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E per estinzione

Su Noisefromamerika si sono dilettati ad analizzare il fenomeno M5S in due puntate. Nella prima si analizzano le note criticità del movimento (leninismo, dilettantismo, fantasia al potere) mentre il secondo post è una generica tirata contro il populismo e le posizioni politiche reazionarie. Ecco qualche estratto:

Come accennavo, nell’affermazione del grillismo si può scorgere non solo un risultato elettorale notevole ma anche la consacrazione istituzionale quasi maggioritaria a idee, atteggiamenti, fobie e idiosincrasie che sono comunque abbondantemente presenti nella società italiana, a tutti i livelli, non solo nazional-popolare come nel caso dei grillini, e che, evidentemente discendono da tare tipiche del costume nazionale. […]Ecco, quello che intendo dire è che il populismo italiano si caratterizza sempre per alcuni tratti ricorrenti: l’ostilità al mercato e al suo funzionamento, la diffidenza nei confronti del sapere scientifico e positivo, il timore per l’eccessivo potere di organizzazioni private come le multinazionali; o ancora l’esplicita paura nei confronti della medicina, dei vaccini o dell’uso degli OGM in agricoltura. Per non parlare poi della propensione a descrivere i fatti della vita politica nazionale, o le vicende relative ai rapporti tra stati, sempre con la lente del complottismo. Questo genere di atteggiamenti sono così radicati, diffusi e accettati che essi travalicano classi e professioni, e si trovano in eguale misura sia in ministri che hanno ricoperto cariche importanti nella vita politica italiana, sia di centro-destra sia di centro-sinistra, sia in intellettuali che scrivono sui giornali e che sono pronti a denunciare i mali della società industriale, l’alienazione derivante dall’uso delle nuove tecnologie o la spersonalizzazione dei rapporti sociali indotti dalla mercificazione spinta di quelli ecc. ecc. Come ebbi a leggere, ormai ogni quotidiano o sito di informazione, online o cartaceo, deve avere un fine saggista che si lamenta dei mali dei nostri tempi, rimpiange quelli andati e denuncia oscuri complotti ai danni del popolo ignaro.

Ed ancora:

E se poi siete preoccupati del neoprimitivismo delle moon-cup o inquietati dai mercatini a kilometri zero, potrete sempre rileggere capitoli come “Fra Arcadia e Apocalisse”. Si scoprirà appunto della costante fascinazione di alcuni per i bei tempi andati della sobrietà, della propensione al risparmio e della frugalità, quei tempi insomma quando nei paesi si viveva in semplicità in un mondo felice, non si sottoscrivevano odiose “finanziarie” per immolarsi, inconsapevoli, alla schiavitù del mercato e anche i punti di riferimento erano chiari e saldi, fossero pure il medico di paese, il farmacista e il maresciallo. Certo, alle volte la nostalgia per il tempo perduto si esprimeva in forme più liriche, come nel Pasolini malinconico per la scomparse delle lucciole e che scriveva un pezzo dalle pretese sociologiche sulla crisi provocata in Italia dall’incedere dell’industrializzazione che aveva, fra le altre cose, appunto provocato la morte degli insetti luminosi. Ma anche in quelle argomentazioni più poetiche, la natura fortemente reazionaria di quelle posizioni non era certo occultabile.
Perché alla fine, quello che colpisce di questo “nuovo” pensiero grillino e dei suoi parlamentari, è proprio questo: la sua natura pienamente reazionaria. E il fatto che quelle idee abbiano da tempo fatto breccia nella società italiana, in quanto condivise sia dalla cosiddetta destra, sia dalla cosiddetta sinistra, siano presenti nelle istituzioni culturali del paese e radicate nella società civile, non può comunque nascoderne la natura.

Che dire? Una cosa: ma perché chi si occupa di economia non ha ben chiaro cosa sia l’estinzione? Abbiamo già visto che cosa sia il populismo e il fatto che il capitalismo non sia altro che l’evoluzione applicata al processo economico. Su quest’ultimo aspetto, però, è meglio ripetere. D’altronde repetita iuvant.

Per evoluzione s’intende il processo tramite il quale le specie animali devono adattarsi ad un ambiente mutevole caratterizzato da una scarsità di risorse e da una concorrenza folle. Lo stesso accade nell’economia capitalista: l’ambiente (il mercato) muta per svariate ragioni (innovazioni tecniche, interventi legislativi, cambi climatici), e le specie animali (le imprese) devono adattarsi. Nel processo abbiamo la comparsa di nuove specie (le imprese) e la scomparsa di chi non si adatta (i fallimenti).

