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Be careful what you wish for: il “libbero mercado”

Lo so che non dovrei, ma il prosieguo di questa crisi economica (e sociale) mi sta donando non poche soddisfazioni. Tanto per dirne una il dilagare della disoccupazione ha svelato la falsità della narrazione che vede i disoccupati come dei giovani laureati schizzinosi che non hanno voglia di far nulla. Solo ora si vedono in tivvì, finalmente, gli over 50 a spasso, siano essi operai o professionisti. Hanno spalato quintali di merda sui più giovani per 15 anni ed ora dovrei versare una lacrimuccia per costoro?
Sia come sia, nelle lamentele relative a questa crisi si possono notare alcune stonature. La suddetta crisi è eccezionale per via delle dimensioni, non per la sua presenza. Nell’economia capitalista le crisi e le recessioni avvengono periodicamente in quanto non sono altro che la rimozione degli investimenti sbagliati tramite le bancarotte o il fallimento delle aziende. La cosa ricorda il processo evolutivo: il cambiamento dell’ambiente comporta l’estinzione delle specie animali incapaci di adattarsi. Nell’economia: l’azienda x produce y nell’ambiente z, ma poi c’è un cambiamento in z (che so, l’arrivo dei cinesi). Non rimane che intervenire su y, pena l’estinzione pardon la bancarotta. I cambiamenti possono essere tanto l’arrivo di nuovi competitori quanto le innovazioni tecnologiche. La produzione delle macchine da scrivere poteva essere una bella idea fino all’arrivo dei pc…
L’ovvio risultato di questa dinamica è la regolare estinzione delle imprese con relativi morti sul campo (i disoccupati). Anche eliminando cause esterne al processo (burocrazia, crediti della PA, tasse, eccetera), rimane l’ovvia verità: regolarmente le aziende chiudono lasciando sul campo i morti relativi (i disoccupati, gli ex padroni).
Affrontata la teoria, analizziamo la situazione italiana. Economicamente parlando, l’Italia si caratterizza da:

_ un sistema di tipo corporativo per quanto riguarda le professioni e la concorrenza;
_ un sistema d’impresa nanico: il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti e impiega il 47% dell’occupazione totale;
_ carenza di capitali e investimenti in R&S, pubblici o privati che siano;
_ il sistema manifatturiero italiano è specializzato in settori che soffrono la concorrenza dell‘economie emergenti (tessile, meccanico), con una totale assenza nei settori hi-tech (dall’elettronica alle biotecnologie);

Continuando con la metafora animale, l’ecosistema italiano è un’isoletta caratterizzata da un ambiente relativamente semplice dove il peggior predatore è grande come un gatto e la preda più grande è il cervo. Che cosa succederebbe, secondo voi, se in un simile ambiente venisse introdotto un leone? Fra l’isoletta e il continente è giusto sorto un ponte di terra che permette al suddetto leone di fare il suo ingresso…
Nel caso italiano il ponte di terra è rappresentato dai processi di liberalizzazione e di apertura dei mercati (nel primo caso interno, nel secondo caso esterno), con la relativa concorrenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il sistema industriale italiano è agonizzante. Il tessile ci ha già salutati e il meccanico è lì lì. L’apertura dell’economia è un cambiamento ambientale che ha portato all’estinzione delle specie animali che non sono in grado di adattarsi. Non si fa che parlare di start up e tecnologia, ma è difficile passare da una “fabricheta” di 5 operai con la 3° media e con un management inesistente (“le cose si devono fare con le mani!”. Bravo, davvero.) alla Silicon Valley, che dite? Il che non vuol dire che moriremo tutti perché nuove specie appaiono sempre (sui cadaveri delle vecchie: operai e imprenditori). Certo, ci sono ere più ricche di biodiversità e altre no (tipo il periodo fra il Permiano e il Triassico).
Colpa del destino cinico e baro? Ah sì? Ma ditemi un po’: chi è che per 30 anni non ha fatto altro che chiedere la rivoluzione liberale liberista? Chi è che voleva meno Stato e più mercato? Gli stessi che ora fanno bancarotta. Fino ad arrivare al ridicolo di lamentarsi della concorrenza “sleale” dei cinesi perché, si sa, nel mondo del business vige un codice cavalleresco. I cinesi non hanno i sindacati, i minimi salariali, gli straordinari pagati. In pratica quanto si chiede da decenni da questa parte per gli occidentali stessi. Eccola l’unica colpa dei cinesi: aver realizzato il “libbero mercado” prima degli altri, la legge del lupo contro la pecora.
Non si fraintenda, tuttavia, se non erano i cinesi era la tecnologia a far saltare il banco. E non solo. Ancor più divertente è la lamentela dei manager disoccupati. Per chi non lo sapesse, costoro una volta superati i quaranta si ritrovano a spasso o con mansioni fortemente sottoqualificate per le loro capacità ed esperienze. Ma non erano loro ad aver portato l’innovazione nelle risorse umane con le ristrutturazioni aziendali e la razionalizzazione del personale? Non erano loro a promuovere la flessibilità (il posto fisso? Che noia!), l’adattabilità? E che c’è? Quando ti tocca piangi? E qui i cinesi non contano, è solo il progressivo incarognirsi delle condizioni lavorative a tutti i livelli, tanto i bassi quanto gli alti.
Si dirà che è ingiusto. Né giusto né ingiusto, è il “libbero mercado” o, se preferite, l’evoluzione. Anzi, una differenza c’è: l’evoluzione capita e non è controllabile. Le condizioni lavorative, invece, ricadono sotto l’operato dell’uomo. Lo si desidera? Nessun problema. Basta non lamentarsi, poi, di aver avuto quel che si voleva. Un nuovo significato da attribuire alle celebre favola di Esopo [1]:

