Charly's blog

Ma con la cultura non si mangia?

Tempo fa il genio incompreso che risponde all’anagrafe al nome Giulio Tremonti ebbe modo di dire [1]:

Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.

Oggi cerchiamo di verificare la veridicità o meno di questa affermazione. Prima di tutto si deve precisare che cosa sia la cultura. Un qualunque studente di scienze sociali risponderà che con questo termine si definisce l’insieme di valori, norme, linguaggi (nel novero sono compresi anche canti, balli, tradizioni letterarie e orali) appresi e tramandati di generazione in generazione da parte di una popolazione umana. In quest’ottica William Shakespeare e il programma televisivo Grande Fratello, ad esempio, sono entrambe espressioni culturali. Va da sé che la frase tremontiana perde totalmente di significato visto che sarebbe come “con le istituzioni non si mangia” o “con la legge non si mangia”.

Visto che il mondo è bello perché è vario, vi è un’altra definizione di cultura. L’impostazione è di stampo umanista e si basa sullo studio e la trasmissione della cultura, termine con il quale si intendono le attività volte alla formazione e al miglioramento dell’uomo. Nei suoi intenti originari la cultura è essenziale per il benessere della collettività, necessaria per la formazione del cittadino consapevole e responsabile non solo per l’attività politica ma anche per la vita associata. In poche parole la cultura punta a rendere lo studente un cittadino virtuoso, a trasformare un bambino in un membro responsabile della collettività.

L’idea stessa di cultura così concepita è in pratica limitata al contesto letterario, ignorando tutte le altre espressioni. Questo vizio d’impostazione spiega perché si riceva l’etichetta di ignorante se non si conosce questo o quell’elemento di gossip letterario mentre si può tranquillamente ignorare la termodinamica o la biologia. Tremonti sembra riferirsi a questa dimensione, ma ancora una volta non ci siamo. Se si riferiva al sistema scolastico, medievaleggiante persino nel terzo millennio, la questione è tutt’altra (l’effettività della scuola) e nulla ha a che fare col mangiare o meno.

Se intendeva, invece, il patrimonio turistico siamo di fronte alla più bieca ignoranza. Il patrimonio artistico italiano frutta quasi il 10% del PIL [2] garantendo l’occupazione a migliaia di persone. È vero che in Italia il patrimonio artistico non rende come dovrebbe, ma ancora una volta la questione è totalmente diversa da come l’ha impostata Tremonti. Si tratta di gestione e non della possibilità di mangiare o meno con la cultura il patrimonio artistico.

Messa così, Tremonti ha detto una pirlata ma si possono trarre tre ulteriori elementi.

Primo. Con la cultura si mangia, ma non tutti possono mangiare. In Italia vige la tradizione di parassitare soldi dal pubblico invocando l’eccezionalità culturale. Basta vedere i prodotti in questione per capire che si tratta di cultura in senso sociologico e non letterario. Sicuri che si debba cavare il denaro?

Secondo. Conservare il patrimonio culturale è un bene, ma si dovrebbe crearne uno nuovo. Le Piramidi durano da 4.000 anni ma dubito che la Cappella Sistina possa reggere così tanto. E no, non sono richiesti grandi investimenti. Leonardo da Vinci lo pagavano in panini…

Terzo. Il brodo culturale dal quale è spuntato il duo Silvio&Tremonti è quello delle micro aziendine del nord-est, tutte tese nel manifatturiero a bassa capacità tecnologica [3] con annesso disprezzo di libri e docenti. Basta guardare i dati delle chiusure delle aziende e dell’export per rendersi conto che questo modello nato per puro caso dalle ceneri del fordismo, ormai, sta tirando il fiato. Si dovrebbe parlare di strategie economiche, ma il Governo è sempre più impegnato sull’IMU e le sigarette elettroniche.

Come al solito si può trarre un insegnamento da ogni cosa. Potremmo chiamarla la Sindrome fiorentina: bearsi di un passato senza cercare un futuro. Bella roba il Rinascimento, ma dimmi mia cara Firenze, cos’hai fatto nei successivi 500 anni? Appunto. E l’Italia è la prossima a ricevere una simile domanda.

[1] Cfr. http://www.linkiesta.it/sistema-museale-italiano.
[2] Cfr. http://www.cidecturismo.it/dettaglio_menu_news.php?codi=248&codi_menuON=127&codi_menuUPON=79&codi_menu=104.
[3] La cosa divertente è che Silvio viene dalla pubblicità e dall’amerikanismo declinato al folklore eppure si erge a campione delle fabbriche. Boh?

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15 commenti su “Ma con la cultura non si mangia?

