Charly's blog

Debito pubblico ‘sto cazzo

Se c’è una cosa che è dura a morire, insieme all’erba cattiva, è il luogo comune. Si tratta di un insieme di sciocchezze e banalità del tutto prive di fondamento che, però, risultano credibili per via del suo incessante ripetersi da parte di persone interessante. Una delle più spassose balle degli ultimi tempi riguarda la crisi finanziaria mondiale che, a dire del conservatore decerebrato di turno, sarebbe colpa del welfare. Se spendi tanto nel welfare avrai anche un grande debito pubblico, no? Già, come no. I paesi Scandinavi [1] sono famosi per via del loro welfare di tipo universale e vediamo, ordunque, come sono messi in termini di debito pubblico [2].

Ecco la Danimarca:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Denmark  42.5  37  28.1  26  33.3  41.5  46.6  44.2 

 

La Svezia:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Sweden  51.6  50.4  46.4  41.7  36.7  41.6  40.8  37.5 

E vi risparmio l’ancor più basso debito pubblico della Norvegia perché  i nativi sguazzano nel petrolio. Non c’è che dire, i paesi scandinavi sono ad un passo dalla bancarotta e con rendimenti altissimi sui titoli di Stato. Ah no, scherzavo, la Svezia e la Norvegia sono i paesi dal rischio sovrano più basso [3].

Questo giochino per quanto utile è comunque superfluo: fra i pigs mancano i paesi scandinavi. Già questo sarebbe sufficiente a fanculizzare i conservatori americani ma proseguiamo lo stesso. Come se la sono cavata in termini di debito pubblico i paesi ora in crisi?

La Spagna, la grande malata d’Europa:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Spain  53.2  42.9  39.9  36.2  40.3  53.2  63.4  68.1 

L’Irlanda, l’ex tigre celtica:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Ireland  31.2  26.7  22.8  24.9  41.8  64.8  94.2  105.4 

Come si può notare i due paesi avevano due debiti pubblici bassissimi fino al 2008. Poi da lì il bubbone è esploso. Perché? Oh, elementare miei Watson: con i soldi pubblici si è dovuto salvare il sistema bancario indebitato ed a rischio crack. Si è fatto lievitare il debito pubblico per coprire quello privato. Geniale, no?

Ecco, ora, l’Italia:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Italy  105.6  108.8  107.8  104  105.9  115.8  118.1  120.1 

 

La Grecia:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Greece  112  106.8  104.6  89.5  97.4  113.4  144  161.7 

 

E il Portogallo:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Portugal  61.5  63.9  67.4  63.6  66.4  76.8  83.2  112.8 

Per i Lusitani vale lo stesso discorso dei cugini iberici. Per i due rimanenti paesi pigs si deve notare un sostanziale trend in decrescita fino al 2008 con conseguente peggioramento dei conti causato dalle misure di austerità patrocinate dagli austero/isterici. Sia come sia, nessun pigs è famoso per via del suo generoso welfare state. Nel caso ella Grecia e dell’Italia, anzi, si deve registrare la sua assenza. Al suo posto esistono dei trasferimenti alla famiglia concepita come ammortizzatore sociale con risultati quantomeno dubbi.

Per concludere, ecco la virtuosa Germania:

Country  2004  2005  2006  2007  2008  2009  2010  2011 
Germany  65.8  67.3  66.8  64.9  64.4  73.2  78.8  81.8 

Fino al 2008 l’andamento tedesco era inferiore a quello dei paesi iberici e dell’Irlanda. E di certo i tedeschi non navigano nel l’oro se si considera la presenza dei mini jobs (più di 7 milioni di persone pagate sì e no 400 euro al mese) e del fenomeno del ritorno al lavoro di oltre 100.000 pensionati [4]. E non per noia, ma per mettere assieme il pranzo e la cena.

Per la cronaca questo è quello americano:

Country  2004  2005  2007  2009  2010  2011 
United States  65  64.7  60.8  53.5  58.9  67.7 

Senza welfare fanno peggio della Danimarca. Un applauso agli ariani anglosassoni.

Appurato che il debito pubblico con il welfare azzecchi ben poco, e ancor meno con la Crisi visto che il problema è quello privato, dovremmo chiederci perché questa gente non arrivi a capire la situazione. Ignoranza? No, probabilmente è solo malignità.

Per capirne il motivo dobbiamo ricorrere ad un piccolo excursus storico. Prima dell’avvento del welfare state la vita era violenta e brutale. L’obiettivo primario era quello di mettere assieme il pranzo e la cena, non comprarsi l’ultimo modello di cellulare. Le favole, al riguardo, ne sono una rapida dimostrazione. Hansel e Gretel vengono abbandonati per via di una carestia e subito cadono sotto le grinfie di un adulto malintenzionato. Lo stesso vale per Pollicino o per i personaggi della Commedia dell’arte. Non a caso nel Medioevo si pregava “a peste, fame et bello libera nos Domine”. Il tutto in una società meschina e prevaricatrice. Se si lotta per sopravvivere, senza istruzione alcuna, non si dà affatto il meglio di sé alla facciazza dei cantori della competizione (degli altri).

Su questa massa di miserabili troneggiava una minoranza detentrice del capitale, delle terre, dei mezzi di produzione e dell’istruzione. Gli stessi che poi si meravigliano del grado di ignoranza e meschinità degli altri. Come ebbe a dire J.S. Mill, non ci si dovrebbe stupire dello stato di inferiorità della popolazione se la si tiene in una condizione di inferiorità.