Facile, no? Bene, adesso proviamo ad immaginare che cosa significhi un simile processo, unito agli effetti delle innovazioni tecnologiche, sulla società. Prendiamo la società pre industriale idealtipica: abbiamo il dio/re che possiede ogni terra, una piccola cerchia di burocrati, un po’ di guerrieri e una quantità smisurata di contadini. Ecco, un giorno un tizio ti inventa la scienza e il nostro dio/re si ritrova a spasso. Cosa credete che succederà? Un altro inventa le armi da fuoco, rendendo inutili le abilità di maneggio delle spade. Un qualunque contadino armato di fucile può accoppare a 200 metri il nostro super guerriero. Contento? Uh, come no. E ancora: inventano l’informatica, addio archivi di tavolette d’argilla. E con essi i burocrati.

Si potrà sostenere che tutte le innovazioni siano andate a favore delle masse. Davvero? Fra le innovazioni si dovrebbero annoverare anche i memi o, se preferite, le idee. Eccone un paio: la proprietà privata e la concorrenza. I nostri contadini si ritrovano a spasso, privi di terre o ridotti a mandriani di latifondisti. Che poi è quello che è successo in Inghilterra con i cosiddetti campi chiusi. L’evoluzione è cieca e becca nel mucchio…

Torniamo, ora, ai nostri nemici del libbeero mercadoh. Chi abbiamo? I produttori a km 0? Grazie al cazzo, si difendono contro la grande distribuzione puntando sulla retorica. Il contado contro gli OGM? Sapete com’è, non è che il primo fesso che arrivi si possa mettere a fabbricare OGM, no? Allora delle due l’una: o esce dal mercato o si ritrova a comprare le sementi dalle multinazionali. L’informatica causa ostilità dei media tradizionali? Beh, con gli e-book e il digitale addio alla carta (o, più probabile, una forte riduzione) e relativo potere degli opinion makers.

Il giochino, infatti, non si limita ai rapporti economici. Gli uomini sono creature bioculturali e vivono in un contesto intessuto di significati bioculturali che forniscono guida e significato. Per quale motivo l’élite intellettuale è tanto ostile al libbero mercadoh coniugato alla tecnica? Sapete com’è, nel nuovo mondo non contano più nulla né in termini di acquisizioni di sapere, né come successo di mercato.

Non è da dimenticare, inoltre, l’effetto di alienazione causato dalla modernità liquida. Che dire, infatti, della famiglia tradizionale? Le conoscenze necessarie venivano passate dai genitori ai figli. Poi in vecchiaia lasciavano l’attività ai figli e si dedicavano a guardare i marmocchi ed a fare i saggi anziani. Arriva la modernità e puff: i vecchi sono delle inutili cariatidi del tutto avulsi dal mondo. Aggiungiamo la flessibilità geografica richiesta dalle bizze del capitale e ci ritroviamo i figli sparsi per ogni dove, con relativi legami familiari andati. Non che i figli siano messi meglio: anche loro rischiano l’inutilità per via delle innovazioni e la flessibilità comporta la difficoltà di poter creare una narrazione coerente della propria vita. Il tutto immerso in un mondo dominato dall’incertezza, dall’alienazione (ieri dalla fabbrica, oggi dalla modernità liquida), dallo stress e dalla solitudine.

Detto in altri termini: il nuovo – economico, culturale, tecnico – distrugge il vecchio con relative relazioni di potere e significato. Se consideriamo che il capitalismo è un sistema competitivo dove vige l’homo homini lupus, abbiamo i vincenti e una massa sterminata di perdenti. Siano essi i datori di lavoro o i lavoratori massacrati dalle mutate caratteristiche del mondo del lavoro. E no, mi spiace, la flessibilità del mondo del lavoro è una balla.

Un tempo il Ceratosaurus era al vertice della catena alimentare, giusto fino alla comparsa dell’Allosaurus. Quest’ultimo era più grosso, più robusto, più intelligente e cacciava in gruppo. In una parola: era più cazzuto. Com’è finita? Addio ai Ceratosaurus. Se si avesse l’opportunità di intervistare uno di questi simpatici animaletti, che cosa credete che ne verrebbe fuori? Un “oh sì, viva il libbero mercadoh!” o un “aiuto, peppe crillo, aiutaci, siamo la ggeente!”? Il M5S ha intercettato questa massa di perdenti non solo fra i lavoratori, ma anche fra gli imprenditori. A quanto pare devono aver saltato la parte della distruzione creativa del capitalismo.

