Charly's blog

Gli scacchi, la metafora della società

In genere si pensa che il gioco degli scacchi sia un utile strumento per comprendere un campo di battaglia, per lo meno uno dell’epoca precedente a quella dei conflitti industriali basati sulla tecnologia. Si ipotizza, per l’appunto, che gli scacchi siano nati proprio ispirandosi alle battaglie. Possibile, anzi probabile, ma questo non vuol dire che siano uno strumento utile per discettare di battaglia [1]. Il gioco Monopoli spiega bene come possa incartarsi il capitalismo senza gli acquirenti, ma l’essere un valido giocatore non ti rende un portentoso imprenditore.

Analizzando nel dettaglio il gioco, inoltre, ci si rende conto di quanto gli scacchi simulino male un campo di battaglia. Tanto per cominciare i due schieramenti sono già disposti a dar battaglia, mentre molte battaglie sono state combattute con gli schieramenti non ancora disposti a dar la pugna. Mancano del tutto, inoltre, fattori quali la logistica e il morale delle truppe. I due eserciti sono identici per composizione e speculari per formazione. Non esiste la fog of war e si è sempre al corrente delle mosse dell’avversario. Il campo di battaglia è limitato, vi sono delle regole e si muove a turni. Detto in termini più semplici: gli scacchi non sono una battaglia, non più di quanto il calcio balilla sia una partita di pallone.

Proviamo, allora, a cambiare i riferimenti. Vuoi vedere che gli scacchi rappresentano la società? Considerato lo stile iconografico, gli scacchi sono chiaramente basati su una società di tipo feudale. Al vertice troviamo la coppia reale, poi le infrastrutture (la torre), i combattenti e gli intellettuali (gli alfieri). Alla base abbiamo i pedoni che costituiscono la manodopera. Le proporzioni sono sbagliate dato che gli 8 pedoni sono solo il 50% del totale, ma si può ipotizzare che le esigenze del gioco abbiano influito il processo. Visto che i contadini e gli artigiani erano il 90% della popolazione, se si mantengono gli 8 pezzi al vertice della società si dovrebbe giocare con 72 pedoni per parte. Un po’ tantini, direi.

Se si adotta una logica funzionalista si può superare questo modello feudale. Al vertice rimane la coppia reale, le torri sono sempre delle infrastrutture, mentre ai cavalli e agli alfieri tocca il ruolo dei difensori dell’ordine sociale o con le cattive  o con le buone. Ai pedoni, invece, tocca sempre il ruolo dei laboratores. Se si considera la mobilità sociale si può notare che tutti i pezzi sono fissi, eccezion fatta per i pedoni. Se raggiungono il lato opposto della scacchiera i nostri umili amici possono diventare quel che desiderano tranne che il re. Si dice che Lenin apprezzasse gli scacchi e che quando qualcuno gli fece notare che il gioco era classista come pochi altri rispose proprio con la mobilità sociale dei pedoni. Sia come sia, era facile obiettare che solo un pedone su 1.000 riesce ad ascendere in termini sociali e la cosa puzza più di valvola di sfogo per tenere al loro posto le classi inferiori.

Più interessante, invece, che lo scopo del gioco non è conquistare il territorio o catturare gli altri pezzi, ma far fuori il re avversario. In quest’ottica si può sacrificare qualunque altro pezzo, regina compresa. I pedoni, ovviamente, sono i primi a muoversi e ad essere sacrificati per aprire un varco nelle file nemiche o appoggiando le figure. Un po’ come durante le Prima Guerra Mondiale: a chi toccava di attaccare le trincee nemiche all’arma bianca venendo falciati a centinaia di migliaia? Ecco, appunto. Ma, tanto, 1 su 1.000 diventa regina, di che ci lamentiamo?

A questo punto sarebbe interessante cercare di capire chi è questo re per il quale si può sacrificare tutto, dal territorio alla vita. Proviamo con un’ipotesi:

 

Ma ehi, uno su 1.000 diventa regina! E i cavalli e gli alfieri se la passano bene… finché ragioni superiori non li porta alla morte sul campo di battaglia. Vuoi vedere che gli scacchi sono rivoluzionari e che Lenin ci vedeva giusto?

[1] Napoleone era un mediocre scacchista ad esser buoni e non ce lo vedo Kasparov a guidare un battaglione corazzato.

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Un commento su “Gli scacchi, la metafora della società

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Questa voce è stata pubblicata il 17 luglio 2013 da in società con tag , .
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