Charly's blog

La guerra del futuro: il paradosso di Skynet

La vera fantascienza non si limita a (tentare di) prevedere il futuro o fantasticare sul futuro più o meno prossimo, ma utilizza le tematiche dettate dalla scienza e dalla tecnologia del futuro, prossimo o remoto che sia, per riflettere sulla società contemporanea. Di esempi se ne possono fare a bizzeffe e fra tutti opterei per la serie classica di Star Trek. Telefilm superato in termini prettamente narrativi e tecnologicamente fantasioso o superato [1], ma che può vantare lo status di classico per via delle tematiche trattate: le disuguaglianze fra i ricchi e i lavoratori, la logica della mutua distruzione assicurata e le armi di distruzione di massa, i dilemmi etici, la fratellanza umana (un ufficiale russo in piena Guerra Fredda). Tutti questi elementi hanno elevato la serie al livello di cult e se desiderate scrivere qualcosa dovreste tenere a mente questa lezione. Se aspirate all’immortalità bisogna trattare dei grandi temi capaci di comunicare anche a distanza di secoli o millenni, non minutaglie della cronaca [2].

Un’altra storia da cui si può apprendere molto è Terminator. La storia è nota e stranota e vede la classica rivolta delle macchine contro gli umani, tematica vecchia come il Golem. Fra i vari spunti che si possono cogliere vorrei portare alla vostra attenzione la strategia di Skynet. Dopo l’iniziale attacco nucleare, l’IA punta ad utilizzare svariati sistemi robotici per combattere gli esseri umani. Inizialmente sono robot poco funzionali e intelligenti, ma lotta dopo lotta e modello dopo modello i Terminator diventano sempre più complessi e funzionali. Nella storia viene detto che le prime serie come i T500 o i T600 erano vulnerabili e facilmente battibili sul piano dell’astuzia. Solo a partire dai T800 Skynet è riuscito a creare un’unità d’infiltrazione degna di questo nome. Eppure alla fine Skynet perde la guerra. Perché? Osservate il trend: per contrapporsi agli esseri umani Skynet crea robot e androidi sempre più complessi ed efficaci ma anche sempre più costosi e difficili da fabbricare senza, però, riuscire ad ottenere un vantaggio decisivo. I T800 sembrano inarrestabili contro le armi da fuoco per l’ovvia motivazione che queste armi sono state fabbricate per uccidere gli esseri umani e non le macchine, ma contro le armi al plasma i terminator possono fare ben poco. Per fermare un macchina invincibile ed inarrestabile, quindi, è bastato fabbricare un’arma nuova creata ad hoc, mentre per fronteggiare gli umani Skynet non può far altro che inseguire il sempre più complesso e costoso aggravando sempre più la propria situazione.

Lezioni simili sono già state apprese nel passato. L’arco lungo britannico venne reso obsoleto dall’utilizzo delle corazze a piastre che, a loro volta, vennero abbandonate per il diffondersi delle armi da fuoco. Più recentemente, i carri armati e gli aerei tedeschi vennero sconfitti dai meno avanzati equivalenti sovietici, mentre i ben più complessi e capaci F4 Phantom II non sono riusciti ad imporsi sui più semplici MIG 21. Che lezioni si possono apprendere, quindi, se tiene in considerazione la guerra del futuro prossimo?

La guerra nei cieli

Il trend attuale è diretto verso la guerra elettronica e robotica. I droni si stanno già imponendo sugli aerei pilotati e in molti prevedono lo stesso scenario per quanto riguarda i carri armati, fino a spingersi all’idea che gli esseri umani verranno lasciati fuori dal campo di battaglia. Analizziamo, quindi, il campo di battaglia per regione: il cielo e la terra.

