Charly's blog

No Barilla, no gay… e donna, lavami i calzini

Strano destino quello dell’omosessualità. Credo che non ci sia altro argomento – toh, forse l’economia – che sollevi le idee più strampalate. Si va dall’idea che l’omosessualità sia contro natura anche se è diffusa fra tutti i mammiferi, fino alla paura dell’estinzione del genere umano. Se gli omosessuali si sposano chi farà più bambini, eh, eh, chi ci pensa ai marmocchi? Peccato che gli omosessuali siano una minoranza della popolazione e che l’eventuale matrimonio non abbia effetto alcuno sugli etero. Cos’è, se due si sposano diventiamo tutti gay? Senza dimenticarsi che non è necessario che tutti facciano i marmocchi, come ben testimonia l’andamento demografico degli ultimi 30 anni. L’Occidente è in inverno demografico? La popolazione mondiale ha già superato i 7 miliardi. Ma si sa, quelli sono neger e non contano.

L’argomento del giorno è questa intervista a Guido Barilla a Radio 24 [1]:

Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La nostra è una famiglia tradizionale. Se ai gay piace la nostra pasta e la comunicazione che facciamo mangeranno la nostra pasta, se non piace faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un’altra. Ma uno non può piacere sempre a tutti per non dispiacere a nessuno. Non farei uno spot con una famiglia omosessuale, ma non per mancanza di rispetto verso gli omosessuali che hanno il diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica.

Sugli omosessuali:

Io rispetto tutti, che facciano quello che vogliono senza infastidire gli altri. Ognuno ha diritto a casa sua di fare quello che vuole senza disturbare quelli che stanno attorno rivendicando più o meno diritti che sono più o meno leciti. Io rispetto il matrimonio omosessuale perché riguarda persone che vogliono contrarre il matrimonio, ma non rispetto assolutamente l’adozione nelle famiglie gay, perché questo riguarda una persona che non sono le persone che decidono.

La cosa ha scatenato svariate reazioni con tanto di annunciate boicottaggio dei prodotti Barilla, ma non so quanto quest’ultima attività possa incidere sul fatturato. Che dire? Se si considera l’omosessualità in quanto tale  non sono affatto parole di fuoco, anzi. Si oppone all’adozione, vero, ma non al matrimonio. Barilla ha solo detto che la sua azienda si ispira alla famiglia tradizionale, nel pieno rispetto delle idee altrui, né più né meno.

Si parla tanto di omosessuali, inoltre, ma è sfuggito che nella famiglia tradizionale rientrano le donne. Leggete un po’:

La pubblicità è una cosa molto seria e va discussa in genere da persone che ne capiscono di pubblicità. Laura Boldrini non capisce bene che ruolo svolge la donna nella pubblicità: è madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo. È una fondamentale persona per la pubblicità, non solo italiana. In tutti i Paesi del mondo la donna è estremamente usata.

Ma qual è il ruolo della donna nella famiglia tradizionale? Presto detto: sposa e madre. Si parla di una donna con bassi livelli di istruzione che deve accudire il marito e i figli, cucinare e pulire e mal che vada, se si è progressisti, darle la mancetta quando va a fare la spesa. Basta guardarsi in giro per capire che la donna media, per lo meno le mie vecchie compagne di classe, a questa idilliaca visione rispondono così:

 

Associate alla cosa i livelli di studio, il tasso di occupazione e quello delle nascite e viene fuori che se c’è possibilità di scelta la donna media pensa ad altro e non a stirare calzini. Ci sono delle eccezioni, è vero, ma se siete convinti che il mondo è pieno di porno mogli che anelano a servirvi la colazione a tavola, beh, andrete incontro ad un’amara delusione [2]. Che volete, le donne sono tutte bottaaaaneeeee.

Insomma, se c’è qualcuno che si deve incazzare per la cosa quel qualcuno è la donna e non l’omosessuale. A proposito, se si ritiene corretto il boicottaggio liberi di farlo, ma non è vi base economica alcuna a giustificare questo comportamento. Nell’acquisto si baratta la moneta con un prodotto quale che sia l’opinione che si ha sull’altro contraente. Il buon e vecchio “it’s just business”. Quest’idea non ha mai preso piede in Italia dove ogni minima interazione personale assume chissà quale profondo significato. Avete mai avuto l’impressione che i negozianti vadano per simpatia e che provano persino fastidio quando comprate qualcosa? Ecco, siccome ci lavoro in questo affascinante mondo come secondo lavoro, posso confermare che in negozianti ragionano in quel modo salvo poi lamentarsi se i clienti scappano. D’altronde è normale: se il bottegaio fa lo spocchioso me ne vado in un centro commerciale che sarà sì un non luogo, ma almeno non mi guardano con disgusto se compro qualcosa. Se vi piace il prodotto Barilla x non vedo perché si debba cambiare gusti se non si condivide l’idea del boss. Si può avere l’opinione che si vuole dei giapponesi o degli americani, ma se volete una console o è giappo o è americana. Cos’è, non comprate l’Xbox perché negli USA regalano armi funzionanti ai marmocchi? Ma che volete che mi importi?

