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Gramellini, il burocrate e il legislatore

Gramellini è un giornalista di sicuro successo: rubrica su un quotidiano a tiratura nazionale, romanzi, comparsate televisive. Il motivo di tanto successo è il curioso mix fra moralismo e l’essere alla buona. Non si invocano fiamme e fulmini sui peccatori, ma si ride su quello che dovrebbe farci indignare. Che si sa, siamo tutti birichini, no? Preso com’è dal moralismo per quanto soft, tuttavia, commette l’errore proprio di tutti i moralisti: spesso la fa fuori dal vaso.  Talvolta becca delle sole come quella del reality show olandese sui malati terminali (spoiler: bufala) o quella della riforma del lavoro riservato solo a chi non era diplomato (spoiler: è uno dei possibili requisiti d’accesso), talaltra si avventura in conclusioni priva di logica e buon senso. Questo è il caso di quanto scritto un paio di giorni fa. Ecco il testo integrale [1]:

A Dolcedo, provincia di Imperia, lo Stato non ha una voce sola, ma un’orchestra di dissonanze. Il luogo è piacevole e negli anni passati un centinaio di italiani, svizzeri, olandesi, inglesi e tedeschi di medio benessere, per lo più pensionati, decide di farsi la casa sulla collina. Si stipulano mutui, si prosciugano risparmi. Intanto il Comune autorizza, la Provincia autorizza, la Sovrintendenza autorizza e le casette crescono sopra quel tappeto di carte bollate, fino alla festosa inaugurazione. Un giorno in procura arriva un esposto: a Dolcedo esiste un piano di bacino e le abitazioni sorgono in zona proibita. La Provincia ritira i permessi. Ma mica la Provincia di Kuala Lumpur. Quella stessa Provincia di Imperia che li aveva rilasciati, d’accordo con la Soprintendenza e il Comune. Naturalmente il funzionario X ignora ciò che aveva timbrato il funzionario Y, mentre nell’aria risuona lo slogan nazionale: «Non è di mia competenza». La magistratura sigilla le case. Sfrattati e stremati, i proprietari non hanno più occhi per piangere, solo denti per digrignare. I giornali stranieri si indignano assai. Ma che Stato è, domandano gli ingenuoni, uno Stato che tratta da abusivi i medesimi tapini a cui aveva dato il permesso di costruire? Pare che in altre lande europee viga la curiosa usanza di considerare gli uffici pubblici come dita della stessa mano, non come i tentacoli aggrovigliati di un polpo dissociato. Da noi il palazzo dei burocrati è sempre in contraddizione con se stesso. Si chiama incertezza del diritto. Ma un Paese che getta nel panico i pensionati d’oltreconfine, può seriamente pensare di attrarne gli industriali?

Ah, il burocrate! Ma come si faceva prima della tua esistenza? Ah già, con streghe e eretici. Nel testo di Gramellini, e nel delirio che ci tocca ascoltare sull’argomento in genere, non è affatto chiaro se stiamo parlando di un generico burocrate servo del demonio o dei dipendenti pubblici in quanto tali. Se si tratta del secondo caso vorrei sapere qual è l’effetto negativo degli alpini sull’attività economica. Sono dipendenti pubblici, no? E dei parassiti burocrati, no? No, va da sé che non lo sono.

Stiamo parlando, allora, solo delle persone dedite all’organizzazione della macchina statale? Considerato che dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici, per fare un esempio, circa 2,2 lavorano nella sanità o nella scuola dobbiamo ridurre, e non di poco, il numero dei parassiti, che dite? Altra obiezione: anche l’addetto alla compilazione delle buste paga degli alpini danneggia il cittadino medio? Umh, direi di no, nevvero?

