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La Waterloo del Corriere della Sera

Maretta al Corriere della Sera: fra traslochi da via Solferino a via Rizzoli ed esuberi di 800 dipendenti si preannuncia una dura battaglia fra i giornalisti/poligrafi e RCS. Non è difficile leggere opinioni che si dispiacciano della situazione del “più prestigioso quotidiano italiano”, ma sapete che c’è? Non era su quel giornale che abbondavano gli articoli sulle fantomatiche figure lavorative mancanti? Non erano loro ad inneggiare alla flessibilità ed alla noia del posto fisso? Di che vi lamentate, miei cari? Potrete sempre andare a fare l’idraulico, no [1]?

Levata questa soddisfazione, quest’evento ci dona l’opportunità di analizzare la crisi della stampa. Chi più chi meno tutte le testate giornalistiche stanno affrontando un calo generalizzato delle vendite e dei guadagni pubblicitari. E questo discorso vale persino per quelli che si cuccano milioni di euro l’anno come contributi statali tipo il Manifesto. Da più parti si vede il passaggio dal formato cartaceo a quello digitale come la panacea di tutti i mali. I vantaggi, in effetti, sono ovvi per quanto riguarda la riduzione dei costi della stampa e della distribuzione (nulli col digitale). Ma basterà cambiare il foglio con l’e-paper?

Vi pongo un quesito: per quale motivo comprate i giornali/siete disposti a spendere i soldi? Tralasciando la miserabile feccia che compra i quotidiani per avere conferma dei propri pregiudizi, le persone normali mettono mano al portafoglio per ottenere notizie ed analisi. Ai giorni nostri per le news è molto più conveniente usare la televisione o internet. Occhio che anche queste due sono due forme di giornalismo, eh. Questa situazione, tuttavia, è anche un vantaggio per i giornali dato che risparmiano la necessità di avere reporter a zonzo per le strade, eccezion fatta per qualche news di nicchia non coperta dai media generici.

La morte dei giornali, ordunque? No. Un simile afflusso di informazioni, in ogni caso, è più un danno che un bene. Ve ne sono così tante di notizie da non riuscire a decifrare un mondo sempre più complesso. Il compito dei giornali (non più di carta ma digitali) dovrebbe essere quello di analizzare un tale flusso fornendo chiavi di lettura basate sui dati e sui fatti. Un ulteriore vantaggio del digitale, infatti, viene dal fatto di non essere vincolati dall’edizione del giorno. La complessità di un fenomeno, specie se nuovo, potrebbe richiedere più tempo per poter essere analizzato. Se permettete mi interessa di più che l’analisi sia corretta rispetto a quella che esce prima delle altre ma che risulta erronea. Il classico esempio viene dagli scontri al cantiere della TAV di anni fa. Per la prima volta se ne sentiva parlare [2] eppure i nostri simpatici editorialisti sono riusciti nell’arco di poche ore a dire la loro. Come è stato possibile? Banale, usando le trite sciocchezze sul progresso e sul luddismo, evitando ogni dato che sia uno.

Che troviamo, invece, sui quotidiani? Poche news ed ancor meno analisi e tonnellate di opinioni (da buttare direttamente nel cesso). Il tutto confezionato in un’ottica ad uso e consumo delle élite a discapito delle necessità dei lettori [3]. Non è difficile da capire perché i lettori snobbino un simile prodotto: non è confezionato per loro! Mi spiace ma il problema non è il medium, ma il contenuto. Che sia digitale o meno, un prodotto basato sulla fuffa non vende.

Vi è infine, un’ultima variabile in gioco: il reddito. I giornali costano e se si campa con difficoltà non si spende il quattrino. Ovvio, no? Considerata l’esistenza di ampie sacche di disoccupati e sotto pagati, ben, fate un po’ voi. Se l’acquisto del giornale non è necessario per ragioni lavorative se ne può fare tranquillamente a meno. E ben gli sta ai cantori della bellezza della flessibilità. La spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro diceva un noto facinoroso tempo orsono. Ma, oggi, in tempi di austerità bisogna spendere di meno e qualcuno si ritrova col reddito mutilato. Vero mio caro amico editorialista del Corriere?

[1] Spoiler: no. C’è una cosa che si chiama job description e che spiega come mai quelle posizioni siano mancanti.
[2] Io abito in Val di Susa e non ne sapevo niente, tanto per dire.
[3] Il che spiega le tonnellate di interviste al politicante di turno. Servono a lanciare messaggi. Poi i giornali sono anche mazze mediatiche ad uso e consumo dei poteri economici.

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Un commento su “La Waterloo del Corriere della Sera

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Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2013 da in cronaca con tag , .
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