A partire dal 19° secolo la situazione cambiò. Per prevenire i moti rivoluzionari e per assecondare l’esigenze della nascente industria [5] diversi paesi cominciarono ad adottare misure a sostegno della popolazione. Con il passare dei decenni ad esse si fusero l’estendersi dei diritti politici e sociali fino a culminare nel secondo dopoguerra in quel periodo definito dallo storico Hobsawm il trentennio d’oro.

Nell’arco di un secolo o poco più, allora, gli aristocratici oligarchici di un tempo persero potere e la propria posizione di supremazia sulla società. In termini politici dovevano condividere il voto con gli altri, in termini economici dovevano pagare le tasse [6] e non potevano fare più come cazzo volevano, in termini sociali non potevano più trasmettere il privilegio di generazione in generazione. Resosi conto della situazione partì la controffensiva: come convincere i fessi, d’altronde votano, di rimettersi in una condizione di inferiorità perdendo i diritti e tornando nel mondo brutale e violento di un tempo? La risposta venne trovata, a partire dagli anni ’70, dai vari movimenti culturali e gruppi di pressione che rientrano nella categoria di “neo-liberismo”: il frame. Letteralmente il termine significa cornice, ma in psicologia cognitiva indica il fatto che le persone interpretino sempre i fatti tramite strutture di pensiero. Prendiamo, ad esempio, le tasse. Cosa vi viene in mente? Grazie a 20 anni di Berlusconi è passata l’idea di mettere le mani nelle tasche degli italiani anche se poi sono le tasse a costruire gli ospedali e le scuole. Il contro frame di Padoa Schioppa “le asse sono una cosa bellissima” non ha avuto molto successo. Lo stesso giochino funziona su tutti i temi di dibattito politico. Il termine immigrazione che cosa evoca? Secondo la destra orde di invasori, secondo la sinistra orde di disperati. E così via. In ambito politico vince chi struttura i frame in basse alla propria offerta politica.

Che hanno fatto, allora, i conservatori? Per prima cosa hanno delegittimato il ruolo dello Stato nell’economia, lasciando mano libera ai loro capricci da oligarchi ariani. Il classico esempio viene dalla volontà di licenziare a piacimento e di pagare a noccioline, la fantomatica flessibilità. Poi è toccato al welfare ed al suo ruolo distributivo. Il tutto grazie alla mitologica welfare queen – una tipa mai esistita che campa alle spalle dei contribuenti – ed altri trucchetti del genere si è fatta passare l’equazione “welfare = parassitismo”. Una persona sana di mente, ovviamente, farebbe notare che se c’è un abuso si colpisce l’abuso mica l’istituzione. Se un’azienda è corrotta, infatti, la si bastona mica si mette fuori legge il mercato privato. Per concludere, infine, si è distrutta la scuola pubblica assicurando il monopolio delle conoscenze specifiche necessarie nel mondo del lavoro alla minoranza che può accedere alle scuole private. E no, mi spiace, portare come esempio il negretto di turno è inutile perché in un sistema competitivo c’è chi sale ma anche chi scende. Quanti figli di milionari sono finiti nelle scuole pubbliche americane?  Cos’è, tutti intelligenti e mai un ciuccio?

Ma il tocco finale viene dall’orgoglio, l’elemento che ha fatto decadere Lucifero, figurarsi le masse. Nel mondo contemporaneo sei qualcuno se hai soldi, fisico da sportivo di successo o cervello. Senza nessuno di questi elementi ti rimangono soltanto l’orgoglio e il desiderio di non essere l’ultimo gradino della civiltà. Se ci fate caso i conservatori non fanno altro che rifarsi all’orgoglio delle masse. I lavoratori contro gli intellettuali, i privati contro i lavoratori pubblici, eccetera. Non è un caso se a votare i distruttori del welfare, dei diritti politici e sociali siano anche le vittime del ritorno all’Ancien regime.

Ecco spiegato, infine, certe scemenze sparate dai conservatori sulle Crisi attuale. Tutto fa brodo pur di tornare all’origine. C’è solo un problemino: non puoi chiedere più consumi se tagli gli stipendi e rendi insicuro il futuro. Andare a debito funziona per un po’, ma come si è avuto modo di vedere alla fine la cosa la paghi. E no, non tutti possono esportare senza importare come opera la Germania. In pratica questi intelligentoni distruggendo i cittadini stanno affossando anche i consumatori. Previsione per il futuro? Il caos come quello degli anni ’20 del secolo scorso o il ritorno al Welfare State. Il problema è che i ricchi sono spesso ignoranti e non hanno mai preso in considerazione l’idea del panem et circenses. Oh beh, alla fine sono loro a rischiare questa roba qui:

P.S. Nel post non mi sono schierato né contro né pro il welfare. Il compito di chi scrivere è illustrare le cose, non forgiare l’opinione altrui. Pensatela come volete ma senza ignorare i fatti. Se lo capire bene, sennò potere andare a fanculo. Grazie.

[1] Geograficamente la Danimarca non è un paese scandinavo ma i locali si considerano così.

[2] I dati vengono, salvo dove diversamente specificato, da Index Mundi.

[3] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-30/norvegia-svezia-paesi-rischio-132935.shtml?uuid=AaOLzDkD.

[4] Cfr. http://www.lettera43.it/economia/aziende/berlino-il-lavoro-non-va-in-pensione_4367562641.htm.

[5] All’agricoltura l’analfabeta va bene, all’industria occorre il semianalfabeta. Solo i servizi richiedono gli studi.

[6] I nobili ed il clero di una volta erano esentati.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2012 da in economia con tag , , , , , .
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