Charly's blog

Un paio di cose sulla crisi di Cipro

Povera Cipro, passata da luogo di nascita di Afrodite a terra di fallimenti bancari. I media non fanno che parlare dell’argomento, ma è meglio mettere un paio di puntini sulle i. Tanto per cominciare non parliamo dell’intera isola, bensì della metà greca. Per chi non lo sapesse l’isola è divisa in due dai Greci e dai Turchi che si guardano in malo modo. E con questo intendo “si puntano i cannoni sul muso dell’altro”. Davvero insolito il destino dei greci: tutto quel che toccano diventa spazzatura. Considerato che nella scuola greca il peso dello studio del greco antico equivale solo a quello del latino nelle scuole italiane… ma lo studio delle lingue morte non rende più intelligenti? Boh.

Nel caso specifico, i casini vengono dal settore privato, non da quello pubblico. Ecco il grande accusato di sempre, il debito pubblico (dati Eurostat):

2001 61,2%
2002 65,1%
2003 69,7%
2004 70,9%
2005 69,4%
2006 64,7%
2007 58,8%
2008 48,95%
2009 58,5%
2010 61,3%
2001 71,1%

Dal 2004 il debito pubblico dell’isola si è ridotto fino ad entrare nei mitologici parametri di Maastricht. La Germania, per dire, ha fatto meglio solo fra il 2001 e il 2005. Per chi se lo chiedesse ecco il deficit (dati Eurostat):

2001

-2,2
2002 -4,4
2003 -6,6
2004 -4,1
2005 -2,4
2006 -1,2
2007 3,5
2008 0,9
2009 -6,1
2010 -5,3
2011

-6,3

Dal 2005 in poi Cipro è rientrata nei sacri parametri di sua santità la UE. Il debito pubblico e il deficit sono esplosi dopo, a crisi conclamata (il debito dal 2011, 3 anni dopo l’inizio del casino; il deficit dall’anno dopo). In pratica è lo stesso fenomeno che è accaduto in Islanda e con qualche differenza in Irlanda e Spagna (la Slovenia è la prossima). La solita lista dei paesi “competitivi” in grado di attirare gli investimenti esteri per promuovere la crescita. Peccato che i famosi investimenti esteri non siano altro che debiti da onorare. Se una persona ti porta del denaro e perché spera di farne di più o mettendoli nelle aziende o in banca con relativi investimenti e rischi. È da notare che le banche cipriote, un apparato enorme ed ipertrofico, risultano follemente inguaiate per via degli investimenti in terra greca. Strana la vita, no? Bisogna crescere e crescere, peccato che sia anche la stessa filosofia dei tumori.

Per salvarsi le chiappe il Governo cipriota ha provato a mettere le mani nelle tasche, pardon nei conti bancari, dei cittadini senza riuscirci. Il motivo di una tale decisione, con tutta probabilità, è da ricercarsi nella volontà di salvare almeno in parte gli investitori esteri, i tanto amati investitori esteri, che si dice essere un branco di para mafiosi russi. Questa notizia ha portato qualche moralismo sul fatto che siano capitali cattivi, ma se permette sghignazzo. Giusto poco tempo fa l’ex Premier Monti si è fatto un bel giro fra gli oligarchi arabi in cerca di denaro e nessuno si è lamentato. Pecunia non olet, d’altronde.

Come se non bastasse il Presidente dell’eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, ha tirato fuori un lampo di genio: il modello cipriota è un modello per eventuali futuri salvataggi nel settore bancario. Visto che finora si è fatto pagare il conto dei disastri bancari allo Stato (trasformando il debito privato in pubblico, ma qui l’austerico isterico in genere tace) si è ben pensato da passare la patata bollente agli azionisti e ai depositanti. Si deve evidenziare il fatto che i correntisti sono fuori dal novero, almeno per il momento. Una simile manovra si basa sulla vecchia legge “il rendimento comporta sempre un rischio”. Così facendo, tuttavia, si rischia ad una fuggi fuggi dei capitali dai lidi europei al resto del mondo.

La lezione di Cipro, in definitiva, è piuttosto educativa. I fantasmagorici investimenti non sono sempre quella manna dal cielo che certi media dipingono e, come al solito, i debiti privati si dimostrano peggiori di quelli pubblici. Altra lezione viene dal mondo bancario: fai come fai le banche si salvano sempre e i cocci li raccolgono o lo Stato o gli azionisti/depositanti. In più, ancora una volta, si dimostra che l’eccessiva specializzazione si rivela letale. Cipro si basa sul turismo e sulla finanza ma quest’ultimo aspetto se l’è giocato. Nulla di nuovo, è una lezione dell’evoluzione da tipo 4 miliardi di anni. Ma si vede che anche a Cipro di biologia evoluzionistica [1] non se ne fa molto.

[1] Come dice un mio amico la biologia o è evoluzionistica o non è proprio.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 marzo 2013 da in economia con tag , .
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