Tornando a noi, da questa massa di perdenti che cosa vi aspettate? Un grazie, un applauso? Non è un caso se l’integralismo islamico è venuto fuori a seguito di una modernizzazione fallita nel secondo dopoguerra. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. È solo la 3° legge della dinamica.

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14 commenti su “E per estinzione

  1. magiupa
    17 aprile 2013

    non mi risulta chiarissimo se, che sia naturale quella reazione, ti vede favorevole ad essa oppure no.

    • Charly
      17 aprile 2013

      Si può essere favorevoli alla forza di gravità? Accade, né più né meno.

      • magiupa
        18 aprile 2013

        quindi l’aereo non è un’invenzione ma un errore e il paracadute non sarebbe assolutamente necessario se non ci ostinassimo alla nobile arte dell’errore,capisco.
        sono d’accordo sull’esistenza dell’estinzione come fattore di crudo riequilibrio che i liberisti fingono colpevolmente che non esista,ma è un fattore di riequilibrio,sempre,qualunque ideologia si segua,e comunque viene ignorato,rendendo di fatto la realtà il fattore meno considerato da tutte le teorie economiche e sociali. quindi?
        ps. io sono piu attaccato alla 2° legge della termodinamica,è più facile riscontrarne la realtà.

      • Charly
        18 aprile 2013

        Quindi nulla. Io informo, le scelte effettuate ricadono su chi le fa. Mi scoccia solo che poi si lamentano.
        Quella dell’aereo non l’ho capita.

      • magiupa
        18 aprile 2013

        l’uomo non è favorevole alla forza di gravità e pur rispettandola,che non si può far finta che non esista,s’è dato da fare per contrastarla,così è per le dinamiche economiche,dato per assodato che seguano determinate regole naturali,possiamo contrastarle?la risposta è si,basta che lo si faccia in accordo a quelle regole,senza ignorarle.
        ps.non mi dici nulla dell’entropia?non ti piace?

      • Charly
        20 aprile 2013

        Ho giusto pubblicato un post sull’argomento. Più che l’entropia direi la flessibilità: se tutto deve cambiare basta assecondare il cambiamento. Purtroppo l’economia non assomiglia ad un orologio con i relativi ingranggi, ma ad un mobile IKEA con i pezzi che avanzano. D’altronde la disoccupazione di massa in età pre industriale era conseguenza di elementi sociali (latifondo, economia schiavile) o catastrofi naturali. Dal 1.750 è un fantasma che si aggira per l’Europa e poi per il mondo. E’ da notare che l’immigrazione africana verso l’Europa comincia solo quando il Continente Nero è stato integrato nell’economia mondiale da parte degli europei, distruggendo le locali economie di sussitenza.

      • magiupa
        21 aprile 2013

        L’orologio con relativi ingranaggi non è la giusta metafora dell’economia perche somiglia troppo ad un sistema stabile(se consideri la necessità di sistemare l’ora ogni tanto però,forse)l’economia è un sistema instabile,tipo una trottola piena di sabbia,che procede in un avvallamento,un canale,e nella sua progressione devia verso il lato della sua rivoluzione su se stessa inerpicandosi sul pendio laterale e perdendo velocità finchè,persa la presa ricade al centro dell’avvallamento riprendendo velocità.
        Quando sei giù,la velocità porta la sabbia ad aderire quasi esclusivamente sulle pareti,man mano che si inerpica sul pendio,il rallentare della velocità,consente una più equa distribuzione della sabbia,a discapito dell’ equilibrio.
        Noi dovremmo dare velocità alla trottola quando rallenta,e diminuirla quando accelera.
        Dove stanno le dottrine massimaliste in tutto questo?
        Gli Africani non sapevano di essere poveri finche non glielo abbiamo spiegato noi,e non usciranno dai loro guai finche non impareranno ad ignorare quelli che sanno!

      • Charly
        22 aprile 2013

        Stanno nella mano invisibile: detto altrimenti, arrangiatevi.

      • magiupa
        22 aprile 2013

        conosco personalmente degli attivisti scavatori di pozzi,la verità è che non usciranno dai guai finche a tirarli fuori sono questi personaggi.
        arrangiarsi è un buon metodo per affrancarsi da quella, che a tutti gli effetti, è una dipendenza.

      • Charly
        23 aprile 2013

        Mah, in realtà l’attività statale è essenziale in ambito economico, anche in un regime di libero mercato. Mala politica, mala economia.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 aprile 2013 da in economia con tag , , , .
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