Charly's blog

Twitter, la pietra dell’inciampo

Regolarmente torna in auge la questione della libertà d’espressione su internet e dei relativi limiti che si dovrebbero implementare. L’ultima della lista è la giornalista Paola Ferrari che ha annunciato la volontà di querelare Twitter per via di alcuni commenti offensivi nei riguardi della sua persona. La cosa di per sé non è molto furba dato che si dovrebbero querelare le persone ree del reato piuttosto che il posto dove si è svolto il fattaccio. Non per dire, ma è come querelare Trenitalia se si trova un insulto nel cesso della stazione. Sia come sia, il dibattito è partito in lancia in resta e da più parti si chiede di imporre paletti e leggine a internet, eccetera eccetera. Sforzo inutile dato che esistono già le leggi regolanti la differenza fra l’insulto e la libertà d’espressione e, in teoria, sarebbe sufficiente applicarle. C’è un piccolo problema che poi sarebbe il vero punto della questione: non si può. Le persone che dovrebbero essere sanzionate sono milioni e milioni e leggi si applicano solo ai piccoli numeri, altrimenti siamo nella guerra civile. Tutto lì il giochino, Paola mia.

Ci si dovrebbe chiedere, allora, che cosa sia successo e perché si sia arrivato in questa situazione. La risposta standard è che viviamo in un’epoca brutta e che siamo cattivi, cattivi ma questo delirio lo lascio agli idealisti ed agli idioti. A guardar bene, infatti, su internet non si fa altro che esprimere quello che si dice normalmente e quotidianamente in privato. Chi scrive su Twitter che la Ferrari è una cagna lo pensa poi anche in privato davanti allo schermo televisivo, eh.

Prendiamo un altro caso: Mario Balotelli. Quando lo fischiano allo stadio succede il finimondo, peccato che io abbia sentito ben di peggio quando si mangiò il goal davanti al portiere durante gli ultimi europei. Dove? In un bar affollato da una ventina di persone. Ma non è successo uno scandalo perché si era in un microcosmo di poche persone, tant’è che di fatto era una situazione privata ancorché in un luogo pubblico. Lo stesso dicasi per altri argomenti quali la politica e o l’economia. Le boiate che si leggono nei commenti dei siti web dei giornali non sono altro che le stesse boiate che le persone si dicono tra loro. Ecco lo scandalo della Rete, quindi: dire in pubblico quello che di solito si dice in privato dando visibilità a quello che era invisibile fino a poco tempo fa. La ricordate la storiella dell’albero che cade in una foresta senza che nessuno lo possa testimoniare? Con internet, ora, il mondo è pieno di webcam…

Alla resa dei conti il fenomeno non è tanto quello che si dice ma quello che si pensa che è diventato di pubblico dominio. Ed è un argomento alquanto spinoso e complesso. Lo dovrebbero ben sapere i giornalisti nostrani visto che sono i campioni dell’insulto gratuito salvo poi offendersi se si ritrovano vittima dello stesso trattamento. Quanti giornalisti sportivi distribuiscono allegramente le patenti di pippa a destra e manca? Provate a farlo con loro… Senza dimenticare Umberto Eco che in un celebre articolo definì fasciti e/o idioti l’elettorato di centrodestra. Non era un insulto quello? Signori miei, forse non l’avete ancora capito, ma è finita l’epoca del “io so io e voi non siete un cazzo”. È tempo del giudizio anche per chi era solito giudicare o, meglio, ora è tempo del giudizio visibile anche per voi.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 luglio 2012 da in cronaca con tag , , , .
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