Le ranocchie, stanche di vivere senza alcuno che le governasse, mandarono ambasciatori a Zeus, pregandolo di largire loro un re. E Zeus, vedendo la semplicità dell’animo loro, buttò giù nello stagno un pezzo di legno. A tutta prima, atterrite dal tonfo, le ranocchie si tuffarono nel fondo; ma poi, dato che il legno rimaneva immobile, risalirono a galla, e giunsero a tal punto di disprezzo per il loro re che gli saltarono addosso e vi si accomodarono sopra. Infine, vergognandosi d’avere un sovrano di tal fatta, andarono nuovamente da Zeus, e lo pregarono di mandarne loro un altro in cambio, perché il primo era troppo indolente. Allora Zeus perdette la pazienza, e mandò una biscia d’acqua, che cominciò ad afferrarle e a divorarsele.
La favola mostra che è meglio avere governanti infingardi ma non cattivi, piuttosto che turbolenti e malvagi.

O come dicono gli anglosassoni: be careful what you wish for.

[1] Cfr. http://www.ilnarrastorie.it/esopo/le.rane.che.chiesero.a.un.re575.html.

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9 commenti su “Be careful what you wish for: il “libbero mercado”

  1. magiupa
    20 marzo 2013

    sono perfettamente d’accordo a metà con te,non ne farei una gara a chi sente più sentimento di rivincita,è scorretto,come definire liberismo selvaggio lo stato attuale delle cose,anche se auspicare un liberismo selvaggio è inopportuno sopratutto per chi lo chiede,che devo dire al di là del titolo di studio è spesso culturalmente inadeguato ad affrontare le conseguenze di un sistema che persegue proprio la loro rigidità mentale.
    Comunque,non c’è proprio nulla di cui essere soddisfatti di certe dimostrazioni,anche perchè se non sei attrezzato per capirle non ci arrivi e basta.
    Non essere sempre cosi …livoroso.(così appari per lo meno)

    • Charly
      20 marzo 2013

      Ti dirò, io non userei il termine “liberismo selvaggio”. Il liberismo è il liberismo, amen. Piaccia o non piaccia quello è. Un po’ come l’economia pianificata, non è “selvaggia” o “ordinata” è solo pianificata mentre il libero mercato è libero (dallo Stato, più che di, per usare la dicotomia libertà di e da).
      Quanto al resto, beh, mettiti nei panni di noi under 30. Per anni le abbiamo sentite di tutti i colori ed ora, ohibò, viene fuori che le cose non erano proprio così. Il che non toglie che ce l’abbia a morte con chi difende la Cassa Integrazione mettendola nelle chiappe a noaltri. Il sussidio di disoccupazione universale fa tanto schifo?

