Charly's blog

Abolire il liceo classico per salvare l’umanesimo

In Italia vi è l’inveterata convinzione che le materie umanistiche siano depositarie di funzioni magiche e taumaturgiche. A scritti vecchi di millenni si attribuisce la capacità di formare il famigerato “pensiero critico”, le due paroline magiche che nulla voglio dire. Non mi credete? Bene. Il problema economico d’oggi è l’annosa questione del lato dell’offerta (i Fare boys) o della domanda (Bagnai e Krugman). Mi trovate la soluzione citando Petrarca o Tasso? Appunto. Senza contare le continue lamentele sul potere pervasivo del marketing o della demagogia politica. Eppure il Manzoni è toccato a tutti. Non dovremmo essere un popolo super dotato?

Senza dimenticarsi del latino, la lingua delle autoproclamatasi divinità in terra. Anche lì ci sono le solite virtù stregonesche del “pensiero critico” o del “rendere più intelligenti in quanto palestra mentale”, senza dimenticare la cura per le calvizie e la cellulite. Una volta mi è capitato veder riferita la cosa a due ragazze canadesi e le suddette sono scoppiate a ridere. Ma si sa, in Canada non si studia il latino [1] e sono dei poveri fessacchiotti. Certo, poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché il paese da 3° mondo è l’Italia e non il Canada.

Sia come sia, la questione è stata nuovamente sollevata dal bonus maturità. Quelli del Roars [2] spiegano cos’è:

Cos’è il bonus maturità? Il DM 449 del 12 giugno 2013, che sostituisce la precedente disciplina ideata da Francesco Profumo, stabilisce che per l’ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso i candidati debbano essere disposti in graduatoria ed accedere ai posti disponibili in ordine di merito. Ad ogni candidato viene assegnato un punteggio in centesimi. Di questi, 90 punti dipendono dal test di ammissione vero e proprio, e 10 punti dipendono invece dalla carriera scolastica precedente: in particolare, dal voto di maturità.

L’idea in sé è una stupidata pazzesca. Il sistema scolastico è basato su un falso universalismo – niente economia, sociologia, diritto, scienze politiche, psicologia, solo frammenti al socio psicopedagogico e a ragioneria – mentre le università sono particolari. Per dire, sono uscito dalla maturità con 72 grazie al mio 2,75 in matematica, ma all’università non sono mai sceso sotto il 29 negli esami di storia. D’altronde dal liceo sono uscito con 10 di storia, sapete com’è. Se questa genialata fosse stata in vigore nell’anno scolastico 2.005/6 non sarei mai stato in grado di iscrivermi alla facoltà di storia perché in matematica ero un disastro. Logico, no? La cosa vale anche al contrario, ovviamente, per chi è geniale in matematica ma non afferra la differenza fra una falange e una legione.

Lo stesso numero chiuso, poi, è una boiata. Le esigenze del mercato sono mutevoli e non prevedibili rendendo impossibile la stima corretta del fabbisogno di questo o quel titolo di studio. Le stesse scelte dei laureati inficiano la stima: se uno si arruola nell’esercito o decide di fare l’imprenditore? Se si teme la scarsa qualità degli studenti – ma prima non li bocciano? – sarebbe più sensato effettuare una selezione dopo il primo anno, eliminando chi non supera gli esami previsti.

Il post di quelli del Roars, tuttavia, è dedicato ad un altro curioso elemento. Con un divertente giochino di valutazione e di confronti ne viene fuori che i diplomati del liceo classico siano i più penalizzati, mentre quelli dei professionali i più avvantaggiati. Al riguardo due sono le ipotesi: un mero errore o la volontà di affossare il classico.

La seconda ipotesi ha sollevato il panico fra le file degli umanisti: addio al “pensiero critico”, si sceglierà solo in base alle prospettive di lavoro e saremo tutti servi di Confindustria [3]! Tralasciando l’ovvia considerazione che non ci sono i tassi di occupazione per tipologia di laurea [4], vado controcorrente. L’unico modo per salvare l’umanesimo è abolire il classico. Pensate all’attuale organizzazione del sistema scolastico che a dispetto di tutte le riforme e controriforme conserva l’impostazione di Gentile: i bravi al liceo, i decenti ai tecnici, i falliti ai professionali. Solo ai bravi è riservato l’umanesimo (con annessa la filosofia) con corollario di lingue morte: latino allo scientifico (al posto della scienza), latino e greco al classico. E già qui parte il problema dell’importanza dell’umanesimo, talmente importante che viene limitato ai soli liceali. Anche fra i liceali, tuttavia, vige un’ulteriore distinzione. Allo scientifico il latino e la letteratura latina, al classico si aggiungono il greco e la letteratura greca. Se ci s’iscrive allo scientifico, allora, non si ha accesso alla letteratura e al teatro greco.