Rispetto agli aerei pilotati i droni offrono degli ovvi vantaggi dato che non sono legati ai limiti del corpo umano. Dalla metà degli anni ’80 con l’F20 gli aerei da combattimento hanno già superato i limiti strutturali dei piloti che sono più o meno situati nell’area +9/-3 g. I veicoli di 4,5 generazione sono considerati migliori in termini di agilità non tanto perché virano più stretto o più veloce, ma per via della migliore capacità di conservare l’energia di manovra. Per quanto riguarda il lavoro, inoltre, il computer fa già tutto: calcola la distanza del bersaglio, tira giù la graduatoria dei bersagli, segue e guida le armi. Il drone, in pratica, può fare un lavoro uguale o migliore di quello di un qualunque pilota senza particolari aggravi di costi. L’aereo pilotato dall’uomo ospita già un cervellone elettronico che tira la carretta e ci si limita di dare al drone la facoltà di premere il grilletto da solo. In più i droni non presentano la seccatura nonché il costo di addestrare piloti in grado di guidare i veicoli e sono facilmente sostituibili. Un drone consegnato con le chiavi in mano è già operativo, un aereo pilotato è un fermacarte perché privo di pilota.

La guerra sui campi di battaglia

Nel cielo, in pratica, non c’è gara e le macchine faranno fuori gli uomini. E sulla terra? Anche per quanto riguarda il carro armato il cervellone elettronico si occupa del bersaglio ma le similitudini finiscono qui. Equipaggio o non equipaggio le prestazioni non cambiano visto che i motori più di tanto non possono fare e spostare 60 tonnellate di carro non è un’impresa facile. La rimozione dell’equipaggio non comporta, allora, un miglioramento delle prestazioni fisiche del mezzo, ma una migliore integrazione fra sistemi informatici sul campo di battaglia, nonché il vantaggio di non dover addestrare gli equipaggi. La robotica è più funzionale nella costruzione di piccoli mezzi semoventi autonomi, ma per nulla corazzati e con poca potenza di fuoco. Il pro, in pratica, rimane ma non è grande come quello dei droni aerei.

Un coso del genere ha zero speranze contro un T55 di 50 anni fa.

Un coso del genere ha zero speranze contro un T55 di 50 anni fa.

Il discorso, invece, non si applica minimamente alla fanteria. Sostituire un combattente umano con un T800 prevede una difficoltà [3] e un costo folle senza che ci sia un vantaggio decisivo. Se le pallottole calibro 5,56mm (standard NATO) sono inutili contro gli androidi è sufficiente cambiare arma aumentandone il calibro. Il T800 fornirebbe un vantaggio marginale dato che per quanto sia complesso e capace non può mica fare il lavoro di 5 o 10 soldati (come può combattere in 10 posto differenti?), ma presenta un costo ben superiore a quello di 10 soldati. Morale? Il robottone costa ed è complesso, senza che fornisca grandi vantaggi che non possano essere facilmente annullabili da altre innovazioni tecnologiche (armi ad hoc).

Si può sempre sostenere che l’adozione di droni e robot renda inutile la presenza della fanteria sui campi di battaglia. Di per sé è una teoria vecchia come il cucco dato che già negli anni ’20 del secolo scorso si teorizzava la nascente forza aerea come unico mezzo risolutivo delle guerre [4]. In effetti è dal 1.918 che non esistono più corpi di fanteria… Per favore, non scherziamo. La Seconda Guerra Mondiale ha visto l’impiego della fanteria senza che il bombardamento aereo strategico piegasse la Germania. In Corea la netta supremazia aerea non ha impedito uno stallo nel conflitto e in Vietnam le campagne aeree nulla hanno potuto contro la guerriglia. Nelle Falkland gli aerei si sono rivelati essenziali ma si è dovuto procedere ad un’invasione delle isole e in Iraq nel 1.991 per concludere tre mesi di campagna aerea si è dovuto effettuare una campagna terrestre di un centinaio d’ore. In Afghanistan, invece, l’assenza delle truppe ha permesso ai talebani di sopravvivere per più di un decennio.

La fanteria rimarrà ben salda sui campi di battaglia per via del suo duplice ruolo di controllo del terreno e di capacità di reazione contro le macchine. Un drone non è immune ai missili o alla contraerea (se ne perdono un fracco, non a caso), né tantomeno i carri armati robotizzati. Non essendo economicamente e funzionalmente sostituibili dagli androidi i soldati umani rimarranno nella non invidiabile posizione di carne da cannone. Lo possiamo definire il Primo Corollario del Paradosso di Skynet: per quanto sia avanzata la tecnologia non può sostituire ogni elemento di un determinato processo, sia esso la guerra o il lavoro.

