Charly's blog

Ahi, ahi, ahi: mala scientia e mala civis

È appena uscita l’edizione 2013 de Annuario Scienza Società curato da due sociologi dell’Università di Padova e non mancano le chicche. Un italiano su due crede che il sole sia un pianeta, il 55% degli italiani ritiene che l’elettrone sia più grande di un atomo e ben 6 italici su 10 ignorano la funzione degli antibiotici. Neppure i laureati se la cavano meglio dato che solo il 45% dei laureati e il 30% dei giovani tra i 15 e i 25 anni hanno risposto in modo corretto ai tre quesiti sopra citati [1].

Il potenziale dell’indignazione un tanto a chilo c’è tutto, ma si potrebbe avviare una riflessione di più ampio respiro. Partiamo da un paio di aneddoti biografici. Anno scolastico 2000/1, inizio settembre. Un giovane Charly inizia l’avventura al liceo scientifico e si ritrova a spasso per la scuola. Non per aver marinato la lezione, ma in viaggio esplorativo. Fra un’aula e l’altra ci portano anche al laboratorio scientifico: provette, roba varia. Lì e lì mi son detto “cavoli, ho fatto la scelta giusta!”. Eh sì, all’epoca scelsi il liceo scientifico perché volevo un’istruzione di tipo tecnico-scientifico [2]. Com’è finita? Anno scolastico 2004/5, penultima settimana di scuola. La profia di scienze introduce un nuovo argomento: l’astronomia. In un’ora si studia il nome dei 9 pianeti (all’epoca Plutone era un pianeta) e poco altro. È meglio non chiedere ai neo diplomati di quell’annata la differenza fra una quasar ed una pulsar…

Questo aneddoto ha, in realtà, portale universale. Nel sistema scolastico italiano la scienza riveste un ruolo del tutto secondario. D’altronde al liceo scientifico si studia scienza solo a partire dal 2° anno per un paio d’ore, contro le 9 di latino e italiano (letteratura italiana) fin dal primo anno. Dal triennio si aggiunge la fisica, ma vorrei far notare che nelle due ore di scienza entrano anche la biologia e la geologia, l’astronomia e la chimica. Ed è meglio non chiedere per quanto riguarda la zoologia, la climatologia, l’evoluzione. E visto che si tratta del liceo stiamo parlando della scuola top in Italia. Il risultato? Le statistiche di cui sopra.

Si potrà obiettare che non esiste solo la scuola. Già, ma vorrei ricordarvi questa roba qui:

Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!

Si tratta di Genesi 3, 17-9. Secondo voi perché hanno inserito un simile passaggio? Banale, se lavori non hai tempo per studiare. Non a caso fino all’avvento dell’attuale delirante modello sociale (lavorare per consumare e consumare per lavorare) era nobile chi era esentato dalla fatica del lavoro. Domanda, domandina: quando arrivate a casa dopo ore di lavoro e seccature, cosa fate? Studiate chimica o vegetate sul divano col telecomando in mano?

E non si può certo sostenere che la divulgazione scientifica sia un fattore in grado di fare la differenza. Tralasciando il fatto che il problema scuola rimanga in tutta la sua gravità, la suddetta divulgazione scientifica non ti viene a suonare a casa, no? Quindi si deve fare uno sforzo attivo. E chi lo fa? Il lavoratore disfatto sul divano? E, poi, quale divulgazione? Ormai sono rimasti solo Giacobbo e Mystero e se permettete non definirei né l’uno né l’altro divulgazione scientifica.

Il problema è che la conoscenza scientifica è necessaria per il dibattito politico. Su molte tematiche non ci suo esprimere senza avere un livello decente di conoscenza: dalla corsa allo spazio alle bio-tecnologie, dall’energia ai trattamenti sanitari. Anche a livello economico l’ignoranza scientifica si fa sentire: la spesa del PIL dedicata alla R&S è del 1,26. Il risultato è che soltanto il 7% dell’export italiano è composto da prodotti ad alta tecnologia. Come termini di riferimento, Gli Stati Uniti sono al 20%, il Regno Unito al 21%, la Svezia al 14%, la Francia al 25%. La Cina, il paese emergente per antonomasia, è addirittura al 28% [3].

