Charly's blog

Gerard Depardieu. J’accuse.

L’attore francese Gerard Depardieu non è nuovo alle polemiche ed alle prime pagine sui quotidiani, ma, stavolta, ha conquistato la ribalta per un motivo differente dal solito. L’attore, infatti, ha annunciato di voler lasciare la Francia per il Belgio per evitare di pagare il sempre più esoso fisco transalpino. Di per sé non si vede il problema: le tasse si pagano per avere dei servizi, Depardieu lascia il paese e così facendo non può più usufruire dei suddetti servizi. Zero tasse, zero servizi, semplice, no?
A leggere le polemiche, invece, la questione non è poi così lineare. Depardieu è stato accusato di essere interessato solo ai soldi e non al benessere del paese, specie in questi tempi di sacrifici e spending review. Sarebbe facile ribattere considerando tutti gli anni di fedeltà al fisco, ma il punto è un altro: secondo molti il cittadino deve qualcosa al paese. Ma è davvero così?
Prima di rispondere, un breve excursus storico è necessario per mettere a fuoco la questione. Nelle aristocrazie/oligarchie a dir si voglia, in genere vigeva una netta divisione del potere a cui andava di pari passo una divisione dei doveri. Nell’Iliade oltre agli eroi, i detentori del potere politico, erano presenti anche i peones ma in una posizione subalterna sia in assemblea sia sul campo. Conti poco, ma in battaglia stai nelle retrovie. Un simile schema veniva ripetuto nelle società medievali dove alla popolazione toccava pagare i balzelli ed i pedaggi, ma il dovere militare era ristretto alla nobiltà.
Una parziale eccezione è stata la Roma repubblicana dove ogni cittadino aveva il compito di difendere lo Stato con le armi, pena l’esclusione dalla cittadinanza. Certo, poi alla resa dei conti a comandare era il Senato ed il tutto ricorda la favola L’asino e il vecchio pastore [1]:

Cambiare padrone non cambia la situazione di chi deve servire.
se non il modo d’essere del padrone.
Che sia vero lo indica questa favola.

Un vecchio, di animo pauroso, faceva pascolare un asino.
Ad un tratto si udirono grida di gente allarmata
dall’arrivo di guerrieri nemici.
<< Via, via ! >> grida il vecchio all’asino.
<< Scappiamo! non ci devono prendere ! >>
Ma l’asino, senza scomporsi:
<< Credi forse che il vincitore mi metterà addosso due basti ? >>
Gli oppressi non hanno altri nemici fuor che i loro oppressori.

L’asino è utile al padrone con un basto sulla schiena e nessuno
sarà tanto sciocco da mettergliene due. Allora perché fuggire ?

Con la Rivoluzione Francese si torna all’antico ed ogni cittadino è chiamato a difendere non più lo Stato – vuoi mai che qualcuno mangi la foglia – ma la “patria”. In aggiunta si viene a configurare un nuovo sistema fiscale non più basato sul pagamento di questo o quell’utilizzo (il passaggio di un ponte, l’utilizzo di un mulino), ma sulla persona. Il cittadino, allora, paga le tasse e deve servire lo Stato anche a costo della vita.
Bene, ma ci si dovrebbe chiedere per aver in cambio cosa. Per quanto riguarda i servizi, non c’è nulla da dire dato che non sono un regalo ma il frutto delle tasse pagate. Più divertente, invece, il fatto di gettare la propria vita in cambio della cittadinanza. Che cosa si può fare, infatti, in cambio dell’unica vita a disposizione? Solamente due cose: votare od essere votati. Nel primo caso ci si limita a scrivere una x ogni 5 anni, poco più di una goccia nell’oceano; nel secondo caso ci si scontra con l’amara verità che senza soldi e media non si vince il seggio. Insomma, fuffa o poco più.
Dal novero sono esclusi i diritti e le libertà che sono inalienabili in quanto esseri umani e non concessioni statali, nonché i servizi che sono finanziati dalle tasse. A ben vedere lo Stato offre ben poco. Le libertà sono tali perché siamo umani, i servizi li finanziamo con le nostre tasse e la cittadinanza si riduce ad una capatina ai seggi elettorali ogni tanto. Pensate, ora, a tutti i 18enni che sono morti nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. In gran parte contadini semi analfabeti, privi di servizi e potere politico. Hanno buttato l’unica cosa che possedevano davvero, la vita, per nulla. I superstiti, infatti, cos’hanno ottenuto? Né ricchezza, né potere. E ditemi, allora, in cosa consiste la cittadinanza, specie per chi è deceduto in mezzo al fango ed alle malattie, lontano dagli affetti e da casa? Hanno, forse, ottenuto un posto riservato all’al di là? No, l’unica medaglia è una fradda lapide in un cimitero nell’indifferenza totale.
Ci si potrà anche indignare che Depardieu scelga di lasciare la Francia (ma stranamente, poi, si dice poco sulle imprese che vogliono de localizzare, vero Monti?), ma io vedo con più preoccupazione il rapporto che si instaura fra il cittadino servo e lo Stato il padrone. Specie in Italia dove alle tasse da paese scandinavo si associa un welfare da terzo mondo.

[1] Cfr. http://www.inrete.ch/cult/FAVOLE/Fedro/Fedro-L’asino%20e%20il%20vecchio%20pastore.htm.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2012 da in cultura con tag , , , .
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