Charly's blog

Dare i numeri a caso sul lavoro: adesso tocca alla CGIL

Abbiamo avuto modo di vedere più e più volte la curiosa tendenza tutta italiana di parlare di disoccupazione dando i numeri in modo del tutto casuale e ragionando in modo bislacco. Senza dimenticare la spazzatura che viene spacciata per giornalismo. Un ultimo caso viene da uno studio patrocinato dalla CGIL sulla Crisi, il recupero del PIL, degli occupati, eccetera [1]. I media, al riguardo, si sono stretti a coorte e, grosso modo, hanno tutti titolato con un “l’occupazione tornerà ai livelli pre crisi nel 2076”. No, ma proprio no.
Tanto per cominciare come ci è arrivata la CGIL a quel numero? Così:

[ipotesi] di proiettare l’eventuale ripresa calcolata dall’ISTAT, ovvero, moltiplicare il tasso previsto per il 2014 (es. PIL +0,7%), in modo costante nel tempo, per tutte le variabili illustrate (in termini reali), fino a raggiungere il livello del 2007.
RISULTATO: il livello del PIL pre-crisi verrebbe recuperato nel 2026 (in 13 anni dal 2013), quello dell’occupazione nel 2076 (in 63 anni dal 2013); il livello dei salari reali mai (in confronto con l’inflazione effettiva, cioè il deflatore dei consumi, la variazione è negativa nel 2014); il livello di produttività verrebbe recuperato nel 2017 (in 4 anni dal 2013); il livello degli investimenti nel 2024 (11 anni dopo il 2013).

Va da sé che in termini metodologici è una bestemmia. Non si può in alcun modo sapere quale sia il tasso di crescita del PIL o dell’occupazione in un periodo così vasto come quello fra il 2014 e il 2076. Cavoli, si deve aggiornare il dato per il semestre successivo, altro che per il decennio! Non si capisce, inoltre, per quale motivo il tasso di crescita debba essere costante anno dopo anno per più di 50 anni. Potrebbe essere, infatti, maggiore o minore. Proiettare il dato di un anno come costante per il mezzo secolo successivo è solo un esercizio retorico per mettere paura al pubblico digiuno di metodologia.
La cosa divertente è che la ricerca della CGIL presenta anche una seconda ipotesi:

di proiettare l’eventuale ripresa contando come tasso di variazione percentuale da moltiplicare in modo costante nel tempo, in un’ipotesi molto ottimistica, già dal 2015, quello degli anni 2000-2007 (es. PIL +1,6%).
RISULTATO: il livello del PIL, dell’occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013); mentre quello della produttività nel 2017, come sopra, e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013).

Meno drammatico, che dite? O come l’impressione che i media non abbiano affatto letto il rapporto della CGIL e si tratta di 7 paginette scarne… Sia come sia, la ricerca della CGIL è solo il cavallo di Troia per presentare la loro ricetta per la ripresa. È politica, retorica, non scienza.

[1] Cfr. http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=21077.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 giugno 2013 da in economia con tag , , .
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