Charly's blog

In difesa dell’assenza del vincolo di mandato

Come al solito Grillo esterna e tutti a correre dietro. Oggi se la prende con l’assenza del vincolo di mandato [1]:

L’elettore, al momento del voto, crede in buona fede alle dichiarazioni di Tizio o Caio, di Scilipoti o De Gregorio. Lo sceglie per la linea politica espressa dal suo partito e per il programma. Gli affida un mandato di un lustro, un tempo lunghissimo, per rappresentarlo in Parlamento e per attuare i punti del programma. Gli paga lo stipendio attraverso le sue tasse perché mantenga le sue promesse. Il voto è un contratto tra elettore ed eletto ed è più importante di un contratto commerciale, riguarda infatti la gestione dello Stato. Se chi disattende un contratto commerciale può essere denunciato, chi ignora un contratto elettorale non rischia nulla, anzi di solito ci guadagna. E’ ritenuto del tutto legittimo il cambio in corsa di idee, opinioni, partiti. Si può passare dalla destra alla sinistra, dal centro al gruppo misto, si può votare una legge contraria al programma. Insomma, dopo il voto il cittadino può essere gabbato a termini di Costituzione. L’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno. Per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali. La circonvenzione di elettore è così praticata da essere diventata scontata, legittima, la norma. Non dà più scandalo. Viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna, può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato.

Ecco cosa dice l’articolo 67 della Costituzione [2]:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Ha ragione il grillo furioso? Direi di no. L’impressione è che Grillo confonda due fenomeni fra loro differenti: il trasformismo e la flessibilità parlamentare o, se preferite, la flessibilità di posizione nel Parlamento e quella delle posizioni che si sostengono.
Il primo è un fenomeno noto ed è stato tristemente immortalato dai Scilipoti e “responsabili” vari. Abbiamo il politico x che promette y salvo poi fare z nel partito m. E l’elettore s’incazza. Ma qui abbiamo un problema d’ordine differente, non legato con la carta costituzionale. Si sottovaluta, infatti, l’apporto della legge elettorale, fra tutti gli elementi le liste bloccate, che permette di vendersi senza subire danno alcuno. Senza contare, poi, che si tratta di un fenomeno piuttosto limitato. In ogni caso per averne ragione basterebbe adottare una legge elettorale decente. Non mantieni le promesse? Aspetta che arrivino le elezioni.
Il discorso assume tutt’altra piega se si considera la flessibilità parlamentare. Abbiamo più elementi da tenere in considerazione:

_ l’elezione e l’eletto. Come il nome allude, lo scopo delle elezioni è quello di eleggere i migliori, non dei passacarte. Se si dovrebbe fare quanto dice non si sa bene chi basterebbe un tizio che preme i pulsanti;
_ la rappresentanza degli interessi organizzati. Ogni partito è una parte del totale;
_ la flessibilità della forma di governo parlamentare;
_ la politica deve ricercare il bene comune, non quello di parte;

Ricapitoliamo: si eleggono i migliori in partiti che rappresentano una parte del totale per un’Assemblea che fa della flessibilità la propria ragione di essere in vista del bene comune.
L’idea che si debba fare esattamente quanto si promette in campagna elettorale è assurda perché sotto le elezioni si dicono le peggiori fesserie. E di esempi ne abbiamo tanti: da Berlusconi che promette l’abolizione dell’IMU finanziandolo con altre tasse (!), dal “più Europa” piddino, alle cialtronate del M5S. Peccato che la realtà sia una severa maestra ed una volta giunti al potere gli eletti devono fronteggiare l’assurdità delle promesse elettorali. Il problema, allora, è un altro: l’incapacità dei cittadini di discernere le cavolate dalle cose sensate. Se il politico è bugiardo io punterei il dito sugli elettori: è un effetto secondario di votare i demagoghi. Ma se così non fosse, con una super cittadinanza in grado di capire tutto e subito vi sarebbero sempre le mutate condizioni da tenere in considerazione. Si promette x sotto campagna elettorale, ma poi succede y che blocca la possibilità di implementare x. Che si fa? Si va avanti come se nulla fosse fino al disastro?
Altra criticità viene dal fatto che i partiti rappresentano interessi di parte. L’idea che serva un solo partito per il “popolo” è piuttosto ricorrente ma altrettanto infondata. Non si può essere d’accordo su tutto, né avere interessi uguali. Il partito unico del “popolo” lo si trova solo in dittatura. Se ogni partito si fossilizzasse sui propri interessi non vi sarebbe la mediazione propria della democrazia. Nel migliore dei casi, tra l’altro. Può anche capitare che i partiti si fossilizzino bloccando l’attività di Governo, esattamente quanto sta accadendo in questi giorni. Sarà un caso se il vincolo di mandato è presente soltanto in paesi quali l’India, il Bangladesh, Panama ed il Portogallo [3]?
Anche con una forma di governo differente la cosa non cambierebbe affatto. In un sistema presidenziale anche il Presidente potrebbe trovarsi nella situazione di dover cambiare il programma di governo per via delle mutate circostanze. Il classico esempio viene da Bush jr, eletto con un programma piuttosto isolazionista ma costretto a cambiare la politica estera (con risultati men che disastrosi).
Nel caso specifico del M5S, poi, verrebbe da chiedersi chi dovrebbe seguire lo sventurato parlamentare: le direttive del mitico popolo del web o di Grillo medesimo? Non per dire, ma nel secondo caso di democrazia diretta c’è ben poco, piuttosto un bel centralismo democratico di comunista memoria.
Per concludere, siamo al solito problema di considerare la politica come un qualcosa che cali dall’altro, dimenticando l’interazione costante fra l’altro ed il basso. Ma mi sa che è meglio dire “politica schifo” piuttosto che “cittadinanza schifosa”.

[1] Cfr. http://www.beppegrillo.it/2013/03/circonvenzione.html.
[2] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo1.html.
[3] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-04/costituzionalisti-problema-politico-vincolo-122205.shtml?uuid=Abu8ePaH.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2013 da in politica con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: