Charly's blog

L’illusione dello ius soli

Vi presento tre fatti: la discussione sullo ius soli, il soldato inglese assassinato a Londra e la rivolta nei ghetti di Stoccolma o, se preferite, quella di Parigi e/o Londra. Dite che elementi sono fra loro scollegati? Sicuri, sicuri? Bene, seguitemi per 10 minuti e vediamo se riesco a farvi cambiare idea.

Partiamo dalla cittadinanza. Nel mondo si può ottenere la cittadinanza in due modalità distinte: ius sanguinis e ius soli aka per nascita da cittadini o per mera nascita sul suolo del paese x quale che sia la cittadinanza dei genitori. Nel caso italiano è in vigore il primo, mentre in Europa se compare lo ius soli è in forma decisamente annacquata e mitigata. Nel preciso, la normativa italiana prevede che è italiano chi nasce da cittadini italiani, chi nasce sul suolo italiano se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi e chi nasce da genitori ignoti [1]. Quel che ci interessa sono l’articolo 2:

1. Il riconoscimento o la dichiarazione giudiziale della filiazione durante la minore età del figlio ne determina la cittadinanza secondo le norme della presente legge.
2. Se il figlio riconosciuto o dichiarato è maggiorenne conserva il proprio stato di cittadinanza, ma può dichiarare, entro un anno dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale, ovvero dalla dichiarazione di efficacia del provvedimento straniero, di eleggere la cittadinanza determinata dalla filiazione.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai figli per i quali la paternità o maternità non può essere dichiarata, purché sia stato riconosciuto giudizialmente il loro diritto al mantenimento o agli alimenti.

E l’articolo 9 riguardante l’acquisizione della cittadinanza:

f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

Detto in termini meno legalesi, per diventare cittadini italiani basta risiedere nel paese per 10 anni. Se minorenni la cosa può essere bloccata dai genitori, ma una volta raggiunta la maggiore età si può accedere alla cittadinanza tricolore. Ne risulta, allora, che non ci sono ostacoli insormontabili all’acquisizione della cittadinanza se non le noie derivanti dalla burocrazia. Ma, quindi, il problema è la burocrazia e non la cittadinanza in sé. Senza contare che non si risolve affatto il problema del razzismo distribuendo la cittadinanza un tanto al kg. Balotelli è italiano ma i cori se li becca comunque.

Per quale motivo, dunque, è venuta fuori questa discussione? Il punto è sempre il solito: l’annosa questione dell’integrazione dell’immigrazione. La libera circolazione delle persone è uno dei tre pilastri del libero mercato (merci, capitali, merci/uomini), ma purtroppo per i libri di economia le persone sono piuttosto refrattarie a muoversi o vivere con il “diverso”. Giusto o meno che sia, la tendenza è questa. Come conciliare, ordunque, i due fattori? Boh.

L’idea che l’immigrazione si regoli da sola con un’altra fantomatica “mano invisibile” è palesemente fallita. Il passo successivo passa per l’integrazione. Non chiedetemi che cosa sia perché non lo so. A leggere i sostenitori di questa pratica, dovrebbe configurarsi nell’instillare agli immigrati l’amore per il paese e per le sue tradizioni, le sue genti e la sua storia. Messa così è ben oltre il mero rispetto delle leggi, si tratta proprio di essere assimilati nel collettivo Borg. Vi rigiro la questione: immaginate di dover trascorre qualche anno in un paese estero, che so, tipo l’Arabia Saudita. Vorreste arabizzarvi in tutto e per tutto? Non so voi, ma per me la risposta è un secco no. La prima generazione degli immigrati, quindi, ce la si gioca così. La cosa buffa è che l’Italia ha già avuto esperienze concernenti la materia e non mi sembra che i siculi si siano piemontesizzati.

E per quanto riguarda le seconde e le terze generazioni? Si tratta di persone nate e cresciute nel paese, ma che continuano a presentare elementi di ribellione o di scarsa integrazione. Ad essere sinceri io focalizzerei l’attenzione su fattori economici e sociali più che su un pezzo di carta. Le banlieue sono andate a fuoco per la cittadinanza francese o per le condizioni di degrado socioeconomiche? Cazzo, se bastasse dare la cittadinanza a cani e porci i romani se la sarebbero cavata così con la rivolta di Spartaco. Succede che chi occupa l’ultimo gradino della scala sociale di tanto in tanto dia fuoco al tutto, specie se la religione dominante è quella del capitalismo con annessi e connessi (se non consumi sei un fallito, se sei povero è colpa tua, crescere e cresceremo).

A proposito dei romani, mi torna in mente l’esame di storia romana che ho sostenuto qualche anno fa. Gli antichisti, in genere, te la menano sulla prodigalità romana in merito della cittadinanza a differenza dei ben più tirchi greci. Stando a loro, così facendo si è creata l’unione dell’Impero. Stranamente si dimenticano un paio di dettagli:

_ i Romani concedevano, è vero, ma con i piantagrane avevano una soluzione semplice: il gladio. Altro che banlieue…
_ la cittadinanza universale verrà concessa solo nel 212 d.C. da Caracalla. Due secoli dopo l’Impero era morto;
_ la parte occidentale era latinizzata perché le popolazioni ne vedevano i vantaggi. Al riguardo, basti pensare ai galli: dopo un paio di secoli dalla conquista, gli unici caratteri che conservavano della loro origine erano i capelli biondi. La parte orientale, invece, era quasi totalmente grecizzata o, a dirla meglio, ellenistica [2]. E la cittadinanza?

Nel complesso la discussione sullo ius soli presenta parallelismi con quella dell’IMU. È l’affannosa ricerca della pallottola d’argento in grado di risolvere tutti i problemi. Così facendo si eludono non poche questioni:

_ non si nota l’interdipendenza economica e la causa delle immigrazioni;
_ non si spiega perché chi è costretto a muoversi per mere ragioni economiche debba farsi assimilare;
_ non si capisce perché non basti seguire le leggi del paese ospitante;
_ non si comprende come mai le seconde e terze generazioni, magari cittadini con tutti i crismi, vadano in giro a dar fuoco alle cose;

Morale? C’è chi paventa l’invasione di immigrati, l’eurabia [3] o il vattelapesa, ma io punterei sulla futilità della cosa. Ius soli o non ius soli, i problemi resteranno tutti. Immagino, allora, che si proporrà un corso di “cultura italiana” per salvare la situazione…

[1] Cfr. http://www.interno.gov.it/mininterno/site/it/sezioni/servizi/legislazione/cittadinanza/legislazione_30.html.
[2] I più buffi erano i bizantini. Si proclamavano eredi di Roma tanté che si definivano i “romoi”, i romani… detto in greco! È come se ci chiamassimo gli italians…
[3] Stranamente la cristasia e la cristafrica, invece, vanno bene. Ah, il mercantilismo.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 maggio 2013 da in politica con tag , , .
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