Sotto sotto la qeustione più rilevante è un’altra. Immaginate se Barilla se ne fosse uscito con un “noi siamo per la famiglia cristiana e non per quella ebraica”. Secondo voi cosa sarebbe successo? Lo stesso vale se usate la coppia bianco/nero, nord/sud, destra/sinistra, eccetera. Ci si lamenta tanto del politicamente corretto ma si dovrebbe notare che anche qui abbiamo una gerarchia fa cose più gravi e cose meno gravi. Si possono dire cose sugli omosessuali che non vengono tollerate su altri gruppi sociali.

Vi chiedete com’è finita? Con questo Tweet:

Barilla‏@Barilla1h

Mi scuso molto per aver urtato la sensibilità di tanti. Ho il più profondo #rispetto per tutte le #persone senza distinzioni. Guido #Barilla

Che volte, la famiglia tradizionale sugli scudi, i soldi nel cuore. Pecunia non olet… e passiamo al secondo tratto tutto italiano. L’italiano medio non vuole dispiacere anche se spesso e volentieri è di un fastidioso assoluto. Si dirà, se fai o dici minchiate è normale che la gente ti schifi, no? E no, viene percepita come un’ingiustizia. Da qui viene fuori una sorta di socialità coatta dove tutti devono piacere l’uno l’altro anche se allo stesso tempo il prossimo è di un fastidio totale. Se Barilla dice cavolate, amen, invece ci si lamenta per quel che dice. Se due omosessuali si baciano [3], amen, invece si pretende che non lo facciano e così via. O come il sospetto che in Italia ci sarebbe un netto vantaggio a schifare un po’ di più i fastidiosi isolandoli. Specie se considera la “sensibilità” o scemenze similari. Se una persona dice una scemenza lo derido, quale che sia la sua sensibilità. Basta non dire scemenze e la cosa non si ripete più, no? Barilla ha tutta la libertà di dire quel che vuole (non dimenticate lo spot Ikea gay friendly), l’omosessuale (e la donna) ha tutta la libertà di incavolarsi o di boicottare, ma finirà come al solito a tarallucci e vino.

[1] Cfr. http://www.ilpost.it/2013/09/26/barilla-donne-omosessuali-gay/.

[2] Le donne, in teoria, dovrebbero essere trattate come principesse, non come sguattere. E cos’è, Cenerentola al contrario?

[3] Meglio, più donne per noi. E le lesbiche? Vai di threesome…

Annunci

3 commenti su “No Barilla, no gay… e donna, lavami i calzini

  1. magiupa
    26 settembre 2013

    allora stai dietro al bancone come secondo lavoro?
    e no che non glielo dico al cliente cosa penso,e quando simpaticamente me lo strappa dalla gola sono sicuro di non rivederlo,e la stupidità del cliente è misurabile con un rapporto inversamente proporzionale al sorriso,se il cliente è un cretino all’ennesima potenza il sorriso sarà assolutamente splendido e avvolgente,il passo appena prima di una risata plateale.
    Quella dei Barilla nella pubblicità è una famiglia dei desideri tipicamente femminile,donne a cui non scoccia tanto che debbano servire a tavola,ma in cui si manifesta un ansia da controllo che nella famiglia “mulino Bianco” è perfettamente esercitato,tutto gira secondo gli orari e lo standard programmato,non è un caso che siano massivamente le donne ad usare tale famiglia come misura della felicità,e il livello culturale non c’entra….io odio la famiglia del mulino bianco…..

    • Charly
      27 settembre 2013

      Come secondo lavoro sono impiegato in una pizzeria d’asporto. Sono un tuttofare: bancone, telefono, cameriere se capita, consegna a domicilio. Che lavorare a provvigioni è bello per gli orari di lavoro, un po’ meno per il reddito incerto. Ergo, meglio tutelarsi…
      Per quanto riguarda la famiglia modello Mulino Bianco, bella o brutta che sia, mi sa che è morta perché le mie coetaneee si guardano bene dal metterla in pratica. Giusto o sbagliato che sia, eh.

      • magiupa
        27 settembre 2013

        Per quanto riguarda la famiglia modello Mulino Bianco, bella o brutta che sia, mi sa che è morta perché le mie coetaneee si guardano bene dal metterla in pratica. Giusto o sbagliato che sia, eh.
        —————————————————————–

        Dagli tempo e modo e vedrai che una percentuale maggioritaria di loro la ripristinerà riuscendo nel contempo a non assumersene la responsabilità ma addebitandola per intero a quell’essere orgasmatico che ne invade l’esistenza riducendole a mere donne delle pulizie,e dire che io nella mia cuccia ci starei da Dio!!

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 26 settembre 2013 da in cronaca con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: