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L’F35: ho buttato 100 monete d’oro? E che diamine, vai con altre 100!

L’aspetto più divertente dei pacifisti è il loro argomentare per principi e mai per fatti. Così facendo, però, perdono in potenza di fuoco anche quando hanno ragione. Volete un esempio? La discussione sugli F35. Si è già avuto modo di vedere che il veicolo americano non sia solo di dubbia efficacia, ma anche inadatto a ricoprire i profili di missione richiesti. Il Ministro della Difesa Mario Mauro, però, torna all’attacco con un argomento piuttosto singolare [1]:

Si dice che se ci ritiriamo dal programma per i caccia F35 non avremo penali. Ma abbiamo già speso 3 miliardi e mezzo di euro per la portaerei Cavour che dovrebbe ospitare gli F35 a decollo verticale. Allora non capiremmo per quale ragione abbiamo speso quei soldi.

Questa genialata mi ricorda i miei non proprio felici anni universitari. Nel secondo semestre del primo anno mi è toccato studiare l’economia politica. Una delle prime lezioni era relativa proprio alla sciocchezza del “fatto 30 faccio 31”. Se ci si accorge che un investimento è improduttivo o inadeguato si taglia la spesa cercando di salvare il salvabile e ci si guarda bene dallo spendere di più. L’idea di Mauro è l’esatto opposto e siccome abbiamo buttato tot soldi tanto vale andare avanti così. Vi chiedete cosa abbia studiato il nostro eroe? Filosofia [2]…

Si è già parlato dell’aviazione e immagino che sia l’ora della marina. Si dice che non ci siano altre scelte fuori dall’F35 per la flotta. Ma è vero? Di per sé no. Fra gli aerei imbarcati disponibili troviamo il Rafale francese, il SU 33K russo e l’F/A18E americano. Si impone una precisione: la flotta non cerca un aereo imbarcato generico, ma uno adatto ad operare a decollo verticale/corto. Qui, in effetti, non c’è scelta dato che non c’è nulla oltre al veicolo americano. Una persona normale si chiederebbe la ragione di questa mancanza, che dite?

Per cominciare un po’ di storia. Gli aerei tradizionali hanno bisogno di piste d’atterraggio e decollo lunghe centinaia di metri. Queste strutture sono molto vulnerabili agli attacchi aerei e la loro distruzione comporta l’automatica messa a terra degli aerei nemici: se non possono decollare è come se non ci fossero proprio, come hanno scoperto gli egiziani nella guerra dei 6 giorni del 1.967 [3]. Se c’è qualcuno che dovrebbe conoscere questo aspetto quello è proprio l’italiano visto che il Tornado venne progettato per questa tipologia di missioni. Per ovviare al problema vi sono tre strategie possibili:

1)      Difendere le basi con missili e aerei. Funziona solo se sei più forte, come gli iracheni hanno scoperto nel 1.991.

2)      Adottare la dispersione strategica dei veicoli, copyright svedese. Gli svedesi utilizzano gli aeroporti solo in tempo di pace, in tempo di guerra la loro flotta aerea si disperde su basi segrete su tutto il territorio nazionale, cambiando spesso riparo e adottando le autostrade come piste di decollo e atterraggio. Per qualche motivo a me ignoto lo fanno solo loro.

3)      Elimini le piste grazie ai veicoli a decollo verticale.

I primi tentativi si ebbero negli anni ’50, ma si dovette attendere fino alla fine degli anni ’60 per avere il primo risultato: l’Harrier britannico. Negli anni ’70 si ebbe il secondo e ultimo modello: lo Yak 38 russo. Insomma, decenni e decenni di studi e di miliardi hanno prodotto solo due risultati. Al giorno d’oggi la rosa dei veicoli è ulteriormente calata all’F35.

Il motivo? Tanto per cominciare è vero che i veicoli sono a decollo verticale, ma solo al di fuori delle missioni operative. Il decollo verticale consuma più carburante di uno tradizionale perché richiede una maggiore spinta. Aggiungete al veicolo un paio di tonnellate di carico bellico (due bombe a guida laser arrivano tranquillamente ad una tonnellata) e vi renderete conto che il costo del decollo è enorme. Per questo motivo in caso di missione si effettua un breve corsa di decollo e le portaerei hanno una sorta di trampolino per agevolare il processo. Questa manovra, però, comporta un altro costo: i veicoli a decollo verticale sono inferiori a quelli tradizionali per autonomia, carico bellico e prestazioni. C’è da chiedersi, insomma, se ne vale la pena.

Se si considera la storia bellica, inoltre, gli Harrier possono vantare un unico vero successo militare nella Guerra delle Falkland del 1.982. Peccato che ad un’attenta disamina si nota che qualcosa non torni. Sulla carta i Mirage argentini erano superiori agli aerei britannici, ma non nella realtà. La maggiore velocità si poteva applicare solo al di sopra dei 6.000 metri, ma era una manovra inutile. Gli Harrier proteggevano la flotta inglese che stava al livello del mare, gli aerei argentini avrebbero dovuto proteggere gli aerei d’attacco che attaccavano da quote più basse. Scendendo, però, erano costretti ad ingaggiare il combattimento manovrato contro i più agili velivoli avversari perdendo la velocità. Essendo veicoli più vecchi, inoltre, i caccia sudamericani erano meno manovrabili e con un rapporto spinta/peso inferiore.

Altra variabile erano le distanze. Le Falkland si trovano a 600 km dalla costa argentina. I Mirage operavano al limite del loro raggio operativo con tanto di appesantimento dei serbatoi supplementari. Gli Harrier operavano vicinissimi alle loro basi con relativo supporto radar. Tanto per concludere, i piloti inglesi erano meglio addestrati e dotati di armi migliori. I loro AIM-9 erano all aspect in grado, cioè, di essere lanciati da qualunque angolazione. Gli argentini avevano, invece, i Matra Magic utili solo contro il settore posteriore degli aerei nemici. Il risultato del conflitto, insomma, era piuttosto scontato. Se gli argentini avessero avuto gli F15, invece, le cose sarebbero andate assai diversamente.

Gli F35 promettono di essere veicoli migliori, ma è chiaro che la loro capacità multiruolo è piuttosto teorica. Sono aerei d’attacco con capacità limitate da combattimento aereo e il profilo di missione primario è quello di sganciare una bomba sulla testa di qualcuno. La flotta, in pratica, si mette sul ponte di volo un aereo d’attacco e non un vero caccia multiruolo [4]. Si dovrebbe, infine, considerare i profili di missione papabili per l’immediato futuro. Progettate una guerra contro la Slovenia e l’Albania? Ne dubito e immagino che il profilo di missione più gettonato sia quello di bombardare qualche beduino su un cammello. Serve, allora, un super aereo iper tecnologico? Ovviamente no, bastano i droni. Così facendo la flotta conserva la sua capacità di proiezione operativa (non chiedetemi l’utilità della cosa) e le casse statali spendono meno per acquisizione, manutenzione e utilizzo.

La morale della favola è che l’F35 è un aereo di dubbie capacità e dai costi crescenti, inadatto a far fronte alle esigenze operative sia dell’aviazione sia della marina.

Ah, vi chiedete che cosa farebbe il sottoscritto per difendere le basi aeree? Facile: modello svedese. Che saranno neutrali, ma scemi non sono.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/politica/13_luglio_31/f35-ministro-mauro-gia-spesi-3-miliardi-per-portaerei_eaf30bfc-f9bd-11e2-b6e7-d24d1d92eac2.shtml.

[2] Cfr. http://www.mariomauro.eu/chi-sono.

[3] La Guerra dei 6 giorni è durata 6 giorni per questo motive, eh.

[4] Come il Rafale.

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2 commenti su “L’F35: ho buttato 100 monete d’oro? E che diamine, vai con altre 100!

  1. Connacht
    11 agosto 2013

    Che poi, in realtà, da chi ci si dovrebbe difendere? Ci foss’anche ancora un Gheddafi ostile come negli anni ’80, basterebbero addirittura gli F-18 e gli F-16 aggiornati per zittirlo (figuriamoci gli Eurofighter), non dobbiamo mica scendere in guerra con Russia o Cina che ci servono F-35, droni nucleari, mammoth tank e space marines; chi favoleggia di fantomatici nemici ha giocato a troppi videogiochi.

    • Charly
      13 agosto 2013

      Fra l’altro i velivoli di nuova generazione dovrebbero avere una vita operativa lunghissima, 40/50 anni, con il rischio che poi saranno obsoleti se saranno chiamati all’azione, che so, fra 30 anni. Il Typhoon e i droni vanno benissimo, giusto in attesa di nuovi sviluppi tecnologici e nuove esigenze operative.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 agosto 2013 da in politica con tag , .
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