Charly's blog

Il “vero uomo” non è morto, l’avete ucciso

Uno spettro si aggira per l’Europa: la scomparsa del “vero uomo”. O, per lo meno, è così che le donne nostrane sono solite lamentarsi e piagnucolare. Niente più cortesia, dolcezza, poesia, ma anche sicurezza e capacità di prendersi carico delle proprie responsabilità e bla bla bla. È sufficiente, tuttavia, avere un minimo di conoscenze storiche per concludere che preso alla lettera si tratta del solito rimpianto per un’età dell’oro mai esistita. Ma corrisponde al vero, nondimeno, che i rapporti fra i sessi siano profondamente mutati nell’ultimo secolo e che siano scomparsi i “veri uomini” con i comportamenti annessi, gli uomini di 50 anni fa. Ma sapete una cosa femminucce belle? L’avete ucciso voi.

Non ci sono più gli uomini di una volta perché sono scomparse le donne di un tempo. Non si tiene mai in debita considerazione, infatti, le dinamiche sociale del rapporto fra i sessi in questione. Un piccolo viaggio letterario aiuterà nella comprensione. Prendiamo, ad esempio, Casa di Bambola di Ibsen. La protagonista della storia è Nora, novella sposa del solito imprenditore della solita famiglia borghese. L’idillio della felice vita di coppia, dolce sposa lei e provetto marito lui, termina grazia ad un’azione passata di Nora. Tempo prima prese in prestito dei soldi in modo illecito per salvare la vita di suo marito ed ora quest’atto potrebbe causare la fine del matrimonio. Nora teme che il marito, il gentiluomo dei suoi sogni, agisca in difesa della dolce metà rovinandosi. Purtroppo per lei si rivela una fantasia dato che il marito non intende agire affatto in quel modo. Anche se alla fine la situazione si risolve, a cadere è un’altra mascherata, quella definitiva: l’immagine di sé di Nora. La donna si rende conto di essere stata una bambola, una bimba capricciosa e viziata in balia del marito-padrone il quale, a sua volta, ha ben poco di nobile e romantico.

Secondo esempio, Dracula di Stoker. Nell’opera non è un solo personaggio a rappresentare questa dinamica sociale ma tutti quelli femminili. Si tratta delle solite bimbette viziate che scrivono sul diario [1] tutte giulive di essere state trattate con gentilezza. Il conte, non a caso, essendo un predatore se la prende con le donne, le deboli per definizione, e quest’ultime necessitano della protezione dei baldi maschietti nella vicinanze. Solita solfa: le dama in pericolo necessita di un cavaliere, la dolce mogliettina di un padrone maritino.

E solo letteratura, si dirà. Già, peccato che la letteratura rifletti la società che l’ha partorita. Il “vero uomo”, infatti, latita in Occidente ma è piuttosto comune in altre parti del mondo. Prendiamo, ad esempio, il nordafricano o il mediorientale tanto gentile con le donne tanto pronto a cedere il posto sull’autobus alla vecchietta di turno. L’ideale, certo, fino a quando non hai l’idea di uscire da sola con le amiche e lui, con grande romanticismo, ti spacca il setto nasale a suon di pugni. In pratica per avere un fiore ogni tanto siete disposte a farvi prendere a manate sul muso. Apperò.

 Non l’avete ancora capito? Il mitologico uomo di una volta, di cui non avete mai fatto esperienza, presuppone un rapporto d’inferiorità con l’altro sesso. Non vi tratta come principessine che non siete, ma come bimbette. Proprio il confronto con i simpatici mini-noi, i marmocchi, aiuta a capire le similitudini del rapporto. Anche i gagni vengono trattati con i guanti d’oro, ma di fatto vivono in condizioni di minorità. Non possono prendere decisioni per conto proprio e vengono sottoposto ai peggiori insulti senza che succeda mai niente [2], fino a beccarsi le sculacciate se fanno i capricci. Non so voi, ma io non ne sentirei affatto la mancanza.

Appurato il cosa rimane il perché. Per quale motivo il mitologico ”uomo vero” è andato a fare compagnia al dodo? Banale, signore mie: è stato spazzato via dal femminismo e dai cambiamenti sociali dal ’68 in avanti.

 

Le madri erano più furbe delle figlie.

Il movimento femminista nacque dalla sacrosanta richiesta da parte del mondo femminile di poter godere degli stessi diritti politici, sociali ed economici dei maschietti anche se poi fece una tale confusione con generi, cultura e biologia da impantanarsi esaurendo, di fatto, la propria spinta storica. Sia come sia, raggiunta più o meno la parità le femminucce si sono rese conto che i maschietti le trattano in modo differente rispetto ad un tempo. Sapete com’è, una bambola la si tratta in un modo, una pantera in un altro. Visto i codici di comportamento precedenti la ritengo una cosa positiva, ma una buona percentuale del mondo femminile la pensa in modo differente. Non hanno ancora capito che una condizione paritaria presuppone uno scambio paritario. Volete l’uomo romantico? E voi che offrite in cambio? Diciamo la verità, parecchie donne vogliono una posizione di privilegio e sono così furbe da aver scambiato una di inferiorità in quella dei loro sogni. Non sono più bimbette ma viziate lo sono rimaste.

Le pseudo femministe contemporanee, quelle vere si staranno rivoltando nella tomba, ne sono un lampante esempio. Ve la ricordate la storia del Berlusconi offensivo nei confronti di tutte le donne perché frequentava un paio di escort? E che dicevano, le pulzelle? Questo: tu mi devi rispettare perché sono donna. E no, mia cara, io ti rispetto in quanto persona non in quanto appartenente ad una categoria protetta. Puoi essere quello che vuoi, ma se si una stronza una stronza rimani. Una condizione paritaria presuppone questo, non i privilegi. Questi ultimi hanno sempre un costo, se volete essere trattate come principessine dovete, però, chinare il capo al sovrano, il vostro marito.

Ritorniamo alla letteratura. L’ultimo caso letterario, Cinquanta sfumature di grigio, ha innescato un dibattito sull’uomo dominatore, le donne e vattelappesca. Nulla di nuovo, per carità, visto che prima di quel romanzo abbiamo avuto Histoire d’O e poi le Cronache di Gor. Ma vi consiglio di trattenere i sospiri, femminucce, che il prezzo per avere quegli uomini è un collare metallico intorno al collo.

 

Voglio il vero uomo!

E alla fine di questo post non ho ancora capito cosa ci sia di bello di stare in una condizione di inferiorità. Ma d’altronde io sono un uomo, magari non uno “vero”, ma a me va bene così.

[1] Dracula non è un romanzo nel senso contemporaneo, ma un collage di diari personali, articoli di giornale ed altro. E sì, è penoso.

[2] Tipo la scuola. Provate a dire ad un adulto che un fesso e/o un ignorante.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 agosto 2012 da in cronaca con tag , .
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