Charly's blog

Al voto, al voto! E poi?

Qual è una delle frasi più abusate di tutti i tempi? Che dite di “viviamo in giorni convulsi”/”il clima politico è rovente”? Abusata o meno che sia, rende bene l’idea della politica italiana al day after della condanna del povero Silvio. Se a destra abbiamo chi come Bondi prospetta improbabili guerre civili, a sinistra abbiamo chi come Civati vuole staccare la spina al Governo. In mezzo rimane Letta che da bravo cattocoso prende sganassoni e botte come se nulla fosse. Si andrà a votare, ordunque?

Possibile, ma siete sicuri che un ritorno alle urne possa cambiare il quadro politico? I risultati di Febbraio hanno mostrato un ripartizione tripartita della politica italiana e si è potuto avere una maggioranza alla Camera solo grazie alla legge elettorale. La cosa, ovviamente, non si è verificata al Senato per la stessa motivazione. Se si tornasse al voto cosa vieta il riproporsi della stessa situazione? Il csx o cdx potrebbero vincere alla Camera (il M5S è più distaccato), ma il Senato potrebbe rimanere ingovernabile. Morale: niente Governo.

Ragionare oggi in termini di sondaggi prima di una campagna elettorale presenta non poche incognite, lo concedo, ma questo è il trend degli ultimi 6 mesi. Il rischio è che una nuova tornata elettorale ripresenti il menù di pochi mesi fa con relativa assenza di maggioranza e totale impossibilità di averne una. Dopo l’attuale Grande Coalizione all’amatriciana dubito fortemente che se ne potrebbe avere un’altra. Non solo per gli ormai logori rapporti politici, ma soprattutto perché si dovrebbe spiegare la cosa agli elettori. Fai cadere il Governo, si vota e poi si torna come prima?

Il fatto che Napolitano non voglia nuove elezioni non conta più di tanto. Un Governo alternativo non c’è, concetto ribadito fino alla nausea dai Grillini. Lo stesso discorso vale per un ormai screditato Governo tecnico: tecnico o meno che sia c’è sempre la necessità dei voti. L’unico risultato sarebbe quello di rimanere senza Governo come è successo al Belgio.

Oltre all’aspetto politico, inoltre, vi è quello economico. Si cita sempre il rischio dello spread, ma stranamente non si nota che l’instabilità politica dell’ultimo anno non ha avuto influenza alcuna sul famigerato indicatore. Sai che novità, lo spread era alto per il rischio rottura dell’area Euro non per le scelte politiche di questo o di quel paese. Di maggior interesse è la ripresina che viene ipotizzata per fine o per il prossimo anno e senza l’attività di Governo c’è il serio rischio di perdere il treno.

Alla fine, come diceva qualcuno qui si cambia tutto per non cambiare niente. Comportamento accettabile in tempi di vacche grasse, decisamente meno in tempi di vacche magre.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2013 da in politica con tag .
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