Charly's blog

Recensione film: Oblivion

La sinossi del film [1]:

Jack Harper (Cruise) è uno degli ultimi riparatori di droni bloccati sulla Terra. Dopo esser stato parte integrante di una enorme operazione per l’estrazione di risorse vitali e dopo decenni di guerra con una terrificante minaccia nota come gli Scavengers, la missione di Jack è ormai giunta al termine. Vivendo e scrutando i cieli mozzafiato a distanza di migliaia e migliaia di metri, la sua esistenza viene sconvolta quando accorre in salvo di una bella sconosciuta dopo che il suo veicolo aereo è stato abbattuto. Il suo arrivo scatena una serie di eventi che costringono Jack a mettere in dubbio ogni sua certezza e a porre il destino dell’umanità nelle proprie mani.

Leggendo in giro, in molti si lamentano della scarsa originalità del film. Il che, di per sé è vero: prendete Moon, Independece Day, Terminator, Star Wars, 2001 Odissea nello spazio mischiate il tutto e avrete la pellicola. Attenzione, però, che al giorno d’oggi fare qualcosa d’originale è praticamente impossibile o poco ci manca. Un’invasione aliena, ad esempio, è già stata trattata in mille modi: da quelle silenziose a quelle rumorose, dalle battaglie spaziali al bombardamento orbitale. In ambito filmico manca solo l’idea di un’invasione ecologica prima ancora che militare, tema alla base del ciclo degli Chtorr di David Gerrold.

Il problema del film è che molti elementi non sono citati (tipo le maschere degli alieni vagamente simili a quella del Predator), ma copiate pari pari. Dal peso di un libro (Equilibrium), alla vista dell’HUD di un aereo (Terminator 4), fino a due scene prese uguali da Star Wars. La prima è quella dei sappibodi che spiano Luke con un binocolo, la seconda è quella di un tizio che segue con una pistola la discesa di un veicolo (la cosa successa al Millennium Falcon). Senza contare che i monumenti in rovina possono essere collegati al Pianeta delle scimmie o a Hokuto no ken. Insomma, o come il sospetto che il regista rischi la galera per plagio… Anche la trama non si discosta dal solito canone: eroe solitario, colpo di scena, sacrificio, i buoni vincono (sottotraccia: contrasto natura vs tecnologia). Fantasiosi gli americani, vero?

Chiusa questa parentesi, passiamo al comparto tecnico. La regia è valida, la fotografia è fantastica. Girato in Islanda, l’ambiente è eccellente per interpretare una Terra post atomica. Altrettanta valida è la contrapposizione fra le fredda e sterile casa fra le nuvole e il sottosuolo. Il design delle cose è curato e credibile, specie l’astronave Odissey. Gli attori sono buoni, chi più chi meno, e considerato che i personaggi sono un po’ stilizzati tanto di cappello. Tom Cruise è il Tom Cruise classico dei film d’azione seppur un po’ più riflessivo. Come ho già avuto modo di dire per Centurion, Olga Kurylenko è una signora attrice. Melissa Leo compare solo in video ma rimane impressa nell’immaginario. Andrea Riseborough ha un accento british doc, ma è credibile nel ruolo. La musica, invece, è un po’ anonima.

Per concludere, il film non è affatto brutto e girato/interpretato con passione, ma se siete degli appassionati di sci-fi rischiate un costante effetto di dèjà vu. Se fosse uscito 20 o 30 anni fa avremmo parlato di un capolavoro, al giorno d’oggi è un discreto film che non lascerà un segno nella storia della fantascienza. Se avete un paio d’ore da buttare è un discreto investimento.

Voto: 6,5. Da passaggio televisivo.

[1] Cfr. http://www.badtaste.it/articoli/ecco-la-sinossi-di-oblivion-con-tom-cruise.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2013 da in recensioni con tag , .
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