      • magiupa
        21 marzo 2013

        selvaggio è utilizzato in senso dispregiativo anche se in definitiva si tratta solo di rimarcare un concetto insito nella parola,potrei sottolineare come quasi tutti i concetti che utilizziamo giornalmente per indicare la forma di governo o le espressioni economiche siano quantomeno deformati dall’uso improprio,il problema è che l’efficienza(in senso lato)è determinata dall’equilibrio non ci si può affidare ad un economia senza regole nella quale l’estinzione di massa è contemplata come un ottimo sistema per riordinare le cose,ma l’intervento pianificato(lo Stato)non può operare in un regime sostanzialmente avulso dal risultato finale.
        Ci piaccia o meno il dato assoluto è il cambiamento,”liberismo e statalismo” sono due correttivi per differenti situazioni,a volte bisogna andare un po’ di qui a volte di là,certo il peggio è riuscire ad avere uno stato che ti conta i peli del culo,lasciando assoluta carta bianca alla componente finanziaria,come dire un Idiozia perseguita a fatica(Gaber).
        In quanto alla generazione,t’assicuro,non ti piacerebbe essere nato nella mia,se non forse per la musica,la vostra è decisamente una replica ossessiva e banale,un pot pourri anche un po’ insipido,io avevo una certezza,non avrei avuto i benefici di quelli prima,non avrei avuto le possibilità di quelli dopo,certo se questi idioti riescono a trascina le cose così ancora per un po’ anche il tuo futuro è fottuto!

      • Charly
        22 marzo 2013

        Dici? Ma i miei gusti musicali sono un po’ particolari: preferisco le colonne sonore. E Matrix, Requiem for a dream e Inceptions sono della mia generazione! 😛
        Quanto all’economia, il problema è inerente alle innovazioni tecnologiche. Sono quest’ultime a fare più danno più che la concorrenza in sè (l’economia dell’URSS, non a caso, non stava dietro alla tecnologia americana. I Su 27 sono uno splendido esempio di come si possa costruire un gioiellino meccanico con un’avionica primitiva). Per questo motivo si dovrebbe tutelare le persone tramite il welfare e non il posto di lavoro (qualcuno lo dovrebbe dire agli austriaci… la scuola d’economia).
        A proposito, le cose che scrivo nel blog raramente sono originali. Spesso e volentieri non faccio che citare studi e studi sulla materia…

      • magiupa
        22 marzo 2013

        lo so che citi,citi anche bene,solo che se non tifi per nessun credo economico sei come Einaudi,ritieni che il problema si risolva applicando il giusto correttivo,dove serve e per il tempo che serve,e non oltre,tutto già scritto e descritto,e puntualmente lasciato lettera morta,c’est la vie.
        Anche Uriel si rifà all’innovazione tecnologica come se prima ci fosse sostanzialmente un sistema statico,l’innovazione è l’espressione del cambiamento dei nostri giorni,nulla toglie che il cambiamento potrebbe avvenire,come in effetti è già avvenuto,in senso opposto,il dato assoluto è il cambiamento,l’innovazione ne è un’espressione,importante certo,ma non è il punto,non esistono sistemi statici persino in assenza dell’intelligenza,neppure l’universo nella sua interezza si è dimostrato un sistema statico.
        3 film che non ho visto,3 colonne sonore che non conosco.
        per quello che riguarda il salto generazionale,l’abitudine ci porta a considerarlo coincidente con il decennio,ma una generazione cavalca un ciclo di 20/25 anni io e te saremmo più il capo e la coda della stessa.

      • Charly
        22 marzo 2013

        In generale non tifo perché sono, per dirla all’Einaudi, nella fase capire per deliberare. Se mi si chiede cosa sia meglio fra il sistema parlamentare e quello presidenziale non posso rispondere. Se mi si chiede le caratteristiche dell’uno o dell’altro lo posso fare e lascio che ognuno si formuli la propria opinione. Spesso la politica funziona così, non è tecnica ma preferenze individuali.
        Le colonne sonore le puoi vedere su Youtube. Ti consiglio anche The Kiss de L’ultimo dei Mohicani, la colonna sonora de Il trono di spade e i titoli di coda di Blade Runner 🙂 .

      • magiupa
        22 marzo 2013

        Se mi si chiede cosa sia meglio fra il sistema parlamentare e quello presidenziale non posso rispondere
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        Non si può rispondere, tutti e due possono essere usati bene oppure male,tutta la retorica sul sistema elettorale serve soprattutto a continuare col vezzo corrente di non rispondere delle proprie azioni.

        Le colonne sonore le puoi vedere su Youtube. Ti consiglio anche The Kiss de L’ultimo dei Mohicani, la colonna sonora de Il trono di spade e i titoli di coda di Blade Runner .

        ———————————————————–

        l’ultimo dei moicani,conosco e apprezzo,Blade runner…sono del ’71,capiscimi……il trono di spade,ecco sono combattuto,ho letto tutte le cronache del ghiaccio e del fuoco finora uscite,temo delusioni(mi capita spesso),ma se la colonna sonora merita,ho amici che mi dicono che merita anche la serie,appena posso provvedo.

      • Charly
        22 marzo 2013

        Ho visto la prima stagione e merita. Su quelle successive boh.

  2. Pingback: E per estinzione | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2013 da in economia con tag , .
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