E non è finita qui. Sia il latino che il greco portano via tempo alla lettura dei presunti classici. La traduzione di una versione può portare via un pomeriggio che potrebbe essere dedicato alla lettura di questi miracolosi e miracolanti classici. Morale della favola: le cose degli umanisticosi sono riservate solo ai liceali e persino fra i liceali abbiamo gli alpha plus del classico e i semplici alpha dello scientifico. E della letteratura, inoltre, si fa ben poco presi come sono gli studenti a tradurre e tradurre. Lo chiamano studio dell’umanesimo, ma dei classici c’è ben poco. A dispetto di ogni previsione, i più grandi nemici dello studio dei classici sono proprio il latino e il greco.

Come fare, ordunque? Banale: abolire il classico e lo scientifico e relativo apartheid fra indirizzi di studio. La storia assume una nuova dimensione fondendosi con la letteratura, l’arte e la filosofia. Questa storia 2.0 deve essere insegnata in ogni tipologia di indirizzo scolastico, dai tecnici ai professionali. Invece di baloccarsi con x ha fatto y nell’anno z, la storia dovrebbe studiare l’alterità culturale nel suo complesso. La storia romana, ad esempio, non è una sfilza di date e nomi, ma di usi quotidiani, valori, credenze [5]. Il che vuol dire che è più utile leggere Seneca o Petronio che conoscere a memoria tutti gli imperatori. I classici non sono affatto tali – a noi nulla dicono – ma sono fonti letterarie necessarie per comprendere un’epoca lontana. Per leggere un testo, inoltre, non conta la lingua originale, ma il contenuto che può essere apprezzato anche in traduzione. Sempre che non si voglia sostenere l’autarchia letteraria con l’obbligo di leggere le opere solo ed unicamente in lingua originaria.

La questione, allora, non è più fra l’abolizione della ridotta dell’umanesimo nel liceo classico, ma quello di diffondere gli elemento in tutti gli indirizzi scolastici e per farlo c’è un unico modo: far fuori un indirizzo di studio di un’insulsa riforma scolastica. C’è qualcuno che si oppone all’idea? Lo dica pure, ma non si vanti di essere un’umanista. L’umanisticoso potrà sopravvivere solo se comprenderà la necessità di abbandonare questa pretesa superiorità sugli altri, passando ad un ruolo di testimonianza storica.

P.S. Ma perché Gentile ha partorito la cagata dell’istruzione tripartita? Perché era un filosofo e aveva capito l’aria che tirava. Nell’epoca della tecnica e della scienza la filosofia è stata buttata fuori a calci in culo da tutte gli scibili del sapere. La letteratura rimane, ma solo nella veste di produttore: o scrivi o non scrivi, mentre i falliti che possono solo dedicarsi alla critica troveranno sempre maggiori difficoltà a far passare l’idea che debbano essere mantenuti dalla collettività. Per sopravvivere il nostro filosofo dalla camicia nera ebbe la geniale intuizione di limitare l’accesso a determinate professioni (tutte le universitarie) solo a determinati profili scolastici, quelli liceali. Se i suddetti licei sono a base umanisticosa il giochino è fatto. Peccato che dopo 80 anni il giochino abbia fatto puff.

[1] Per la mia generazione il latino è limitato ai licei, ma le precedenti se lo sono beccato anche alle medie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, basta guardarsi in giro. Sapete com’è, “per capire di economia si deve studiare l’economia” e “per capire di sistemi elettorali si deve studiare le scienze politiche” sono pensieri non abbastanza complessi per i campioni del “pensiero critico”.

[2] Cfr. http://www.roars.it/online/bonus-maturita-un-86-al-professionale-vale-di-piu-di-un-92-al-classico/.

[3] Esempio: http://www.linkiesta.it/scuola-competenze.

 [4] Scidecom è meglio di ingegneria, giusto per dire una cosa in conflitto col senso comune.

[5] La  mitologia greca, ad esempio, non viene studiata né al classico né allo scientifico. Umanesimo uber alles…

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Questa voce è stata pubblicata il 5 settembre 2013 da in cultura con tag , .
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