Charly's blog

Recensione film: The man from nowhere

Sinossi del film [1]:

Tae shik è un uomo che gestisce un banco di pegni in uno squallido condominio e che non ha contatti con nessuno tranne che con la figlia della sua vicina, Hyo-jeong. La donna ha rubato della droga a un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti e al traffico di organi che, per riuscire a farsi restituire quello le è stato rubato, le rapisce la figlia. A questo punto Tae shik si mette alla ricerca della bambina mentre anche la polizia è sulle tracce della banda di criminali.

Oggi parliamo di un film campione d’incassi in Corea del Sud nel 2.010. Quando si ha a che fare con prodotti di culture così lontane si deve sempre tenere conto delle differenze culturali nelle tematiche e nella realizzazione del prodotto. L’assunto che un prodotto culturale sia un classico o universale viene sbugiardato dalla realtà di tutti i giorni, con somma pace del “cvitico della veva cultuva”. Il rischio, quindi, è trovarsi di fronte un prodotto che non può essere apprezzato non tanto per propri difetti, ma per la mera lontananza culturale.

Nel film in questione non si corre questo rischio. Siamo di fronte al classico revenge movie misto alla corsa dell’eroe solitario in fuga dagli orrori del passato. Il punto focale del cambiamento è rappresentata dall’innocenza di un bambina che permetterà all’eroe di ritornare nel mondo combattendo contro i malvagi di turno. L’ambiente è dominato dalla cupezza e dalla disperazione, con abbondanza di casi tragici e disperati. In questo contesto si muove l’eroe solitario dal tragico passato che si muove al di fuori della giustizia, dedicato alla vendetta in un crescente bagno di violenza e morte.

Tecnicamente ineccepibile o quasi, i combattimenti sono relativamente realistici e abbandonano il fanta kung fu tanto caro agli orientali. La sceneggiatura è solida anche se priva di momenti memorabili, tant’è che non si ricordano battute memorabili o scambi di parole degne di menzione. Solo il finale mi è sembrato eccessivo e stiracchiato e personalmente avrei concluso la pellicola sull’automobile della polizia. Valida l’interpretazione degli attori, con la scena totalmente rubata dall’eroe e dalla bimba, un po’ anonima la musica. La fotografia è fredda e cupa, del tutto adatta alle tematiche trattate.

In definitiva è un signor fil, ben confezionato e girato. Manca, tuttavia, quel qualcosa che avrebbe potuto renderlo un capolavoro. Dubito fortemente che questa pellicola possa aspirare all’immortalità. Ma, in ogni caso, può abbattere le barriere della geografia e di culture diverse e non è poco.

Voto: 7,5. Degno di un passaggio televisivo.

[1] Cfr. http://www.filmtv.it/film/44389/the-man-from-nowhere/.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2013 da in recensioni con tag .
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