Charly's blog

Femminicidio?

Negli ultimi tempi non si fa che versare inchiostro sul cosiddetto “femminicidio”, in pratica un banalissimo atto di omicidio che merita uno status speciale perché le vittime hanno una vagine e non un pene. Sia come sia la cosa mi puzza un po’ e direi di procedere come al solito: con i dati e non con le chiacchiere.

La ricerca della parola “femminicidio” nell’archivio storico del Corriere della sera rileva 2 utilizzi nel 2008 e nel 2009, 1 nel 2011, 50 nel 2012 e 57 nel 2013 [1]. Per il 2005, 2006, 2007 e 2010 non si rileva l’utilizzo del termine. Una simile distribuzione potrebbe far pensare che il fenomeno sia esploso soltanto negli ultimi tempi. Ma è davvero così?

Per cominciare analizziamo il mero numero degli omicidi. La banca dati dell’Istat, al riguardo, testimonia un netto calo [2]. Nel 1985 il dato era pari a 1,63 omicidi per 100.000 abitanti, valore che si eleva negli anni seguenti per via degli omicidi legati alla Mafia e/o criminalità in genere: 2,22 nel 1988, 2,76 nel 1989, 3,13 nel 1990, 3,38 nel 1991, 2,57 nel 1992. Da lì il valore cala e dal 1999 non supera più l’1,5. Fra il 2000 e il 2003 siamo sul 1,2 /1,3, per poi stabilizzarsi poco al di sopra dell’1. Se si considera i numeri, nel 2008 si sono registrati 611 omicidi, valore ben lontano dal picco del 1991 (1.916 omicidi).

La morale è che i numeri sono calati, ma come si configura per genere? Nel 2010 si sono registrati 413 omicidi di cui 287 maschili e 126 femminili, nel 2009 453 omicidi dei quali 322 maschili e 131 femminili. Nei due anni successivi ci si assesta sullo stesso numero, sempre sopra quota 100 (124 nel 2012, 139 nel 2011). Un confronto con altre cause di morte aiuta a inquadrare meglio il fenomeno. Nel 2010 sono morte 894 donne per accidenti di trasporto, 839 per suicidio e 12.127 per malattie legate all’apparato dirigente. In sintesi:

2009 131
2010 126
2011 139
2012 124

Ecco i dati Eurostat. Morte per omicidio ogni 100.000 abitanti: totali, femminile e maschile.

Anno

Totale

Femminile

Maschile

1999

1,2

0,5

1,8

2000

1

0,5

1,5

2001

0,9

0,4

1,4

2002

0,9

0,5

1,4

2003

1,1

0,6

1,6

2004

/

/

/

2005

/

/

/

2006

0,9

0,5

1,3

2007

0,9

0,4

1,4

2008

0,8

0,4

1,2

2009

0,8

0,5

1,2

2010

0,7

0,4

1,1

Ah, per la cronaca: l’Italia è nella parte bassa della classifica. Numeri alla mano, il fenomeno si è dimostrato piuttosto stabile  nel corso degli ultimi anni e non si comprende tutto l’allarme dei media. Senza contare che si parla di omicidi in generale e non solo quelli dovuti al partner: in quest’ultimo caso siamo al 70% del totale nel 2012 [3]. Si afferma che ogni 2/3 giorni una donna viene uccisa? Wow, quasi ogni giorno accade lo stesso ad un uomo. In pratica è  successa la stessa cosa per internet: finché non ne parlano i media un fenomeno non esiste. D’altronde, perché mai usare l’Istat? Basta avere un amico dell’amico di un amico per testimoniare che la gente non ha voglia di lavorare o che in Germania pagano in lingotti d’oro. In più scoppia una bolla mediatica: se un media parla di x anche gli altri devono fare lo stesso, ma così si dà un’impressione sovrastimata del fenomeno. Dico io, ma se l’Istat non serve perché mantenerlo? Tanto vale chiudere tutto.

Ma ogni omicidio è orribile, si obietterà. Oddio, non la si pensa così con i clandestini, ma su un punto avete ragione: ogni omicidio è orribile, anche quelli maschili. Fatemi capire: se mi ammazzano per rubarmi un portafoglio va bene, se ammazzano una donna perché l’ex non se ne fa una ragione è un dramma. Ah beh, sono soddisfazioni.

Il discorso vale sulle violenze sulle donne. Non vi è necessità alcuna di nuove leggi, basta applicare quelle esistenti. L’impianto normativo italiano vieta sia la violenza sia l’omicidio e basterebbe applicare il tutto (e magari insegnare Krav Maga e fare palestra seria nelle scuole e non la pallavolo). Invece no, si chiedono leggi speciali a difesa della razza vagina: uccidi una donna? Ergastolo [4]! E se uccidi un uomo? Eh, che vuoi che sia, te la cavi con 10 anni. Sono io che sono strano o il nostro impianto normativo prevede l’uguaglianza dinnanzi alla legge? Ah già, sono un porco maschilista (anche se lotto contro l’infelicità delle donne).

Last but not least, c’è la solita solfa della battaglia culturale. Archiviato Mao e il capitalismo, il vero nemico è solo uno: il mondo occidentale. In pratica tutto ciò che si trova al di qua degli Urali è violento e maschilista, vittima della tv e del machismo. Solo una domanda: nei paesi del terzo mondo dove le donne non lavorano e non ci sono le Veline, le statistiche che dicono? Solo per sapere. Senza considerare che nella scuola il personale docente è femminile in percentuali bulgare. Colpa degli uomini?

Torniamo all’origine: l’omicidio è terribile, quale che sia il sesso della vittima o le motivazioni del colpevole. Perché numeri alla mano si uccide più per un portafoglio che per gelosia.

[1] Cfr. http://sitesearch.corriere.it/archivioStoricoEngine.

[2] Cfr. http://noi-italia2011.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=112&cHash=3a893165aa1aa50a450929634feddedd.

[3] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/femminicidio-cento-vittime-nel-2012-donna-uccisa-ogni-due-giorni/387948/.

[4] Cfr. http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-femminicidio-in-italia-e-unemergenza-e-cosi-va-combattuta/.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 maggio 2013 da in cronaca con tag , , , .
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