Ed è una cosa grave. Non ci arrivate, vero? Il problema, infatti, si ritrova anche per le altre discipline necessarie all’amministrazione del paese, tipo diritto ed economia. Quanto di voi sono in grado di descrivere la differenza fra il diritto civile e quello penale, o fra la deflazione e l’inflazione? E no, mi spiace, in questi settori non c’è proprio divulgazione.

Che fare? Piagnucolare meno è un bel punto di partenza. Poi si dovrebbe fare mente locale. Fino a quando la giornata sarà composta da 24 ore e la settimana di 7 giorni, è evidente che o si allunga il percorso scolastico per inserire le materie necessarie per comprendere il mondo contemporaneo (le scienze naturali e quelle sociali) o qualcos’altro deve saltare. Considerato che la scuola italiana è strutturata, astrologia a parte, su quella medievale non è difficile capire dove tagliare. Lo si farà? No, perché i matusa nostrani preferiscono alzare il ditino e dare degli ignoranti a destra e manca. Fatemi un piacere: provate a chiedere a questi tizi la differenza fra il primo e il secondo principio della termodinamica. Così, tanto per ridere.

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2013/03/07/cultura/opinioni/editoriali/pianeta-sole-per-meta-degli-italiani-kZgjn24KdSxKIhxzkZoBaN/pagina.html.
[2] Mi sono poi reso conto che, parafrasando Massimo Sandal, la scienza è come un hot dog. Gran bella cosa, ma è meglio non sapere com’è fatta.
[3] Cfr: http://data.worldbank.org/indicator/TX.VAL.TECH.MF.ZS.

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2 commenti su “Ahi, ahi, ahi: mala scientia e mala civis

  1. Andrea
    11 maggio 2014

    Forse sei stato tu ad essere sfortunato con l’insegnante di scienze. Io ho iniziato il liceo nell’anno in cui tu l’hai finito, ed ho seguito presumibilmente gli stessi identici programmi (che negli ultimi anni mi risultano essere cambiati, tra l’altro) per ogni anno, ma ti posso garantire ad esempio che nel libro di biologia l’evoluzione era trattata eccome, e la mia insegnante l’ha abbondantemente trattata.
    Ora indubbiamente i miei ricordi sono arrugginiti, avendo scelto un percorso totalmente diverso, ma i programmi erano piuttosto completi, almeno per quelle informazioni di base che dovrebbe dare un liceo. Credo che la zoologia sia abbastanza superflua per un liceo, mentre di climatologia possano bastare informazioni base [riprendo esempi da te citati] (anche perché poi diventa subito molto complessa la cosa).
    Comunque i programmi ci sono e sono completi, dicevo, ma il problema fondamentale secondo me è il poco tempo: nonostante avessi un’insegnante molto preparata che correva come un treno dalla prima all’ultima lezione siamo riusciti a completare solo la parte di geografia generale, all’ultimo anno, mentre abbiamo avuto solo cenni di astronomia (anche se conoscere quasar, pulsare e classificazione delle stelle alla fine del liceo è inutile come conoscere la classificazione degli esseri viventi, imho).

    • Charly
      11 maggio 2014

      La zoologia non è superflua perché da lì si scopre la base dell’etica umana al netto di tutte le balle su leggi morali o sciocchezze simili. Ovviamente la si deve integrare con l’etologia e la psicologia evoluzionistica, l’antropologia e la sociologia.
      Sull’argomento principale, i problemi evidenziati si sono presentati anche in altre sezioni e altre scuole (a fianco al mio liceo c’è un istituto tecnico commerciale e conosco persone che hanno frequentato altri istituti) provando il fatto che non è un problema derivato da un singolo, ma strutturale. I programmi possono anche cambiare ma a non cambiare è la subordinazione delle materie scientifiche naturali nel sistema scolastico e la totale assenza di quelle sociali nei programmi. Il che spiega perché le persone siano convinte che per abolire le province basti una legge ordinaria. Della serie art.114 della Costituzione, questo sconosciuto…

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Questa voce è stata pubblicata il 8 marzo 2013 da in cultura con tag , , .
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