Charly's blog

Quanto vale il partito dei professorini?

Il disprezzo per la politica e i politici di professione è la chiave di lettura per leggere gli ultimi 30 anni di storia. Il caso italiano è stato particolarmente evidente: dopo il crollo della Prima Repubblica la parola partito è praticamente scomparsa per quasi vent’anni. Con Berlusconi, un residuato bellico degli anni ’80, si è imposto l’homo oeconomicus a mezza dimensione (il PIL è tutto e nulla al di fuori del PIL), fino al suo spettacolare fallimento del 2011 (proprio sul PIL. Ah, l’ironia della Storia). Non che sia andata molto meglio all’homo tecnicus, suo sostituto nel linguaggio e nei risultati. Stessa manfrina: arroganza e supponenza coniugata all’incapacità di incidere la realtà.

Ma quali sono le cause di questa disaffezione nei confronti della politica? La prima risposta, nonché la più ovvia, deriva dalla crescente incapacità della politica di intervenire sul mondo economico. Negli ultimi decenni la situazione economica di un numero crescente delle persone è peggiorata considerevolmente e lo stesso si può dire delle condizioni lavorative. Nulla di sorprendente: sono gli effetti della competizione capitalista scatenata negli ultimi 30 anni e dell’attacco sferrato dai poteri economici contro lo Stato. Vi lamentate di esser poco seguiti da un poter su cui avete potere e influenza per quanto ridotto? Aspettate di avere a che fare con gente che non vi deve nulla. Una roba da far invidia alla Battle Royale… quella giapponese, non quella americana.

Il secondo elemento è l’incapacità della cittadinanza di comprendere elementi complessi quali l’economia o la politica. Non solo il cittadino medio è solito bersi le peggio cazzate, e fin qui la cosa è evidente a tutti, ma è anche colpevole dello sfascio di questi giorni. Al netto della retorica del grillino di turno, la politica non è avulsa dalla società ma ne risulta influenzata. In cerca di consenso il politico non struttura più le richieste della base, ma ne segue gli umori. L’incapacità di riformare la Cassa Integrazione in un sussidio di disoccupazione universale ne è un chiaro esempio.

L’ultimo elemento è un misto di ideologia dell’homo oeconomicus e della scarsa comprensione dei meccanismi dello Stato e della società. L’idea che si possa gestire uno Stato come un’azienda è uno dei frame dominanti della narrazione politica, ma anche uno dei più stupidi. Certo, da lì discenderebbe anche il fatto che la cittadinanza dovrebbe essere gestita come si procede con le risorse umane. Secondo voi qual è l’equivalente del licenziamento declinata al sociale?

Ci sarebbe da imparare, quindi, dagli errori degli ultimi decenni ma se c’è una cosa che s’impara dalla storia è che non s’impara quasi niente. Non paghi, infatti, all’ultimo giro elettorale abbiamo avuto la fusione dei due elementi sopra citati nella figura di Oscar Giannetto Giannino: l’homo oeconomicus fuso con quello tecnicus. La retorica dei Giannetto boys è la solita spazzatura degli ultimi 30 anni: promuovere le imprese (omettendo il fatto che buon parte delle imprese è soggetta alla distruzione creativa del capitalismo), tagliare gli sprechi (al welfare, mica alle bare volanti), mutilare lo Stato in quanto bruttosporcocattivo, il dipendente pubblico come nuovo giudeo da mettere alla berlina (d’altronde è il lavoro che ci rende liberi, no?). Il tutto condito con personalità provenienti dal mondo accademico (amerikano, of course) e dal mondo dell’impresa.

Ebbene, ecco i risultati elettorali: alla Camera i Giannetto boys hanno raccolto 380.756 voti, pari all’1,11% [1], al Senato 278.396 voti pari al 0.90% [2]. Per offrirvi un paragone, ecco la performance di Mastella alle elezioni del 2006, le ultime a cui ha partecipato, emblema della Kasta: alla Camera raccolse 534.088 voti, pari al’1,4% [3], al Senato 477.226 voti pari al 1,4% [4].

Insomma, se vi chiedete quanto vale una combriccola di professorini e accademici, business man e bauscia wannabe, ecco la risposta: meno di Mastella.

[1] Cfr. http://elezioni.interno.it/camera/scrutini/20130224/index.html#camera/scrutini/20130224/C000000000.htm.
[2] Cfr. http://elezioni.interno.it/senato/scrutini/20130224/index.html#senato/scrutini/20130224/S000000000.htm.
[3] Cfr. http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=C&dtel=09/04/2006&tpa=I&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S
[4] Cfr. http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=S&dtel=09/04/2006&tpa=I&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S.

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2 commenti su “Quanto vale il partito dei professorini?

  1. magiupa
    12 aprile 2013

    col senno di poi un mastella era preferibile,nel secondo governo prodi è stato l’unico ministro che si è fatto carico del suo ruolo politico presentando finalmente una riforma organica della giustizia,non ho ancora capito se per quell’inchiestina alla fine lui e sua moglie siano stati condannati e se si a quanto e per cosa?boh!

    • Charly
      13 aprile 2013

      Credo che i processi/le cause giudiziarie siano ancora in corso d’opera.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 aprile 2013 da in politica con tag , , .
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