Charly's blog

Argumentum: Statum est familia

Qualche anno fa, in tempi più felici, dilagava per i media la canzone Cancella il Debito a favore dei paesi del terzo mondo. Al giorno d’oggi, in tempi più tristi si parla sempre di debito, ma del proprio e non di quello altrui. Fra tutti troviamo il più odiato dai commentatori economici: quello pubblico. Nelle discussioni politiche, infatti, spopola l’argomento Statum est familia che così recita:

lo Stato è come una famiglia: è virtuoso se guadagna più di quanto spende.

L’idea è semplice: le vedete le famiglie? Per arrivare a fine mese devo far quadrare i conti, ovvero far sì che le spese non superino gli introiti. Fila, no? No, non fila. Una piccola domanda: ma le famiglie, come agiscono di fatto? Indebitandosi e non poco. In Italia è un’istituzione religiosa il mutuo sulla casa che, ahinoi, è un debito contratto con la banca o chi per lei. Già qui cade il mito che le famiglie debbano far quadrare i conti: il tetto sulle teste di molte famiglie è a debito. E non solo. Le auto, in genere, sono pagate a rate. Per quale motivo? Per l’ovvia ragione che al momento dell’acquisto non si dispone dei soldi necessari e ci si indebita. E sempre per questo motivo si può acquistare uno smartphone a rate, o una televisione, o chissà cosa: per una dannata mancanza di soldi che porta ad indebitarsi. Se le famiglie adottassero il precetto sacro ai spaghetto liberisti i consumi crollerebbero a picco: niente case, niente auto, niente chincaglierie varie.
Ma le imprese, signora mia, loro sì che rispettano la regola aurea. Già, come no [1]:

La quota di piccole e medie imprese (attive nei settori dell’industria e dei servizi di mercato) che hanno cercato finanziamenti esterni è stata pari al 52,2%, nettamente superiore a quella rilevata nel 2007 (36,5%). Il credito risulta il canale di finanziamento privilegiato (27,1% delle imprese nel 2007 e 33,9% nel 2010); al capitale di rischio ricorre meno dell’1% delle aziende, mentre in tre anni è raddoppiata (passando dal 14,7% al 28,3%) la percentuale di aziende che ha ricercato finanziamenti con strumenti diversi, quali: credito commerciale, scoperti bancari, anticipazioni della clientela, sussidi pubblici, leasing e prestiti agevolati

Ma pensa un po’ te, gli imprenditori si indebitano e non poco. Tra l’altro, secondo la CGIA di Mestre la stretta al credito è drammatica:

Negli ultimi 14 anni, solo nel secondo semestre del 2011, i prestiti bancari erogati alle imprese hanno registrato una contrazione negativa assai decisa: -2,4% per le società non finanziarie; -1,6% per le famiglie produttrici (aziende familiari con meno di 5 addetti). La denuncia è sollevata dalla CGIA di Mestre che, ancora una volta, torna su un tema sempre più scottante: l’emergenza credito.
“Bisogna ritornare a dare ossigeno alle imprese – commenta il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi – altrimenti corriamo il rischio che la situazione imploda. Le avvisaglie, purtroppo, non mancano. I suicidi dei due piccoli imprenditori di Venezia e di Taranto sono la punta dell’iceberg. Il sistema delle micro imprese rischia di non reggere l’urto della crisi”.

