Charly's blog

We are the M5S. You will be assimilated. Resistance is futile. Vaffanculo!

Il capogruppo del M5S Roberta Lombardi:

Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo le parti sociali.

La frase di per sé è di un’arroganza sconfinata, ma in diversi hanno lanciato un grido d’allarme. Una simile frase, infatti, preclude alla fine del liberalismo e della democrazia rappresentativa. D’altronde era stato Lenin a teorizzare i partiti politici come un’emanazione delle classi. Ne dedusse che in una società senza classi non c’era bisogno dei partiti politici. Un po’ come i Borg di Star Trek [1]:

We are the Borg. You will be assimilated. Resistance is futile.

Non vi ricorda il grillesco “arrendetevi, siete circondati”? Chi scrive considera infondati i timori di una presunta volontà totalitaria dei grillini e metterei sotto accusa la sostanziale incompetenza dei nostri eroi. Siccome sono del tutto a digiuno della teoria e della pratica, direi di illustrare sia la prima sia la seconda.

La democrazia rappresentativa non si limita a rappresentare gli elettori, ma rappresenta degli interessi organizzati. Ogni partito politico non aspira alla totalità, ma solo ad una parte (da cui il nome partito). La suddetta parte, ovviamente, è interessata a promuovere i propri interessi ed ideali. Come il liberalismo insegna, questa forma di governo si basa sul conflitto mediato nel Parlamento di interessi contrapposti. Ognuno chiede qualcosa e tutti cercano un punto d’incontro.

Negli ultimi tempi l’idea del conflitto è stata, praticamente, messa al bando non in nome dell’armonia, ma del pensiero unico. Dopo la caduta del Muro di Berlino la parola d’ordine è che non si deve mettere il bastone nelle ruote dei nuovi eroi, i business makers. Il tutto all’insegna della fine della lotta di classe. Il che è una cosa positiva dato che l’idea di classe è di una stupidità senza senso e ad essa di dovrebbe preferire gli interessi organizzati, tornando giusto giusto all’idea di democrazia rappresentativa.

Fra l’altro si dovrebbe notare che i produttori di ricchezza non sono affatto un gruppo compatto e monolitico come ben dimostra le lamentele delle imprese nei confronti delle banche o della finanza [2]. Persino all’interno del mondo delle imprese non esiste necessariamente comunanza di interessi. Le imprese orientate all’export hanno tutto l’interesse di tagliare i salari, quelle orientati alla domanda interna, invece, hanno tutto l’interesse che gli operai o i quadri siano ben pagati. In pratica non è più un conflitto fra padroni e lavoratori, ma fra lavoratori e padroni contro padroni cosmopoliti.

Ma perché si deve adottare una pluralità di organizzazioni a dispetto di una sola? A livello primario questa struttura è dovuta alla democrazia. Se basta avere una forza che gestisce il tutto non c’è bisogno di votare, bastano gli aristocratici (di nome e di fatto). Ma non è così semplice trovare una soluzione come ben dimostrano le discussioni politiche di tutti i giorni, anche perché la politica non si occupa solo di questo. Non è una tecnica su cui discutere amabilmente che si concentra solo sulla risoluzione dei problemi, ma soprattutto uno scontro fra visioni del mondo. E qui di mediazioni non ce ne sono, ma si punta alla conta dei voti.

L’idea del M5S, alla fine, non è fattibile perché non tutto sono d’accordo con le idee o le proposte del movimento. Più in generale, il M5S non ha ancora capito che fra i partiti politici e l’elettorato non esiste un abisso ma una costante interazione. L’idea che sia solo colpa della casta non è altro che un ennesimo scaricabarile delle cittadinanza italiana. Pazienza, alla fine come tanti altri movimenti simili andranno incontro al fallimento. Esattamente com’è successo con la Lega Nord.

[1] Cfr. http://en.memory-alpha.org/wiki/Borg.
[2] Anche la finanza crea ricchezza, altro che “le cose bisogna farle”.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2013 da in politica con tag , .
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