  1. magiupa
    28 giugno 2013

    Considerazioni le tue che trovo fondate,però la mia esperienza dice che anche tu nel definire cultura applichi un vizio di forma che tende a definire cosa è cultura con la quantità di cultura.
    Silvio ha studiato,tremonti pure,non sono stupidi(anche se a qualcuno piace pensarlo) uno pensa che con la cultura si mangi benissimo,basta non fare i puristi,l’altro è un ragioniere,e la cultura la usa da soprammobile.
    Ho conosciuto molte seconde generazioni del mitico nord est italiano,e molti di loro hanno studiato,da dove viene la loro cinica visione della cultura?Dai genitori no di certo,molti di quegli artigiani di cultura poca,ma ne ricavavano idee,ideali,morale,fatturato.
    Una cosa che mi scoccia dei giudizi sul nord est,è che bisogna sempre vedere da dove si parte,gli hanno dato terremoti, alluvioni, guerre e indifferenza,loro ci hanno fatto un’industria,certo non è firenze o il colosseo,ma insomma si tratta comunque di roba poco recente,no?

    • Charly
      28 giugno 2013

      Mi sono basato sui flussi elettorali, il nord-est è verde azzurro, nonché sulle istanze politiche. Di fatto la mania è manifatturiero centrica come è attestato da miriadi di politici o gruppi organizzati locali. Le proposte della CGIA, per dire, sono sempre basati sulla fabbrica. Il che non vuol dire che altrove siano meglio, eh. Basta guardare Napoli…
      L’aver studiato conta poco: io vengo dalle scienze sociali ma della gestione del patrimonio archeologico nulla so. Lo stesso si può dire di Silvio&Tremonti che hanno studiato legge. Di fatto i Governi di cdx hanno sempre considerato la “cultura” come qualcosa di secondario. Del csx poco si può dire dato che il Governo l’hanno visto solo col binocolo. Ma loro sono fermi a Platone o giù di lì.

      • magiupa
        29 giugno 2013

        continuo a pensare che tu veda le cose esclusivamente da un punto di vista teorico,come se il nord est avesse molte scelte,invece ne aveva alcune e quelle ha perseguito,il csx il governo l’ha visto e l’ha malamente buttato nel cesso proponendo un misto di vuoto pneumatico programmatico miscelato con una cultura ideologizzata fasciata cosi bene da poter essere definita una mummia,ovvero un cadavere in una camera a vuoto,virtualmente capace di presenziare la fine del sistema solare,per quel che serve…

      • Charly
        2 luglio 2013

        Io mi baso sulle istanze elettorali di gruppi organizzati (Confindustria o la CGIA, per dire), sui flussi elettorali e relative conseguenze politiche che, ovviamente, non esauriscono la complessità del quadro. Sul resto, senza dati, non posso pronunciarmi.

  2. Connacht
    31 luglio 2013

    In Italia c’è un po’ un vizio nell’adagiarsi sugli allori passati senza creare qualcosa di nuovo. Visto che abbiamo avuto Leonardo, Galileo e Michelangelo, l’italianità è a posto così, non deve cambiare nulla e ciò che è italiano in quanto tale va automaticamente bene. Ma le cose non funzionano esattamente così.

    • Charly
      1 agosto 2013

      Blasfemia! Se dici una cosa del genere in automatico diventi un rozzo ignorante illetterato. Il che spiega perché l’Italia è da 3° mondo.

      • Connacht
        1 agosto 2013

        Guarda lo screenshot al centro del mio ultimo post e rabbrividisci.

      • Connacht
        1 agosto 2013

        (anzi multishot composito)

      • Charly
        4 agosto 2013

        Quello del 31 luglio?

      • Connacht
        4 agosto 2013

        Carne in lab, con lo shot del tipo che parla di Resident Evil nelle università

      • Charly
        6 agosto 2013

        Genio! Spiegare a questi fantageni che la carne “bio” in realtà è ogm perché modificata da migliaia e migliaia di anni di allevamento è tempo perso immagino…

      • Connacht
        6 agosto 2013

        Immagini bene.

      • Charly
        8 agosto 2013

        Mi hai fatto venire l’ispirazione per un post sull’argomento. A giorni lo scrivo.

      • Connacht
        8 agosto 2013

        Se vuoi altra ispirazione vai sul gruppo FB di ASAS salute, cerca il recente post sulla caŕne in laboratorio e osserva l’ipocrisia di chi prima da del nazista portamalattie e poi si lamenta che gli altri sono intolleranti se li contestano.

      • Charly
        11 agosto 2013

        A volte mi chiedo che fine abbia fatto la selezione naturale.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 giugno 2013 da in cronaca con tag , , , .
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