieri. I negozi a conduzione familiare impiegano per l’appunto i familiari, non gli estranei. La cosa buffa, poi, è che i laureati boikkottano la malvagia multinazionale e si prendono il caffè dal bar sotto casa. Quanta pazienza, quanta pazienza.

 

[1] http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002930.html

[2] Singapore, però, non ha patrimonio artistico…

[3] In realtà gli Stati non sono in competizione fra loro, ma questo è un altro post.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 marzo 2012 da in economia con tag , , .
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