Charly's blog

Leggere non è rock

Regolarmente si susseguono varie iniziative volte a far leggere di più la popolazione: da festival a campagne pubblicitarie. In aggiunta la carta stampata ha preso il vizio di allegare varie opere letterarie con la solita motivazione sulla bellezza di leggere, delle opere letterarie eccetera eccetera. Nell’ultimo caso, ad onor del vero, la motivazione è alquanto più prosaica. Nella disperata ricerca di fondi, i giornali si sono resi conto che le vendite migliorano e non di poco grazie a queste iniziative. Come mai? Mah, se ci fate caso i libri vengono venduti al prezzo di 6 massimo 12 euro, meno rispetto a quanto si possa trovare in libreria. Anche le casi editrici, in ogni caso, ci guadagnano. Il Corriere della Sera ha una tiratura superiore alle 600.000 copie e per arrivare al fatidico status di best seller bisogna vendere 50.000 copie. Si riduce il prezzo ma si vende molto più.

Tutti felici, allora? Eh no, leggere non è rock parafrasando il tormentone di Celentano di qualche anno fa. Avere un libro in mano non ti rende né un figo né cool. E l’idea che si possa promuovere la lettura in questo modo, facendo leva sulle mode e sugli stereotipi dei licei americani [1] mi lascia alquanto perplesso. La lettura, invece, è prima di tutto utile, essenziale, necessaria sia per comprendere il mondo contemporaneo sia per acquisire abilità che saranno utili in vari aspetti dalla vita economica a quella sociale. Se una persona non ritiene utile espandere le proprie conoscenze e capacità tanto peggio per lui. I leoni non presentano programmi televisivi volti a promuovere lo sviluppo delle zanne. Loro le hanno e se le tengono strette e chi preferisce agire diversamente può affrontare l’estinzione con un sorriso stampato sul volto. Ai marmocchi si dovrebbe spiegare che in un regime di darwinismo sociale, quale quello verso cui il mondo globalizzato si sta dirigendo, si può vincere la competizione soltanto usando il cervello. E la carta stampata è il cibo primario per la materia grigia.

Signori miei, per una volta tanto proviamo a dire le cose in modo razionale invece di lanciarsi nel disperato tentativo di accattivarsi i marmocchi o chi per loro.

[1] Mi riferisco alla lotta per la popolarità.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2012 da in cultura con tag , , .
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