Scusate, ma fatemi ricapitolare, d’altronde io non sono un capitano d’industria e come Ayn Rand ci insegna sono un povero parassita bastardo che merita di morire (in uno Stato socialista). Abbiamo appurato che lo Stato dovrebbe comportarsi come le famiglie, in pratica spendere meno di quanto si guadagni. Tralasciando l’ovvia ovvietà che lo Stato di suo non guadagna ‘na cippa e che i soldi che maneggia derivano dalla tassazione e, di conseguenza, se si applicasse la regola aurea lo Stato prenderebbe più soldi di quelli necessari, dobbiamo ammettere che sia le famiglie e sia le imprese ricorrano al credito aka il debito privato. E che se si bloccasse questo processo i consumi delle famiglie crollerebbero a picco, mentre le imprese sarebbero costrette a chiudere i battenti. Qualcuno mi spiegare l’arcano?
Immagino che il nostro amico spaghetti liberista proverebbe a fare il sofista che sì, le famiglie sono sporche e cattive, mentre le imprese ricorrono al credito per investire nelle aziende. Sarà, ma stranamente il nostro amico non si avvede che per mantenere il livello artificiale dei consumi, allora, si dovrebbero aumentare i redditi. Se ricorro alle rate per acquistare un automobile e perché non ho i contanti. Se non posso accedere al credito non compro l’auto, banale no? E poi chi li sente i lamenti di Marchionne, il modernizzatore dei due mondi…
Al di là di questo, lo si può chiamare anche investimento, ma di fatto è un debito. Se presto dei soldi a qualcuno li rivoglio indietro, quale che sia il suo utilizzo. Attirare, quindi, gli investimenti esteri – ultima vestigia di invocazione alla divinità nelle economie avanzate – è sinonimo di indebitarsi con qualcuno che risiede, per l’appunto, all’estero. Con la differenza che il debito privato è più insidioso di quello pubblico. Come la Spagna e l’Irlanda hanno insegnato, quando le banche esagerano si dimenticano tutte quelle parole sull’inesistenza della società e sugli “animal spirits” e molto più mestamente battano cassa dallo Stato trasformando il debito privato in pubblico (salvo poi lamentarsi dei burocrati e vattelappesca).
Per chi non l’avesse ancora capito, specie i nostri amici spaghetti liberisti, il capitalismo si basa sui debiti. Certo, in genere lo si chiama investimento, ma di fatto è un debito contratto da qualcuno nei confronti di qualcun altro. Per questo motivo il capitalismo richiede una crescita nella ricchezza prodotta. Se mi prestano dei soldi, devo avere abbastanza ricchezza per restituirli con gli interessi più quella necessaria per campare. Se prendo 100 soldi per avviare un’attività economica, per fare un esempio, ne dovrò restituire 105. E quei 5 li posso avere solo creando altra ricchezza con la quale ottenere il denaro. Una società di tipo tradizionale, invece, richiede questo processo in misura decisamente minore perché, bene o male, la base di prodotti è sempre la stessa. Una società rurale può produrre monumenti grandiosi grazie alle corvèe od al pagamento delle imposte tramite prodotti o servizi, ma lo stile di vita dei contadini (il 90% della popolazione) rimane immutato. Il capitalismo, invece, rivoluziona lo scenario. D’altronde, se prende il nome dal capitale un motivo pur vi sarà.
Arrivati a questo punto, fatemi capire una cosa. Se le famiglie s’indebitano per comprarsi un telefonino del piffero, ehi bisogna sostenere i consumi. Se lo fanno le imprese, ehi, vuoi mica ammazzare l’innovazione tecnologica? Se lo Stato s’indebita per costruire strade e ponti, cazzo, allora non va bene. Perché? Si dirà perché lo Stato spreca i soldi, i burocrati, eccetera. Ah, ma, allora, il problema non è il debito in quanto tale, ma il suo utilizzo. Un po’ come la storia della Welfare queen di reaganiana memoria [3]:

The term “welfare queen” is most often associated with Ronald Reagan who brought the idea to a national audience. During his 1976 presidential campaign, Reagan would tell the story of a woman from Chicago’s South Side who was arrested for welfare fraud:
“She has eighty names, thirty addresses, twelve Social Security cards and is collecting veteran’s benefits on four non-existing deceased husbands. And she is collecting Social Security on her cards. She’s got Medicaid, getting food stamps, and she is collecting welfare under each of her names. Her tax-free cash income is over $150,000.”

Una persona normale concluderebbe che in caso di abusi si dovrebbe punire chi li compie, lo spaghetto liberista ne ricava che va cancellata ogni cosa. Beccano un tizio ubriaco al volante? Perdio, che si elimino le patenti!
Delle due l’una:
_ o gli spaghetto liberisti sono le quinte colonne del rinnovato Partito Comunista globale, anzi intergalattico, volto a distruggere il capitalismo;
_ o è retorica di bassa lega finalizzata a conseguire un altro obiettivo, tipo, che so, il cristallizzarsi si una società gerarchizzata in divisioni di classe.
Ma il lettore è libero di farsi una sua idea.

[1] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/48889.
[2] Cfr. http://www.cgiamestre.com/2012/03/emergenza-credito-mai-come-nell%e2%80%99ultimo-semestre-del-2011-e%e2%80%99-diminuito-il-credito-alle-aziende/.
[3] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Welfare_queen.

Annunci

Un commento su “Argumentum: Statum est familia

  1. Pingback: Days of future past « Charly's blog

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 4 gennaio 2013 da in Argumenti con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: