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Un paio di dati sulla spesa previdenziale

Recuperiamo i dati (espressi in migliaia) sulla spesa pubblica per gentile concessione del DEF:

_ reddito lavoro dipendente: 165.366 (10,6% del PIL);

_ consumi intermedi: 132.279 (8,4% del PIL);

_ prestazioni sociali: 311.413 -dei quali 249.471 sono per la spesa pensionistica- (19,9% del PIL);

_ altre spese correnti:  57.480 (3,7% del PIL);

_ interessi passivi: 86.717 (5,5% del PIL);

Il totale è pari 753.255 (la spesa sanitaria è pari a 110.842) a cui va aggiunta la spesa in conto di capitale (47.827). Ecco le previsioni degli anni venturi:

Spese
2012

801.802

2013

807.618

2014

812.110

2015

828.306

2016

840.457

2017

854.071

Nei prossimi anni la spesa è prevista in crescita. Focalizziamo, ora, l’attenzione sulla spesa previdenziale, quella sanitaria e quella per interessi:

Pensioni Spesa sanitaria Interessi
2012

249.471

110.842

86.717

2013

255.200

111.108

83.949

2014

262.671

113.029

86.087

2015

269.764

115.424

88.827

2016

277.104

117.616

91.858

2017

284.785

119.789

92.500

Nell’anno in corso su una spesa complessiva pari a 807 miliardi ben 360 miliardi finiscono in pensioni e sanità, la metà del totale. Con gli interessi la cifra supera i 440 miliardi, una percentuale superiore al 50%. Cosa ci dicono questi dati? Che la spesa pubblica in Italia è principalmente concentrata sulla spesa previdenziale e su quella sanitaria (legata all’età media della popolazione), a discapito della costruzione di un sistema di welfare universale e a vantaggio delle coorti d’età più giovani. Mancano, infatti, redditi minimi garantiti, sussidi di disoccupazione universali, tutele della maternità e compagnia cantante.

Proviamo, ora, ad analizzare cosa produce questo sbilanciamento del bilancio pubblico nei confronti dei più anziani. I dati dell’INPS sono relativi al 2011, non sono aggiornatissimi ma è quello che passa per il convento [1]. Il numero dei titolari di trattamenti pensionistici è pari a 16,7 milioni e ogni pensionato percepisce in media 1,4 pensioni. Come al solito è una media di Trilussa e il 67,4% dei pensionati gode di un solo beneficio pensionistico. Nel dettaglio: l’1,4% è titolare di 4 o più pensioni, il 6,5% di 2, il 24,8 di 2, il 67,4% di una. La componente femminile è preponderante fra i titolari di più trattamenti pensionistici (in crescendo per numero di trattamenti pensionistici: 48,2%, 59,8%, 70,8%, e 74,2%). Le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti sono pari al 78,4% del collettivo preso in esame con una spesa complessiva pari al 90,5% del totale. Disaggregando il dato, le pensioni di vecchiaia o anzianità sono il 51,9% del totale, quelle dei superstiti sono il 20,6% e assorbono il 14,7% della spesa, mentre il 5,9% si riferisce ad assegni di invalidità o inabilità che assorbono il 4,2% della spesa totale. Le percentuali rimanenti sono assorbite da trattamenti quali le pensioni di guerra (l’1,2%), assistenziali (18%), pensioni sociali (3,4%). Per tipologia:

_ anzianità: 11,6 milioni;

_ pensioni ai superstiti: 4,5 milioni;

_ invalidità: civile pari a 2,6 milioni, quelle di invalidità 1,4 milioni;

_ pensioni indennitarie: 838.000;

_ pensioni/assegni sociali: 813.000;

_ pensioni di guerra: 272.000;

Ecco le coorti d’età:

_ 0-14: 1,2%;

_ 15-39: 2,4%;

_ 40-64: 24,3%;

_ 65-79: 49,2%

_ 80 + : 23%;

Il 72% dei pensionati ha più di 64 anni, ma quasi un quarto del totale è racchiuso nella coorte d’età 40-64. Appurati quanti sono e quanto sono anziani, ecco l’importo medio:

_ fino a 499 euro: 34,2%;

_ 500-999 euro: 34,2%;

_ 1000-1499 euro: 13,6%;

_ 1500-1999 euro: 8%;

_ 2000 + : 10%;

Si deve tenere conto della possibilità di cumulo di più trattamenti pensionistici per spiegare queste differenze nella distribuzione del reddito. Nel complesso quasi 7 pensionati su 10 non superano i 1.000 euro di assegno previdenziale.

Queste cifre vi sembrano grandi o piccole? Come al solito non vogliono dire un granché almeno che non vengano messe in relazione con qualcos’altro. Nel caso italiano i 16 milioni di pensionati vanno messi in relazione con il numero di occupati: 71 a 100 a favore dei secondi, valore in calo dal 74 del 2.001. Se si considerano le proiezioni demografiche attualmente siamo in saldo negativo dato che il tasso di natalità è pari a 9,2 ogni 1.000 abitanti contro un tasso di mortalità di 10, mentre il numero medio di figli per donna è pari all’1,4. La coorte d’età 15-64 raccoglie il 65,4% della popolazione, gli over 65 sono pari al 20,5%, con un’età media pari a 43 anni. Per il futuro, a dinamiche invariate, s’ipotizza una popolazione più o meno invariata intorno alle 60 milioni di unità, ma con una componente anziana più numerosa: gli over 65 supereranno il 30% a partire dal 2.043, mentre l’età media si innalzerà fino a raggiungere i 49 anni [2].

Questi dati spiegano che non solo la spesa previdenziale aumenterà nei prossimi anni, ma pure nei prossimi decenni, per una semplice motivazione demografica. Ciononostante è possibile ridurre l’incidenza sul PIL col solito modo di aumentare la torta facendo crescere il suddetto indicatore statistico. D’altronde molti dei problemi italiani sono causati della stagnazione economica degli ultimi due decenni. Certo, come si possa far crescere il PIL con quasi un terzo della popolazione prossima alla pensione e totalmente refrattaria all’innovazione e al cambiamento è un vero mistero. Dati alla mano posso assicurarvi che gli ultimi due decenni di totale immobilismo politico, economico e culturale si ripeteranno anche nei prossimi anni. Le rivoluzioni, d’altronde, non sono mai grigie. È meno male che saranno i giovani a non avere la pensione… gli anziani sono sulla stessa strada salvo un processo di delocalizzazione di massa. Vivere con 500 euro è impossibile in Italia, ma si vive da nababbi in Serbia o in Belize. Anche questi paesi hanno un certo interesse a ottenere i suddetti anziani dato che le pensioni sono erogate in euro e sono un toccasana per le bilance commerciali (e un sollievo per la sanità italiana). Ad essere un po’ cinici, anzi, il modo migliore per risolvere il problema è mettere un tetto di 500 euro per ogni prestazione previdenziale in modo da incentivare l’esodo.

Si farà, non si farà? Boh, si vedrà in futuro. Un futuro non molto remoto, ad onor del vero.

[1] Cfr. http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDOC.aspx?sVirtualURL=/docallegati/Mig/Doc/sas_stat/BeneficiariPensioni/Trattamenti_pensionistici_e_beneficiari_2011.pdf&iIDDalPortale=8144.

[2] Cfr.  http://www.istat.it/it/archivio/48875.

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2 commenti su “Un paio di dati sulla spesa previdenziale

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Questa voce è stata pubblicata il 28 ottobre 2013 da in società con tag , , .
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