Quo vadis tecnologia?

Andiamo oltre. Un’idea molto comune è che una tecnologia più avanzata sostituisca senza appello una più datata. A prima vista sembra corretto e in molti già prevedono, ad esempio, la morte della carta per mano dell’elettronica. Tralasciando l’ovvia obiezione che i pc esistono da decenni e penne e quaderni esistono tuttora, si deve tenere conto delle caratteristiche proprie dei singoli elementi. Paragonata all’elettronica la carta è meno costosa (un taccuino costa meno di un tablet), più semplice d’utilizzo e sacrificabile. Se andate per montagne preferite portarvi dietro un tablet o un taccuino? È più logico stimare che i due elementi andranno di pari passo invece di farsi la guerra.

Se si considera l’ambito militare abbiamo due dimensioni. La prima è la semplice sostituzione con tecnologie più avanzate tipica dei prodotti sci-fi. Le armi da fuoco? Superate! Meglio il blaster di Star wars. Ah sì? E perché mai? Il blaster è sicuramente più costoso e complesso rispetto ad un’arma da fuoco ma non sembra in grado di fornire vantaggi significativi. I ribelli non portano corazze e quelle dei soldati imperiali non sono un granché visto che non sono a prova di sassi e bastoni come dimostra la battaglia contro gli Ewok. I ribelli avrebbero potuto utilizzare le armi da fuoco nei combattimenti fra le fanterie senza problemi e con riduzione dei costi di fabbricazione delle armi. Se ci fate caso, fra l’altro, l’AK47 rimane la principale arma da fuoco del 3° mondo e gli americani hanno ritirato l’idea di sostituire la coppia M4/M16 con una nuova generazione di fucili. Se il nuovo non può fornire significativi vantaggi perché smazzarsi a sostituire il vecchio?

La seconda dimensione è il contenimento della tecnologia. Una nuova tecnologia può fornire vantaggi indubbi che però possono essere arginati con altre innovazioni tecniche. Le armature sono state fatte fuori dalle armi da fuoco che, a loro volta, sono limitate dalle protezioni contro le pallottole. I missili a guida radar avrebbero dovuto mettere al bando il dogfight, ma gli aerei di nuova generazioni sono i più adatti di sempre al combattimento ravvicinato. Nel futuro la guerra elettronica potrebbe rendere inutili tutti i sistemi informatici rendendo le battaglie paragonabili a quelle del 19° secolo, con grandi masse di fanteria pronte a scontrarsi all’arma bianca.

Queste considerazioni ci portano al Secondo Corollario del Paradosso di Skynet: tecnologia scaccia tecnologia fino scacciare sé stessa. Il nuovo potrebbe scacciare il vecchio fino a quando il nuovo non ne annulla gli effetti tornando al vecchio! Se il sistema GPS andasse in fumo, per dire, si tornerebbe alla bussola e alle mappe.

Il Primo e il Secondo Corollario, infine, ci guidano al Terzo Corollario del Paradosso di Sklynet: la tecnologia è importante ma vantaggi marginali possono essere bloccati dalla forza dei numeri e dal costo economico. Un soldato super accessoriato potrebbe non farcela contro 10 buzzurri armati di AK47.

Morale della storia? La tecnologia è importante, ma non è tutto. E più che guardare al nuovo si dovrebbe guardare il vantaggio dell’adozione di nuove tecnologie [5].

[1] Il vostro cellulare è migliore del comunicatore di Kirk!

[2] Personalissima opinione: non credo che Ibsen avrà un grande futuro visto che il suo teatro è dedicato alla borghesia, una classe sociale soggetta come tutte ai capricci del tempo. Shakespeare, invece, tratta in genere di una tematica (gelosia, vendetta, brama di potere) che può essere adattata di volta in volta.

[3] Sembra strano ma è più facile mandare un drone a mach 2 che far camminare un androide.

[4] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Douhet#Il_dominio_dell.27aria.

[5] Vale in tutti gli ambiti. Il tablet a scuola, per dire, serve poco se si continua ad adottare un programma di studi medievale.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2013 da in Uncategorized con tag , , , .
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