Charly's blog

Basta con i debiti! Solo quelli pubblici, però

Uno degli animali più comuni tanto sui media (dai giornali a internet) quanto su internet è il antidebitus blaterantes. La sua unica missione di vita è berciare contro i debiti, immorali per definizione, inneggiando alla lotta fraticida fra le persone in vista della crescita (del profitto). Visto che il nostro povero protestante dei poveri è convinto che la ricchezza materiale sia il segno dell’approvazione divina, sua santità Ayn Rand, il povero, allora, è un dannato sub umano da estirpare. Per essere precisi è un parassita sul groppone di chi produce ricchezza.

Sarei curioso di vedere la classificazione dei medici in questa casistica: di ricchezza non ne producono. Si dirà che mettono a posto le macchine parlanti normalmente conosciute come lavoratori, ma lo stesso si può dire dei vigili urbani. Se ti parcheggiano abusivamente sul piazzale di scarico merci chi chiamate? Batman?

Sia come sia, il nostro amico ha ragione. Invoco Oscar Giannetto Giannino a mio testimone: basta con i debiti. Per capire la mostruosa entità di questo fardello costruito dalla castacriccaspesapubblicaimproduttiva ecco i numeri. Dati presi dall’Eurostat anno 2011 perché a quella data si fermano i dati del debito privato. Quello pubblico a sinistra [1], il privato a destra [2]. Ecco i PIIGS:

Portogallo

108,3%

253,6%

Italia

120,8%

128,6%

Irlanda

106,4%

309,5%

Grecia

170,3%

130%

Spagna

69,3%

218,1%

Ecco gli hyper piigs:

Cipro

71,1%

289,4%

Olanda

65,5%

224,6%

Slovenia

46,9%

128,3%

Islanda

101%

 
Malta

70,3%

209,9%

Lussemburgo

18,3%

326,3%

Ecco gli ariani del Nord:

Germania

80,4%

127,8%

Belgio

97,8%

237,8%

Svezia

38,4%

256,4%

Danimarca

46,4%

237,6%

Finlandia

49%

178,8%

Regno Unito

85,5%

206,4%

E l’ariano wannabe per eccellenza, ovviamente:

Francia 85,8% 160,4%

Ops, ma guarda un po’: in tutti i paesi il debito privato è maggiore di quello pubblico. Poco male, anche qui si deve tagliare come dice il nostro amico randiano. Altrimenti si dovrebbe spiegare perché il debito pubblico contratto con i propri cittadini con un interesse al 2% per costruire scuole e ospedali è brutto, mentre quello privato al 10% per comprarsi un cellulare non lo è. E quindi: basta mutui – se vuoi una casa paghi in contanti -, basta finanziamenti – se vuoi una cosa te la paghi in contanti. E basta linee di credito alle aziende. Se vuoi fare l’imprenditore scaccia fuori il grano. È difficile stabilire quale sia il risultato di questa politica: le imprese falliranno per mancanza di credito o mancanza di acquirenti per le merci?

Complimenti mio caro randiano di ‘sto piffero, se ti ascoltassero si giungerebbe all’obiettivo mai raggiunto dai comunisti: la distruzione del capitalismo. Il capitalismo, infatti, si basa sui debiti. Che cosa sono i fantomatici ed agognati investimenti se non soldi prestati da qualcuno in cambio di un interesse? Non è caso che il capitalismo prenda il nome dal capitale, i soldi, e che sia nato in un’economia con un forte sviluppo finanziario. Da qui nasce l’esigenza della crescita del PIL: li vuoi pagare gli interessi o no?

Certo, il debito in quanto tale non è necessariamente buono. Si tratta di una questione di sostenibilità: se te le puoi permettere e spendi con raziocinio è un investimento per il futuro (le scuole) e non una spesa inutile (le Olimpiadi. Vero Atene?). Attenti che questo discorso vale anche per quello privato dato che l’attuale Crisi viene dai debiti privati, mica quelli pubblici.

Vorrei far notare, fra le altre cose, che secondo una linea di pensiero il debito pubblico italiano non è esploso per via della spesabruttaimproduttiva ma a causa del divorzio fra il Tesoro e la Banca d’Italia (un tempo calmierava i tassi d’interesse acquistando i titoli di Stato). A dirlo non è soltanto il keneysiano kattivokastabvutto, ma lo stesso artefice del divorzio, Beniamino Andreatta [3]:

L’ imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall’ ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole. La nostra stessa presenza nello Sme era allora messa in pericolo  […] Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’ escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.
Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu’ difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato.

Per la cronaca, l’Italia venne cacciata dallo SME con la crisi del 1992. Nulla di nuovo, le unioni monetarie non portano un granché bene, lo stiamo osservando con l’euro.

Sia come sia, non capisco bene gli imprenditori bercianti contro i debiti salvo poi piagnucolare che le banche non fanno più credito. E non capisco gli economisti bercianti contro il debito pubblico salvo poi tacere con quello privato. O, meglio, immagino che sia strumentale. Attaccare il debito pubblico è strumentale per smantellare il welfare, non tanto perché via sia una relazione fra i due come i paesi scandinavi dimostrano, ma perché si adotta l’argomento “non possiamo più permetterci il welfare!”. Già, perché invece indebitarsi per l’iphun 8 sì. Ehi, aiuti i consumi.

Per capire quanto sia deleterio il debito privato basta considerare quanto segue. È ormai noto che la crisi finanziaria sia dovuta ad investimenti improvvidi dati a persone inaffidabili. Per un attacco di socialismo acuto? No, perché i nostri amici finanzieri avevano il problema di far fruttare un gruzzolo di soldi e l’unico modo per farlo è prestarli ad usura, pardon, ad interesse. Siccome hanno prestato a cani e porci per far profitto è venuta fuori una bolla. Ma che glie frega, tanto alla fine paga sempre il contribuente tramite il debito pubblico. Basta solo poi ricordarsi di finanziare i Tea parties bercianti contro il debitobruttosporcoimproduttivo.

[1] Cfr. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&plugin=0&language=en&pcode=teina225.

[2] Cfr. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=tipspd10.

[3] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2013 da in economia con tag , , .
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