Chi rimane, allora? Che domande, direte, chi ha architettato la burocrazia sterco del demonio e i burocrati da cui traggono potere! Un momento: l’apparato burocratico non è assoluto e formato per diritto divino, ma istituito tramite la legge. E chi possiede la potestà legislativa in Italia? Basta guardare il dettato costituzionale [2]. L’art. 71:

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

E il 99:

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Ma guarda un po’, il diabolico addetto allo sportello del Comune non redige le leggi! Incredibile, amici! E pensare che Gramellini ha studiato proprio la legge [3]…

Per chi non ci fosse ancora arrivato, l’attività del burocrate si esercita nei modi e nei tempi previsti da quella legge che viene redatta da altri. Se la burocrazia – che non è sinonimo di dipendente pubblico – non va come dovrebbe  e se viviamo in un paese dove il diritto è più indicativo che prescrittivo la responsabilità è, concetto alquanto tautologico, di chi ha la responsabilità in merito. Per la cronaca, si chiama il legislatore e non il burocrate.

Per quanto riguarda la divisione dei compiti, siamo solo di fronte alla differenza fra la preistoria e ogni civiltà di questo nome. Anche l’operaio della Fiat non è a conoscenza dell’operato del dipartimento HR, che dite? La divisione dei compiti è ovvia, ma ancora una volta, non è colpa del funzionario x o y ma di chi ha realizzato questa struttura. Sempre lui: il legislatore.

Per finire, porto tutta la solidarietà umana possibile per gli operatori degli sportelli che hanno a che fare con idioti che, giorno dopo giorno, non riescono ad afferrare un simile concetto.

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2013/07/04/cultura/opinioni/buongiorno/stato-doble-bjYcoszsjxzHogkfgjEzaO/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo3.html.

[3] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Gramellini

 

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7 commenti su “Gramellini, il burocrate e il legislatore

  1. magiupa
    5 luglio 2013

    il tuo discorso fila,e sostanzialmente non è colpa dell’operatore allo sportello se si attiene alla legge,la delibera del comune si avvale della legge per dare un determinato permesso…….azz.

    l’ufficio tecnico non sapeva che…no?
    facciamo così….l’operatore allo sportello può anche darsi che non sappia,quindi non tutti i burocrati sono responsabili,ma poi a salire,tutti e due discretamente.

    • Charly
      7 luglio 2013

      Il rapporto tra l’ufficio tecnico e il potere politico è lo stesso che corre fra il prefetto e il questore: avere le capacità tecniche non vuol dire avere la facoltà di indirizzo politico. Succede anche nel Governo. Le leggi non vengono scritte dai politici stessi privi delle capacità necessarie, ma dai tecnici. E’ plausibile, allora, che il tecnico non conosca la Costituzione con relativa bocciatura costituzionale? Basti pensare alle province… Ovviamente lui lo sa, ma il politico gli dice di far così. Mal che vada basterà dire che la Corte è komunista…

      • magiupa
        7 luglio 2013

        quindi se ho capito bene il capo dell’ufficio tecnico sa che il terreno in questione è inedificabile però,il sindaco,gli dice chi se ne frega e lui è costretto ad ubbidire?
        Io al limite lo chiamo complice…

      • Charly
        9 luglio 2013

        No, nel caso abbiamo l’incertezza del diritto dettata dal casino che è la legge italiana: non si sapeva, lo si è scoperto dopo. Per questo Gramellini cita l’incertezza del diritto in chiusura. Il fatto è che il diritto è opera del legislatore.

  2. magiupa
    9 luglio 2013

    mi lasci delle perplessità,perchè non si sapeva ?perche il legislatore lo ha reso inedificabile,forse,ma decideremo poi se si presenta il caso tireremo la moneta….oppure non c’è stata comunicazione?nel secondo caso rimango del mio parere,tutti e due discretamente.

    • Charly
      11 luglio 2013

      Non si sapeva perché il diritto è mal fatto, da qui l’incertezza. Spesso più norme sono in contrasto fra loro, altre non hanno più motivo di esistere. Invece di fare nuove norme se ne dovrebbe abolire un bel numero.

  3. Pingback: Renzi o del berluschino | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 5 luglio 2013 da in cronaca con tag , , .
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