Charly's blog

Ipse dixit. Romney

Un video rubato durante una cena per la raccolta fondi potrebbe costare la poltrona presidenziale a Mitt Romney. Il nostro ha detto questa chicca [1]:

C’e’ un 47% di americani che votano Obama, che sono con lui a prescindere che dipendono totalmente dal governo, pensano di essere vittime, pensano che il governo abbia la responsabilità di dare loro il diritto alla sanità, al cibo, alla casa. Sono persone che non pagano le tasse sulle entrate. Il mio compito non può essere quello di preoccuparmi di loro, non li convincerò mai di assumersi le loro responsabilità personali e prendersi cura di loro stessi.

Sinceramente mi stupisco dello stupore causato. Un repubblicano che si fotte dei poveri? Wow, non l’avrei mai detto. Bastava guardare le politiche degli esponenti di questo partito degli ultimi, non so, 150 anni.

Una semplice frase, in ogni caso, è perfetta per capire la mentalità del personaggio in questione. Stando al miliardario Romney, il povero è povero perché non ha voglia di fare niente, incapace di prendersi le proprie responsabilità personali e di aver cura di sé stessi. E di conseguenza totalmente dipendente dallo Stato e dai politici che vota per avere in cambio del pane. Panem et circenses declinato all’americana. A questi si contrappongono gli elettori di Romney, pura razza repubblicana. Responsabili, integri, lavoratori, ricchi o se poveri silenti.

Che dire? È una minchiata senza senso ma è facile intuirne il successo. È una minchiata perché i poveri non sono i pigri ma persone che lavorano tutto il giorno e che si spezzano la schiena ma essendo pagati con una miseria si ritrovano giusto il gradino sopra il livello “in mezzo ad una strada”. Una simile posizione stupida come poche dona, tuttavia, a chi la sostiene una splendida sensazione di superiorità. Sei povero? Mi sei inferiore non solo sul piano economico ma anche su quello sociale ed etico/estetico. Sei brutto, sporco, non hai voglia di fare niente. Poco importa se questo ariano di successo è un figlio di papà o una semplice partita IVA che si arrabatta con 1.000 euro al mese, sì e no. La miserevole e miserabile voglia di sentirsi superiore senza avere i mezzi vincit omnia.

La cosa divertente è che il grosso dei ricchi e delle stelle del cinema votano democratico, i poveri/la classe lavoratrice repubblicano alla facciazza della simpatica visione di Romney. Come mai i poveri, i lavoratori, votano chi li prende a pesci in faccia? Oh beh, o si tratta della Sindrome di Stoccolma o di orgoglio. A questo mondo conta essere ricchi o di “cultura” [2] e purtroppo per il lavoratore medio costui risulta sprovvisto di entrambe le caratteristiche. Ma poco importa perché il nostro amico repubblicano mette l’accento sull’onesta e l’etica del lavoratore. Siete poveri? Ma potete farcela, qual è il problema! Certo, c’è chi parte con l’educazione migliore, con vantaggi relazionali e chi no, ma questi sono dettagli. E per chi non ha successo, amen, responsabilità vostra. In pratica:

_sei povero ma puoi diventare ricco e poco importa se vuoi solo vivere del tuo e chiedere di poter vivere facendo il proprio lavoro. Quello è socialismo, baby;

_ non diventi ricco? Colpa tua, merda.

In conclusione, non so quanto possa perdere in consenso Romney. D’altronde i poveri che lo votano sono d’accordo sul fatto che i poveri sono dei falliti. Tanto loro diventeranno ricchi. Un giorno, forse.

[1] Cfr. http://www.leggo.it/news/politica/la_gaffe_di_romney_elettori_parassiti_i_poveri_non_mi_interessano_ascolta/notizie/194570.shtml

[2] Accezione classica del termine, non quella corretta delle scienze sociali.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 settembre 2012 da in cronaca con tag , .
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