Charly's blog

Recensione libro: Il cigno nero

Fra le varie branche della filosofia possiamo trovare l’epistemologia che si occupa delle modalità con le quali gli esseri umani possono acquisire la conoscenza scientifica e, in senso più lato, la conoscenza tout court. E sì, esattamente come appare è di una noia mortale. Negli ultimi tempi la psicologia cognitiva si è messa in concorrenza con l’epistemologia anche se quest’ultima si limita, in genere, agli errori di percezione di natura cognitiva. Il libro che mi appresto a recensire tratta di entrambe le questioni: Il cigno nero di N.N. Taleb.

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Il testo prende il titolo dal fatto che un tempo si era convinti che tutti i cigni fossero bianchi, ma poi si scoprì una specie australiana caratterizzata dalle penne nere. Questo aneddoto viene elevato a metafora del peso dell’inaspettato nelle vite umane. Credenze consolidatesi millennio dopo millennio possono essere spazzate via con una sola scoperta. L’autore del saggio dedica la propria attenzione ai cigni neri, i fenomeni inaspettati che possono modificare il corso della storia.
Ad un certo punto l’autore si lamenta del fatto che, in genere, lo scambino per una versione post moderna di David Hume. L’autore scozzese, in effetti, è famoso per essersi occupato dei limiti della conoscenza umana, specie per quanto riguarda le generalizzazioni dovuto alla causalità. Taleb, invece, si occupa dell’inaspettato e della nostra cecità nei suoi confronti. Può sembrare un’ovvietà dato che la nostra cecità a quello che non ci aspettiamo è piuttosto scontata. Ma si deve tenere presente che gli uomini fanno di tutto per ridurre questa incertezza, ricorrendo agli oroscopi o facendo affidamento su inutili modellini matematici che dovrebbero predire il futuro senza, però, azzeccarne una. L’autore ci invita a diffidare di queste previsioni di per sé fallaci e di prepararsi all’inaspettato che, in ogni caso, non necessariamente è una cattiva notizia.
Per quanto riguarda lo stile, il testo è scritto in modo semplice e non mancano spunti ironici. Per le prime duecento pagine, tuttavia, vi è la particolarità di non essere scritto in un modo organico come in genere succede con la saggistica. È più un insieme di piccoli dosi di questo o quello, un po’ come i blog. Immagino che per i nativi digitali la cosa non sia nulla di sorprendente, ma al sottoscritto ha causato non poche difficoltà.
Il libro, in definitiva, è di sicuro interesse ed è sacrosanto nel ricordarci che è più importante quello che non sappiamo rispetto a quello che sappiamo (aka la biblioteca di Umberto Eco). Non mancano altre riflessioni di valore, come quella sulla cieca giustizia della fortuna/sfortuna, ma ho come l’impressione che questo libro non possa aspirare a cambiare lo statuto degli studi epistemici. Chissà, forse la sua ovvia banalità non è così banalmente ovvia da renderlo rivoluzionario.

Voto: 6,5. Una lettura interessante, non rivoluzionaria.

N.N. Taleb, Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita, il Saggiatore, Milano 2009, pp. 11-374. Prezzo copertina 10 euro.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 dicembre 2012 da in recensioni con tag , .
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