Charly's blog

Dimmi che Welfare sei e ti dirò che marmocchio avrai

L’Italia, si sa, è il paese dei luoghi comuni e dei miti dettati dal misto fatale di pigrizia ed incompetenza. Un po’ su tutto, dalla politica e dallo sport. Poi, per carità, meglio per me che così ho un po’ di materiale per il mio blog. Oggi, allora, occupiamoci di un mito duro a morire: se le donne lavorano non fanno figli.

Premessa d’obbligo. Il Congo, ad esempio, possiede un tasso di natalità elevato, seppur in calo da 10 anni da questa parte, pari a 5 marmocchi per donna [1]. Bravi, vero? Certo, se volete vivere in un posto così:

Nulla da eccepire che i paesi più poveri siano i più prolifici, ma chi è così fesso da volere scambiare la pancia piena con le culle vuote con la pancia vuota ed i marmocchi per terra (che le culle costano troppo)? Appunto. Confrontiamo, allora, i paesi ad economia post industriale caratterizzati da un elevato tenore di vita e da un’elevata presenza femminile sia negli studi sia nel lavoro. L’Italia presenta un tasso di fertilità di 1,4 marmocchi per donna [2]. La Svezia è a 1,67 [3], la Danimarca è al 1,74 [4], la Finlandia al 1,73 [5], la Norvegia al 1,77 [6]. Secondo la vulgata i paesi nordici dovrebbero presentare un tasso di occupazione femminile inferiore a quello italiano. È così?

Tasso di occupazione per genere.

No [7]. Guarda un po’, al Nord le donne lavorano di più e hanno anche più figli. Il trend si ripete anche per gli altri paesi del Sud Europa caratterizzati sia da un basso tasso di occupazione sia da una bassa natalità. La Spagna è a 1,48, il Portogallo a 1,51, la Grecia a 1,39. In pratica è l’esatto contrario di quanto si è soliti credere: nelle economie avanzate meno le donne lavorano e meno marmocchi producono.

Per spiegare questo apparente paradosso basta dare un’occhiata alla cultura dei paesi in esame. Quelli del Sud sono caratterizzati da forti legami di sangue. Nel corso della vita le relazioni fra figlie  genitori non si allentano come testimonia il fatto della relativa vicinanza del vecchio col nuovo nucleo familiare. La famiglia, inoltre, garantisce sostegno sia monetario sia di servizio (a chi si molla il figlio? Alla nonna), mentre a loro volta  i figli si prenderanno cura dei genitori in età anziana. La famiglia, allora, è il cardine della vita sociale e per questo motivo nei paesi del Sud il welfare è stato organizzato non come erogazione dei servizi ma come trasferimento di risorse alla famiglia. Nei paesi del Nord la situazione è l’opposto: lì i legami familiari sono molto meno forti. In assenza del ruolo familiare, quindi, il welfare è stato organizzato sulla base dei servizi forniti dallo Stato. È stato conciliato, inoltre, il ruolo del marito con quello della moglie: anche il primo può godere del periodo di maternità. Con le spalle coperte, ordunque, le nordiche possono dedicarsi sia al lavoro sia alla famiglia (e i giovani uscire di casa prima). Se producono marmocchi non vengono espulse dal mercato del lavoro, se lavorano sono in grado di appioppare a qualcuno/qualcosa il pupo. Le meridionali, ahiloro e ahinoi, non possono usufruire di questa possibilità. In più con l’aumentare dell’età si ritrovano nelle condizioni di dover accudire i genitori. In pratica: se lavori niente figli; se figli e genitori a carico niente lavoro. È ovvio che le fanciulle, dopo decenni di studio, cerchino di trovare la quadra della situazione, giusto per non finire a lavare i calzini al Camillo Langone di turno. Spoiler: non ci riescono e rimangono sospese nel limbo fra la desiderata maternità ed il desiderio di emancipazione.

Si dirà: e il tasso di natalità americano pari al 2,06 [8]? Tanto per cominciare la società americana è dotata di un welfare di tipo residuale e non è vero che non vi sono tutele. Al di là di questo anche lì i numeri sono in calo, specie fra la popolazione immigrata che teneva alto il dato complessivo [9]. Anche lì i wasp di ordinanza, ariani alti biondi occhi azzurri, lasciano a desiderare.

La morale della storia è che si vogliono i marmocchi ci sono due strade percorribili: o si vive nel 3° mondo o si concilia l’emancipazione della donna con il mondo del lavoro il tutto condito da un sano welfare. In pratica bisogna fare delle cose, non chiacchierare. Ad ascoltare i media, invece, si odono soltanto grugniti relativi a fantomatiche battaglie culturali ed un continuo abbaiare verso il mitologico nichilismo, padre di tutti i mali (buco dell’ozono compreso). Come mai? Oh, beh, a chiacchierare non si sbaglia mai. È anche a fatica zero.

[1] Cfr. http://www.indexmundi.com/democratic_republic_of_the_congo/total_fertility_rate.html.

[2] Cfr. http://www.indexmundi.com/italy/total_fertility_rate.html.

[3] Cfr. http://www.indexmundi.com/sweden/total_fertility_rate.html.

[4] Cfr. http://www.indexmundi.com/denmark/total_fertility_rate.html.

[5] Cfr. http://www.indexmundi.com/finland/total_fertility_rate.html.

[6]Cfr. http://www.indexmundi.com/norway/total_fertility_rate.html.

[7] La fonte del grafico: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Employment_statistics/it.

[8] Cfr. http://www.indexmundi.com/united_states/total_fertility_rate.html.

[9] Cfr. http://www.ilmondo.it/esteri/2012-07-26/usa-meno-figli-c-crisi-tasso-natalit-peggiore-25-anni_64215.shtml.

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Un commento su “Dimmi che Welfare sei e ti dirò che marmocchio avrai

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Questa voce è stata pubblicata il 9 novembre 2012 da in cultura con tag , , , .
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