Charly's blog

Vae iuvenibus… o senibus?

Nel caos complessivo di questi giorni convulsi, una nuova bella notizia: l’INPS è prossima al collasso. E no, non lo dice il solito sito di informazione alternativa, ma la Repubblica [1]:

(Teleborsa) – Roma, 2 apr – L’INPS si avvicina al collasso, se non ora, potrebbe accadere nel giro di pochi anni, quando gli attuali lavoratori e futuri pensionati arriveranno a maturare legittimamente il proprio diritto. Che i giovani siano destinati a non percepire mai una pensione è cosa risaputa, ma questa volta non si tratta di un’affermazione pour parler.
Il Patrimonio dell’INPS, che a fine 2011 vantava ben 41 miliardi di euro di attivo, si porterà a fine 2013 ad appena 15 miliardi, secondo i dati forniti dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza.
Una situazione che riflette principalmente due eventi: la fusione INPS-Inpdap avvenuta nel 2012; i mancati pagamenti dei contributi in ambito pubblico. Insomma, i dati certificano che quel matrimonio non si doveva proprio fare…
Infatti, l’ammanco dell’INPS deriverebbe da maxi buco da 10 miliardi portato in dote dall’Inpdap e da circa 30 miliardi di pagamenti di contributi che la Pubblica Amministrazione non ha mai versato. Una situazione che, come conferma il Consiglio di indirizzo e vigilanza, è destinata ad aggravarsi e che testimonia ancora una volta la scelta pessima di unire il pubblico al privato.

La notizia non è altro che un copia/incolla da Teleborsa, ma è notevole che venga pubblicata su uno dei principali quotidiani del paese. Soltanto un appunto: la riduzione dell’attivo di per sé non vuol dire molto. Il casino viene dalla composizione demografica del paese [2]:

Anno

Indice di
vecchiaia

Indice di
dipendenza
strutturale

Indice di
ricambio
della
popolazione
attiva

Indice di
struttura
della
popolazione
attiva

Indice di
carico
di figli
per donna
feconda

Indice di
natalità

Indice di
mortalità

1° gennaio

1° gennaio

1° gennaio

1° gennaio

1° gennaio

1 gen-31 dic

1 gen-31 dic

2002

131,4

49,1

117,1

93,5

21,5

9,4

9,7

2003

133,8

49,8

118,7

95,6

21,1

9,4

10,1

2004

135,9

50,1

116,7

97,1

20,9

9,6

9,4

2005

137,8

50,6

113,5

99,1

20,8

9,4

9,7

2006

139,9

51,1

108,6

101,6

20,9

9,5

9,4

2007

141,7

51,6

111,9

104,7

21,1

9,5

9,6

2008

142,8

51,7

114,8

107,1

21,3

9,6

9,7

2009

143,4

51,9

119,8

109,8

21,2

9,4

9,8

2010

144,0

52,2

124,3

113,1

21,2

9,3

9,7

2011

144,5

52,3

130,3

116,5

21,0

(*)

(*)

2012

148,6

53,5

129,8

120,3

21,1

L’indice di vecchiaia significa che per ogni 100 giovani ci sono 148,6 anziani, mentre l’indice di dipendenza strutturale indica che ci sono 53,5 persone a carico di ogni 100 persone che lavorano. Demograficamente parlando la struttura italiana è una cipolla con il grosso della popolazione in età lavorativa (15-64) e con una bella fetta prossima ad entrare nelle finestre pensionistiche (nella coorte d’età 55-64 vi sono più di 7 milioni di persone). Il quadro viene completato dal fatto che nel bel paese ci sono più di 16 milioni di pensionati [3], un numero che a spanne supera il 25% della popolazione italiana (più di 59 milioni di persone). Il marmocchio nato per donna è pari al’1,42 e già ora il 18,4% dei nuovi nati è straniero [4].

Questi numeri dicono che la struttura demografica è tale che sarà impossibile la fruizione della pensione: troppi i pensionati, troppo pochi i bambini. L’unica alternativa è l’ingresso di forze giovanili dall’estero, ma questa alternativa si scontra contro due fattori: la resistenza degli autoctoni all’immigrazione e la necessità di avere un’economia florida per attirare manodopera.

Arrivati a questo punto, in genere, spunta il solito matusa berciante sul fatto che i giovani non si ribellino. Una frase che mi ha sempre divertito dato che, di per sé, non vuol dire praticamente nulla. Se il sistema procede tramite cooptazione, tipo l’Università, c’è poco da ribellarsi. Se è democratico si procede alla conta dei nasi: fra i 0 e 18 anni meno 1 giorno abbiamo 10 milioni di persone escluse dai voti, tra i 18-34 abbiamo meno di 11 milioni di persone contro i 18 milioni di persone fra i 34-54 e i 20 milioni fra gli over 55. L’ago della bilancia risiede nella coorte centrale, ma è sufficiente che le persone 50-54 (4 milioni di persone) votino con gli anziani per equilibrare la situazione. E secondo voi chi voteranno? Chi chiede di allungare l’età pensionabile? Uh, come no. E non si tratta di fantascienza. Com’è finita la corsa del giovine Renzi contro lo stagionato Bersani? Che il bollito ha vinto le primarie, perdendo, poi, le elezioni.

