Charly's blog

Monopoli: un gioco, un lezione di vita

Credo di poter scrivere senza tema di smentite che noi tutti abbiamo giocato a Monopoli almeno una volta nella vita. Lo scopo del gioco è noto: acquistare tutti i terreni e mandare in bancarotta gli avversari. Vittoria e fine del gioco.

Va bene, ma poi? Il gioco finisce con l’acquisizione non solo di un monopolio, ma dell’unica fonte di sostentamento nel mini universo monopolitano. Dopo la partenza iniziale con relativa dote in denaro, l’unico fonte di guadagno viene dai territori in proprio possesso (o dai colpi di fortuna con la carta probabilità). Siccome la spesa di qualcuno e il credito di qualcun altro, il proprio passaggio genera il profitto del prossimo e il passaggio del prossimo genera il proprio profitto. Ma se tutti i giocatori sono in bancarotta con che cosa pagano il proprio passaggio? Detto in altri termini: si può avere tutti i territori e gli hotel sul tabellone, ma a cosa servono se nessuno può pagare per il servizio?

Il gioco ha una fine e non si pone il problema, peccato che la vita non funzioni allo stesso modo. Il commercio, infatti, segue la stessa logica e le stesse leggi. Per vendere qualcosa, molto banalmente, ci vuole qualcuno che lo compri. E siccome il processo è senza una fine si deve far sì che la ricchezza circoli e non finisca nelle mani di una sola persona. Un concetto piuttosto ostico in quest’era dominata da:

_ il moralismo che chi esporta è bravo e chi importa è cattivo. Ma se nessuno compra come si fa a vendere? Mistero;

_ il moralismo che le diseguaglianze sono giuste perché segno divino della predestinazione al Paradiso. Bravo, ecco l’aureola, ma dimmi: ora che possiedi tutto chi le compra più le tue attività e i tuoi prodotti? Gli angeli, presumo;

_ il moralismo che basti l’offerta per rilanciare l’economia. Ma tutte le semplificazioni del fisco e della burocrazia possibili sono inutili se non esiste una domanda da soddisfare. Non si assume una persona per lasciarla gironzolare nullafacente;

_ il moralismo che vede il creditore come un angelo e il debitore come un diavolo. Ma se non c’è il debitore come si può essere creditore?

_ il moralismo che si debba conquistare nuove quote di mercato a discapito degli altri. Ma se gli altri non vendono come possono comprare il vostro prodotto?

Nulla di nuovo o di originale, è l’abc dell’economia o, se preferite, di un gioco da tavolo. Vedete che si può imparare persino da un gioco da tavolo?

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2013 da in economia con tag , .
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