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Perché non sono più un progressista

Quando si trattano argomenti propri del dibattito politico ci s’imbatte, prima o poi, nella fatidica domanda: ma sei di destra o di sinistra? Fino a pochi anni fa ribattevo che non ero né l’uno né l’altro, ma ero contro chi sragionava.

Una simile posizione, purtroppo, non è affatto esente da criticità. Alcune questioni, infatti, sono al di là dei dati e delle controprove empiriche. L’assunto dei libbberrrtttarrriiiihhh de noantri che il welfare disgreghi le società è di una scemenza abissale e non tiene conto dei più elementari indicatori empirici. Immagino che sia più divertente ululare contro lo Stato e inneggiare al capitale, comodamente seduti davanti al pc in un paese occidentale statalista –ovvove, ovvove!-  e non nella libera dallo Stato Somalia, piuttosto che perdere tempo dietro ai database on line [1]. Sia come sia, rimane il fatto che liberamente qualcuno possa preferire una società barbarica come quella americana a quelle civili proprie dei paese basati sul welfare State (fra cui anche la Crande Cermania, per la cronaca, ma non l’Italia dato che di welfare ne abbiamo ben pochino). La politica, alla fine, non è mera gestione dell’esistente ma elaborazione di un modello di società alternativo a quello esistente. Nessuno, neppure il più retrivo dei conservatori si limita a voler conservare lo status quo, ma tutti vogliono cambiare qualcosa.

Una seconda criticità viene dal fatto che, in genere, lo studio porta a posizioni progressiste. Con progressismo s’intende la posizione politica che mira alla riduzione delle ingiustizie e dell’ignoranza. Per dire, l’idea del nichilismo può furoreggiare nei fessi totalmente digiuni della più elementare metodologia delle scienze sociali, così come certe pirlate sugli OGM sono dettate dall’assoluta e più bieca ignoranza della biologia o della zoologia. La morale è che spesso e volentieri chi sa viene portato a combattere la follia di una società ingiusta e illogica facendo decadere, così, la posizione di chi si oppone alla destra o alla sinistra in nome della ragione. Il cuore c’è sempre, volente o nolente.

Prima di andare oltre vorrei raccontarvi il mito di Odino. Si racconta che Odino ottenne la sua saggezza sacrificando un occhio per abbeverarsi al pozzo del gigante Mimir e non pago decise di impiccarsi per nove giorni e nove notti per apprendere l’arte delle rune [2]. Dopo questo divertente tour de force il dio nordico poté avvalersi di grande potere e grande saggezza. Il significato del mito è ovvio: la conoscenza richiede grandi sacrifici, come ben sa chi ha speso buona parte della propria vita sui banchi di scuola [3].

Il progressista medio ritiene che questa conoscenza debba essere spesa a favore del prossimo. Da qui la metafora della luce che illumina le tenebre, dell’impegno civile, della passione politica [4]. Tralasciando l’ovvia obiezione che non poche volte i progressisti hanno combinato disastri e casini a non finire, questa idea presta il fianco a tre obiezioni più consistenti.

Prima obiezione: l’idea che esista una società ideale o, comunque, migliore secondo il gusto di tutti. Io sono per un mediocristan retto da un socialismo tecnologico alla Star Trek, ma il mondo è pieno di sociopatici che scambiano la società per una battle royale.

La seconda obiezione: la crassa ignoranza. Puoi spiegare le cose anche 1.000 volte, ma non capiscono. D’altronde è il paradosso di Platone: per sapere di ignorare una cosa devi conoscere almeno un minimo di quella cosa. Il crasso ignorante, invece, le cose non le capisce sia esso dotato di una licenza elementare o una laurea in ingegneria. Attenzione, io di ingegneria nulla capisco e per questo motivo non mi pronuncio in merito. Stranamente l’ingegnere non adotta questa linea d’azione e mi è capitato di fallire nello spiegare la differenza fra inoccupato e disoccupato a due ingegneri. In una società civile dovrei avere il diritto di farli a fettine con il Nanto Suicho Ken.

Terza ed ultima obiezione: ma perché? Perché devo sbattermi, sprecare il mio tempo, faticare per convincere degli idioti? Qui non si fa accademia, la politica è relativa alla vita quotidiana di tutti noi. La si può ignorare, ma lei non ignorerà voi o, se deceduta, l’economia non vi lascerà in pace. Le conoscenze permettono di effettuare le scelte corrette nella vita di tutti i giorni ed è la differenza fra il mettere insieme il pranzo e la cena e il non farlo. La vita di tutti i giorni, invece, mostra il desolante spettacolo di persone magari ricche e colte che vanno dietro ai poveri per tutelare i loro interessi contro politiche appositamente concepite a loro danno. Al riguardo basti penare ai liberal e a quelli del GOP: i primi si prendono le pernacchie dai poveri che vengono massacrati dai secondi. E perché mai chi ha studiato dovrebbe sbattersi per gli interessi degli altri prendendosi pure una dose di insulti? Mai parole più sagge vennero pronunciate [5]:

Un senatore romano: Oh colleghi membri del Senato Romano, uditemi: dovremo continuare a costruire un palazzo dopo l’altro per i ricchi, o dovremo aspirare al molto più nobile proposito di fare case decenti per i poveri? Qual è il vostro voto?
Il senato di Roma [in coro]: Fanculo i poveri!
Il senatore: Approvo!

Tengo questo blog per una mera questione di esercizio, mica per cambiare il mondo. Anche perché se vuoi cambiare questa miserabile palla di fango devi intervenire nella vita reale, non sulla tastiera.

Per questi motivi ho abbandonato il progressismo anche se devo ammettere che una certa dose di malinconia pervade ora questo ora quel post. Ma ho deciso che non ho nessun obbligo verso lo stupido e che, alla fine dei conti, sono cazzi suoi. Prima o poi, d’altronde, riuscirò ad evolvermi e fare la mia la profonda verità che il mondo non è altro che una sitcom e che i suoi abitanti non sono altro che attori che recitano un copione per il mio diletto. E nelle sitcom si ride, non si piange.

[1] La quantità d’informazione reperibile sui siti dell’OECD, dell’Eurostat, della World Bank è semplicemente incredibile. L’ignoranza non ha scusanti.

[2] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Odino#La_saggezza_di_Odino.

[3] Nato nell’1986, sono entrato a scuola nel 1992 e ho chiuso nel’2011. E da lì comprendi che no, non hai studiato tutta una vita per fare profitti.

[4] Un tempo la passione politica era la virtù più grande. Siccome siamo in un’epoca mercantile e la politica può disturbare il manovratore del vapore si è proceduto a distruggere la politica, sostituendo a valori quali la virtù e l’onore il profitto e il valore azionario. Forza dei frame…

[5] Cfr. http://it.wikiquote.org/wiki/La_pazza_storia_del_mondo.

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2 commenti su “Perché non sono più un progressista

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2013 da in Uncategorized con tag , , .
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