Charly's blog

Recensione film: Frankenweenie

Victor è un amante della scienza e come tutti gli scienziati è asociale e solitario; come tutti gli amanti della scienza che compaiono nei film dispiega un certo fascino con la vicina carina e caruccia (non vale per gli scienziati veri, sorry). Il suo unico amico è il suo cane Sparky con il quale condivide affetto, tempo e la passione per il cinema. La scienza spesso crea più grane di quante ne risolva ed a causa di una fiera scientifica il povero Sparky si ritrova a dover salutare il mondo terreno. Ma Victor, memore dello spirito faustiano che dovrebbe animare la scienza (quella vera), decide di riportare indietro il suo amico…

Tim Burton torna alle origini confezionando un remake di una sua pellicola degli anni ’80. Graficamente in bianco e nero e simile a The Nightmare Before Christmas, il film tocca tutte le tematiche tipicamente burtoniane: il senso di alienazione, il gusto del gotico, un candore sotterraneo fra uno scheletro e l’altro. Non mancano le citazioni alla letteratura (l’ovvio Frankenstein), ed al cinema: dai mostri giganti tanto amati dai giapponesi all’horror, con tanto della versione burtoniana dei Gremlins (o, almeno, io l’ho interpretata così).
La storia di per sé è telefonata come poche: si sa già quali saranno le plausibili interazioni del cane con il vicinato, la paura iniziale della folla e il lieto fine finale, nonché l’aggancio romantico con la vicina. L’unico elemento da scoprire è l’elemento che scatena il convergere di questi fattori, ma anche qui non è difficile arrivare al 2+2: tecnologia in grado di resuscitare gli animali domestici + marmocchi interessati + necessità di un problema. Quindi…
Sia come sia la storia è carina, carica di emozioni. Non è originale o da ricordare, ma è un’ora e qualcosa ben spesa.

Voto: 6,5. Opera carina, nulla più. Degna di una visione televisiva.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 marzo 2013 da in recensioni con tag .
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