Non rimane che la lotta violenta, ma ho motivo di dubitare che i matusa propugnino la causa delle proprie morti. Se così fosse, tuttavia, potrebbero aiutare cominciando ad ammazzarsi l’un l’altro. Sarebbe gradito, allora, chiedere a costoro che cosa intendano con la “rivolta” o la “ribellione”. Anche se considerati i figuri in questione, con tutta probabilità hanno in mente l’idea di marinare le lezioni, farsi una canna ed andare in piazza. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: ribellarsi contro il capitalismo ha portato dritti dritti alla deregulation. E i rivoluzionari di ieri si sono messi rapidamente la giacca e la cravatta dei tanto odiati borghesi.

È vero, allora, che i giovani non avranno la pensione? No, anzi, è l’esatto contrario: saranno gli over 50 a rimanere con un pugno di mosche. La caratteristica del sistema previdenziale è che chi lavora paga le prestazioni di chi non lavora più. I propri contributi non vengono messi da parte per la propria pensione, ma per pagare quelle degli altri. Il meccanismo di per sé apertamente truffaldino: in caso di morte prematura si perdono i soldini; in più il cambio da un sistema retributivo ad uno contributivo certifica il metodo “due pesi e due misure”. I primi avranno pensioni più alte se considerati i propri contributi, i secondi più basse.

Questo meccanismo ci porta ad una domanda tanto basilare quanto ignorata: cosa succede se chi dovrebbe pagare le pensioni non ha un reddito sufficiente in quanto disoccupato o sottoccupato (i working poors)? Non per dire ma l’economia degli ultimi due decenni ha portato al precariato (grazie alle idee dei matusa aggrappati alle poltrone) con l’impossibilità dei lavoratori di pagare i contributi previdenziali, cioè le vostre pensioni e non le loro. In più il disastro economico degli ultimi 5 anni porta al dilagare della disoccupazione ed al crollo dei redditi.

Morale della favole? Nei prossimi decenni a condizioni immutate, credo non più di un paio, ai matusa toccherà la sorte di morire di fame o di essere sterminati. Confidate nella polizia? Perché loro le pensioni non le hanno? Auguri, ne avrete bisogno. Insomma, altro che giovani, a non avere la pensioni saranno i baby boomers, questa schiatta di locuste e culi prensili (per le poltrone). Com’era la definizione di stupidità? Chi arreca danno a sé ed agli altri? Bell’esempio, che dite? Che poi questo è solo uno dei tanti esempi della Tassa Grigia: si tratta del fatto che su ogni questione o problema si deve mettere in conto di aver a che fare con l’ottusa ignoranza degli over 50.

Alla fin fine non si può che apprezzare l’ironia della storia. Hanno distrutto i pilastri del mondo e il tetto crollerà sulle loro teste. La stupidità si paga, sempre.

[1] Cfr. http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=675&dt=2013-04-02&src=TLB.
[2] Cfr. http://www.tuttitalia.it/statistiche/indici-demografici-struttura-popolazione/. Si tratta di un sito estremamente interessante, ve lo consiglio.
[3] Cfr. http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCAR_PENSIONATI.
4] Cfr. http://www.stranieriinitalia.it/statistiche-il_18_4_dei_nati_in_italia_e_straniero_28_7_dal_2010_16307.html.

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2 commenti su “Vae iuvenibus… o senibus?

  1. magiupa
    5 aprile 2013

    bei conti,ma io li facevo da ignorante negli anni novanta,era più difficile perchè non ce lo diceva repubblica,e sopratutto c’era un cofferati in piazza con il suo milione di lavoratori,che aveva la soluzione facile lui-Basta togliere i pagamenti impropri dall’inps e stabilizzeremo il deficit-solo che probabilmente con pagamenti impropri intendeva le pensioni e stabilizzare il deficit rallenterà il fallimento ma non risolve il problema.
    Non vorrai mica rompere il patto tra generazioni,vero?
    comunque non sono d’accordo che il precariato non mantiene,mantiene ed egregiamente,hanno una quota da versare del 10% fisso senza costi perchè tutti ggiovini e ben lungi da una pensione che con il contributivo reale risulterà essere poco più di uno sputo in un occhio,l’hanno pensata belle va là…..e gli hanno pure raccontato che era una conquista,nessuno senza pensione!!AHAHAH

    • Charly
      7 aprile 2013

      Non era D’Alema a dire che erano una forma di modernità? E poi si chiedono perché non prendono più voti.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 aprile 2013 da in cronaca con tag , , .
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