Charly's blog

Quell’irragionevole razionalità

Abbiamo parlato nel post precedente della razionalità, ma che cosa s’intende con questo termine? L’impressione è che spesso e volentieri venga scambiata per la ragionevolezza o la logica o chissà cos’altro. Come diceva il mio vecchio compagno di scuola Max Weber, la razionalità non è altro che rendere coerenti i mezzi rispetto ai fini.
Esempio pratico. Progetto una strage, che devo fare? Ovvio: studio la zona geografica e le modalità d’intervento della polizia sia se voglio salvarmi o meno (per prolungare il tempo dedicato alla strage); mi equipaggio perché sarà pur vero che si può uccidere una persona con un sasso ma, chissà come mai, il lavoro viene meglio con un’arma da guerra; pianifico l’operazione considerando le abitudini delle vittime. Un simile modus operandi è razionale come pochi, ma dice poco sull’azione in sé: è razionale effettuare una strage? Boh, dipende dagli obiettivi e da mille variabili. Insomma, la razionalità è uno strumento ma in quanto tale non è in grado di definire altri fattori come la moralità dell’agire.
Lo stesso fenomeno lo si ritrova nell’agire dell’homo oeconomicus. Stando ai modelli dell’economia, le persone agiscono in modo razionale confrontando i propri desideri con il vincolo del budget. Se hai una moneta d’oro puoi spendere soltanto una moneta d’oro. Se sei un imprenditore devi allocare in maniera efficiente i vari fattori di produzione pena il fallimento, eccetera. Teoricamente questa linea di condotta all’insegna dell’egoismo razionale dovrebbe arrecare vantaggi a tutti le persone coinvolte nel processo. Sfortunatamente, le teorie sono belle fino a quando non si scontrano con la realtà.
Le imprese hanno tutto l’interesse a delocalizzare parti del processo produttivo, ma se il principale mercato è quello interno si incontreranno difficoltà legate alla disoccupazione. Lo stesso discorso vale sulle detassazioni: l’ovvio interesse si scontra col fatto che qualcuno quei servizi li deve pagare tramite la tassazione, pena dissesto del bilancio dello Stato.
Le banche hanno tutto l’interesse a non rischiare con le imprese investendo nei più sicuri titoli di Stato. Certo, così facendo si può dire addio alle imprese e all’occupazione con conseguente estinzione dei clienti per le banche stesse. Sempre le banche hanno tutti i vantaggi a dedicarsi al credito rischioso, tanto se la cosa va male lo Stato, l’odiato e deprecato Stato-ladro s’intende, dovrà intervenire. Tutti contenti, tranne le casse dello Stato.
La Borsa ha tutto l’interesse ha investire in cerca del profitto immediato anche se il costo è il formarsi delle bolle finanziarie. E quando le bolle esplodono addio lavoro e reddito. Addio ai soldi da investire, in pratica, ma che volete? Le Borse guardano ai trimestri, mica ai lustri.
Le famiglie hanno tutto l’interesse a comprare la roba cinese perché più economica, anche se nel processo ci rimettono il posto di lavoro in modo diretto o indiretto. E sempre alle famiglie conviene investire in titoli di Stato piuttosto che nelle imprese.
Lo stesso si può dire nell’automazione sempre crescente delle attività produttive. Le imprese risparmiano, i consumatori ne risultano avvantaggiati in vari modi (internet ha semplificato le prenotazione dei viaggi, per dirne una). Ma, poi, alla fine cos’abbiamo? Imprese semi vuote perché nessuno lavora e magazzini pieni perché nessuno può comprare. E chi sosterrà i consumi?

Io, il consumatore.

Io, il consumatore.

Insomma, la razionalità economica porta ad una splendida e razionale stupidità. Nessuno vede più in là del proprio naso perché è razionale vedere a breve distanza. Si pensa al problema di oggi, non a quello possibile di dopo domani. Che fare? Di certo non si può adottare una politica centralizzata dato che si conoscono benissimo le disfunzioni di questa strategia. Quindi? Boh, non saprei. Oltre a deridere quelli del “il mercato ha sempre ragione”, variante post moderna del Deus vult, s’intende. Nonché variante capitalista delle sorti progressive della storia di marxiana memoria.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2013 da in economia con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: